Franz, la recensione: Agnieszka Holland compone un mosaico dell'uomo che ha sognato gli incubi di un secolo
Fare un film su Kafka è un po' come cercare di entrare nel Castello: ci provano tutti, ci riescono in pochissimi. Agnieszka Holland non bussa nemmeno al portone. Manda in frantumi l'intera costruzione e con i cocci compone un ritratto. Franz non è un film comodo né lineare, ma proprio per questo sembra vivo.
Un mosaico biografico coraggioso, inquietante e a tratti faticoso, che finalmente va a cercare l'uomo dietro la statua letteraria.
Franz: trailer
Scheda del film
| Regia | Agnieszka Holland |
|---|---|
| Cast | Idan Weiss, Peter Kurth, Jenovéfa Boková, Ivan Trojan, Sandra Korzeniak, Katharina Stark |
| Genere | Docudrammi |
| Durata | 127 min |
Di cosa parla? Una vita vista attraverso un caleidoscopio
Il punto di partenza sembra semplice: il film racconta la vita di Franz Kafka, dalla nascita a Praga nell'Ottocento fino alla morte, dopo la Prima guerra mondiale. Tutto qui. Chi però si aspetta un percorso ordinato tra infanzia, anni d'ufficio e grandi opere, come una visita guidata al museo, capirà presto di essere entrato nella sala sbagliata.
Holland ha infatti immaginato il film come un mosaico caleidoscopico. In pratica Franz non procede in linea retta: è fatto di tantissime piccole schegge di specchio, e ognuna rifrange la stessa luce in modo diverso. L'etichetta di docudrama qui non è una formula vuota, perché accanto agli strumenti del cinema di finzione il film si chiede anche che cosa abbia lasciato Kafka, come abbia influenzato il mondo e che cosa resti di lui oggi.
Parlare di spoiler in un biopic è complicato, visto che il destino di Kafka è più o meno noto. Preferisco comunque lasciare i dettagli allo spettatore, perché la forza del film non sta in cosa succede, ma in come l'immagine prende forma pezzo dopo pezzo.
Agnieszka Holland, una regista che non teme la materia difficile
Il nome di Holland basta da solo a escludere il tiepido film in costume. Da Europa Europa in poi è tornata più volte a scrutare gli angoli più bui del Novecento, e con il recente Green Border, durissimo e spiazzante, ha dimostrato di saper ancora stringere alla gola lo spettatore su questioni politiche e morali, anche dopo i settant'anni.
Secondo la presentazione, Franz sarebbe il suo lavoro più ambizioso, e le credo. L'ambizione si sente in ogni scena: il film cambia continuamente forma, sperimenta, ogni tanto dà una spinta al pubblico perché non si adagi. Holland non si avvicina al suo protagonista con venerazione, ma con curiosità, e la differenza è enorme. Invece di erigere un monumento, esegue un'autopsia, solo con mano delicata.
Per me è questo il pregio maggiore: finalmente un film su Kafka che non vuole essere "kafkiano" a tutti i costi. Non illustra l'aggettivo, cerca l'uomo da cui l'aggettivo è nato.
Gli attori: volti da un album di famiglia sparpagliato
In testa ai titoli c'è Idan Weiss, e il film punta molto su di lui: in una struttura così frammentata il centro deve reggere tutto, altrimenti il mosaico si sgretola. La presenza di Weiss è silenziosa, introversa, ma attraversata da un'elettricità inquieta che ti costringe a guardarlo anche quando apparentemente non succede nulla.
Accanto a lui lavora un ensemble mitteleuropeo di grande solidità: Peter Kurth, la cui presenza compatta e pesante ancora a terra ogni scena, il ceco Ivan Trojan, poco noto al pubblico italiano ma che meriterebbe ben altra fama, e poi Jenovéfa Boková, Sandra Korzeniak, Katharina Stark e Sebastian Schwarz. Il cast internazionale si sposa perfettamente con il tema: la Praga di Kafka era essa stessa un crocevia di lingue, culture e identità.
Niente sfilata di star hollywoodiane, ed è giusto così. Questi volti sono credibili: non celebrità travestite, ma persone a cui crediamo.
Che cosa funziona davvero?
- Il coraggio della forma. La struttura a mosaico è una scelta rischiosa, ma è proprio questo a rendere il film unico. La vita di Kafka non è stata una linea retta, perché dovrebbe esserlo il film che la racconta?
- L'uomo dietro la leggenda. Il film dichiara di voler offrire un punto di vista nuovo e riesce davvero ad avvicinare il personaggio. Qui Kafka non è l'icona pessimista stampata su tazze e borse di tela, ma qualcuno che ha avuto paura, ha amato, ha dubitato.
- L'atmosfera dell'epoca. Il mondo opprimente ma bellissimo della Mitteleuropa tra fine Ottocento e inizio Novecento prende corpo in modo sensuale: le immagini non sono mai sfarzose, eppure restano addosso.
- La questione dell'eredità. La scelta di indagare anche l'impatto di Kafka sul mondo trasforma la biografia in una riflessione: che cosa facciamo noi, oggi, di questa eredità?
Dove il mosaico si incrina
Non sarei onesto se dicessi che i 127 minuti volano. È nella natura del caleidoscopio perdere a volte il fuoco, e ci sono alcuni passaggi in cui ho avuto la sensazione che il film volesse più stupire che toccare. Chi non conosce le tappe principali della vita di Kafka dovrà ogni tanto cercarsi un appiglio, perché il film non ti prende per mano.
Per questo l'impatto emotivo è altalenante. Ci sono momenti che mi sono davvero entrati dentro, e altri davanti ai quali ho annuito con ammirazione restando però freddo. È un film fatto con la testa, e il cuore a volte resta indietro. Niente di grave, ma conviene saperlo prima di entrare in sala.
Non è nemmeno un programma da pomeriggio in famiglia: il film affronta temi seri e adulti con un tono cupo e opprimente.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Agli appassionati di letteratura, ai lettori di Kafka e a chiunque ami i film biografici quando escono dagli schemi abituali. Per chi ama Agnieszka Holland è imperdibile.
- Meglio lasciar perdere se: Chi cerca una storia lineare, veloce e facile da seguire, o vuole solo staccare la spina dopo una lunga giornata di lavoro, potrebbe trovare questi 127 minuti in salita.
Se ti piace, guarda anche: Delitti e segreti (1991), Amadeus (1984), L'ombra di Stalin (2019), Green Border (2023), Europa Europa (1990)
Domande frequenti
Di cosa parla Franz?
Racconta la vita di Franz Kafka come un mosaico caleidoscopico, dalla nascita a Praga nell'Ottocento fino alla morte dopo la Prima guerra mondiale, mostrando anche l'influenza che ha avuto sul mondo.
Quanto dura il film?
Franz dura 127 minuti.
Chi ha diretto il film?
La regia è di Agnieszka Holland, e secondo la presentazione si tratta della sua opera più ambiziosa.
Franz è adatto ai bambini?
Non è consigliato: il film affronta temi adulti con un tono cupo e opprimente, pensato per un pubblico maturo.
Chi sono gli interpreti del film?
Tra gli altri Idan Weiss, Peter Kurth, Jenovéfa Boková, Ivan Trojan, Sandra Korzeniak, Katharina Stark e Sebastian Schwarz.
Vale la pena regalarsi 127 minuti di mosaico kafkiano?
Sì, ma sappiate a cosa andate incontro. Franz non è un piacevole biopic da serata tranquilla, è il tentativo audace di una grande regista di ricavare di nuovo un uomo da una leggenda. Holland si dimostra ancora una volta più coraggiosa della maggior parte dei colleghi, e anche se il mosaico qua e là scivola, alla fine si ricompone in un'immagine che continua a ronzare in testa per giorni.
Se vi è capitato di abbandonare Il processo a metà perché vi sembrava troppo opprimente, questo film potrebbe darvi proprio ciò che mancava: il volto dietro il testo. Il mio consiglio è di andare a vederlo e poi tirare giù dallo scaffale un libro di Kafka. Un film biografico su uno scrittore non potrebbe ricevere lettera di raccomandazione migliore.
