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Recensione · Uscita: 12/08/2026 · Aggiornato: 02/10/2026

La fine di Oak Street, la recensione: il sobborgo inghiottito dalla preistoria

Film americaniFilm d'azioneFilm di sopravvivenza

Al mattino l'auto è parcheggiata nel vialetto, a mezzogiorno c'è un dinosauro che la annusa. La fine di Oak Street parte da un'idea meravigliosamente assurda: un'intera strada residenziale americana, con le case, i giardini e le famiglie dentro, scivola indietro nel tempo di circa cento milioni di anni. David Robert Mitchell non ne ha fatto una festa chiassosa. Ne è uscito un survival movie cupo, crudele e sorprendentemente amaro, che resta in testa molto più a lungo dei titoli di coda.

8,3/10
Voto
Un thriller con i dinosauri coraggioso, cupo e spettacolare, che osa molto più dei film di Jurassic World e ti rimanda a casa con l'amaro in bocca. Non è perfetto, ma è uno dei film di genere più memorabili dell'anno.
Storia
8
Recitazione
8
Regia
9
Immagini
9
Musica e sonoro
8
Emozioni
8

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

La fine di Oak Street: trailer

Scheda del film

OriginalThe End of Oak Street
Uscita in Italia12/08/2026
RegiaDavid Robert Mitchell
CastAnne Hathaway, Ewan McGregor, Christian Convery, Chris Coy, Maisy Stella, P.J. Byrne
GenereFilm d'azione
Durata100 min
Divieto6+
PaeseFilm americani

Di cosa parla? Una strada finita nell'era geologica sbagliata

La premessa è semplice, quasi da fiaba per bambini: una tranquilla famiglia di quattro persone vive in una tranquilla strada di periferia, Oak Street, finché un misterioso evento cosmico non strappa l'intero quartiere al suo tempo e lo catapulta in un'epoca in cui sulla Terra dominavano ancora i dinosauri. Il perché non lo capiscono nemmeno i protagonisti. Dove prima c'era l'auto di famiglia, all'improvviso compaiono creature preistoriche, e la famiglia deve imparare cose del tutto nuove per restare viva.

I Platt sono Denise (Anne Hathaway), Greg (Ewan McGregor) e i due figli, Audrey (Maisy Stella) e Brian (Christian Convery). E poi c'è Starbuck, il cane, per cui finirete per tremare quanto per chiunque altro. La forza del film sta nel prendere questa situazione impossibile terribilmente sul serio. Niente strizzate d'occhio allo spettatore, niente parodia. Tratta l'impossibile come un incrocio fra un documentario naturalistico e un dramma familiare di sopravvivenza.

David Robert Mitchell, specialista degli incubi di periferia

Chi ha visto l'horror It Follows o l'avventura paranoica e surreale di Under the Silver Lake sa bene che Mitchell non è un regista di genere qualunque. Nei suoi film il prato tosato, la strada silenziosa e la quiete suburbana fin troppo perfetta sono sempre stati una fonte di tensione. La sicurezza, per lui, è solo una scenografia che può squarciarsi in qualsiasi momento.

La fine di Oak Street è lo sviluppo naturale di questo tema, solo con un budget molto più alto. La casa di famiglia, fino a ieri un rifugio, diventa una scatola ridicolmente fragile piantata in mezzo a una natura selvaggia e preistorica. L'immagine è insieme buffa, maestosa e terrificante, e questo equilibrio a tre regge quasi fino alla fine. Diversi critici stranieri hanno tirato in ballo Spielberg, e si capisce perché: lo sguardo dei ragazzini di periferia e quella paura mescolata alla meraviglia sono molto anni Ottanta. Solo che qui qualcuno si è dimenticato di smussare i denti.

Anne Hathaway, Ewan McGregor e i ragazzi

Anne Hathaway è la colonna portante del film. Da Interstellar sappiamo che riesce a dare peso emotivo anche alle situazioni più fantastiche, e qui ha a disposizione ancora di più: nella seconda metà Denise si trasforma completamente, e Hathaway rende questo cambiamento in modo convincente, senza mai scadere nell'isteria. Il Greg di Ewan McGregor è il padre spaesato che cerca di mantenere il controllo e ha i suoi segreti, e pochi sanno interpretare meglio di McGregor un uomo che sorride mentre dentro va in pezzi.

I giovani attori, per una volta, non sono fastidiosi accessori urlanti. Maisy Stella e Christian Convery hanno personaggi veri, e le dinamiche familiari sono il motore della storia. Accanto a loro compaiono anche Chris Coy e P.J. Byrne, che danno colore a una comunità di vicini sempre più nervosa.

Cosa funziona: credibilità, impatto visivo e coraggio

Il colpo da maestro è riuscire a raccontare in modo credibilissimo qualcosa di decisamente improbabile. La maggior parte dei film sui dinosauri punta sulla spiegazione scientifica, come Jurassic Park, oppure sul fantastico puro. La fine di Oak Street accetta l'inspiegabile e da lì in poi mette tutta la sua energia nel rendere le conseguenze tangibili e concrete.

Le immagini lasciano davvero a bocca aperta. C'è qualcosa di profondamente surreale nel bordo di un prato ben curato che all'improvviso sfuma in una vegetazione selvaggia e sconosciuta, e Mitchell non lo mostra una volta sola, ci costruisce sopra l'atmosfera con pazienza. E soprattutto, il film ha il coraggio di essere crudele. Qui nessuno è al sicuro, e dopo la prima ora lo dimostra in modo sorprendentemente brutale.

Dove il dinosauro resta impigliato nella recinzione?

Non tutto è perfetto. È l'eterna trappola dei film ad alto concept: l'idea di partenza è così forte che il resto della storia fatica a starle dietro. Nel terzo centrale ci sono dei tempi morti, diversi vicini di casa sono più funzioni narrative che persone, e la logica dei varchi temporali, a guardarla con rigore, lascia parecchie domande aperte. Chi si aspetta una spiegazione scientifica ben chiusa uscirà con qualche insoddisfazione.

L'altra questione è il genere. Sulla carta è un film d'azione, in realtà è un survival cupo e tutto d'atmosfera. Chi spera in battaglie continue con i dinosauri troverà anche passaggi che sembrano più lenti. Per me è un pregio, ma capisco che una parte dei fan di Jurassic World possa restare delusa. Lo riflette anche l'accoglienza della critica: il punteggio su Rotten Tomatoes è ottimo, la media di Metacritic più contenuta. In molti l'hanno amato, in pochi lo considerano impeccabile.

Perché non è un film per bambini, anche se ci sono i dinosauri?

Meglio chiarirlo subito: è un film pensato per un pubblico adulto, e non per caso. Alla parola dinosauro in tanti pensano a un'uscita al cinema in famiglia, ma Mitchell non ha girato una favola simpatica. Il pericolo è reale, le morti sono spettacolari e spietate, e l'atmosfera a tratti è decisamente opprimente.

Da tempo mancava un film sui dinosauri che parlasse agli adulti senza dover adattare il tono ai più piccoli. La fine di Oak Street lavora sulle paure dello spettatore adulto: quell'ansia molto moderna che la vita comoda e costruita con cura possa perdere senso in un attimo, e che la vita salvata forse non sia la stessa che abbiamo perso.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Jurassic Park (1993), It Follows (2014), Under the Silver Lake (2018), Interstellar (2014), Super 8 (2011)

Il finale spiegato (attenzione, spoiler!)

Apri solo se hai già visto il film

In un momento critico Greg prova a distrarre un dinosauro per salvare Denise, e la creatura lo divora sotto gli occhi della moglie e dei figli. È il momento più brutale del film, quello in cui si capisce che non stiamo guardando una favola hollywoodiana.

Nel frattempo Denise, Audrey, Brian e Starbuck hanno capito che i portali comparsi intorno a Oak Street sono wormhole che collegano il loro mondo a un altro momento nel tempo. Rischiano il salto e la scommessa paga: tornano nel loro tempo, proprio nel giorno in cui la strada era sparita nel passato.

Ed ecco il colpo di scena. Denise ricorda che Greg, dopo aver perso il lavoro in azienda, aveva cominciato di nascosto a fare il fattorino delle pizze, così ne ordina una per attirarlo lontano dal quartiere prima che si apra lo squarcio. Greg si salva, ma è il Greg di prima della crisi, che non ricorda nulla di ciò che Denise ha vissuto. Non è lo stesso uomo che è morto per lei.

Nelle immagini finali Denise è diventata una scrittrice affermata, celebrata come la salvatrice della città: il suo vecchio romanzo è andato perduto e al suo posto ne ha scritto uno nuovo, intitolato La fine di Oak Street. La grigliata di periferia che chiude il film sembra il classico lieto fine americano, ma sopra aleggia una domanda: chi è stato davvero salvato, e chi è rimasto per sempre nel passato?

Domande frequenti

Quando è uscito La fine di Oak Street nei cinema italiani?

Il film è arrivato nelle sale italiane il 12 agosto 2026.

Di cosa parla La fine di Oak Street?

Una tranquilla famiglia della periferia americana scivola indietro nel tempo di circa cento milioni di anni insieme alla casa, al giardino e all'auto. Lì compaiono i dinosauri, e i quattro devono imparare a sopravvivere.

Quanto dura La fine di Oak Street?

Il film dura 100 minuti.

La fine di Oak Street si può vedere con i bambini?

Non proprio: è un film pensato per un pubblico adulto, con scene decisamente brutali.

Chi ha diretto La fine di Oak Street?

Il film è diretto da David Robert Mitchell, già regista dell'horror It Follows.

Come finisce La fine di Oak Street?

Spoiler: Greg muore, ma Denise e i figli attraversano un portale e tornano al giorno della scomparsa. Denise salva il Greg di prima ordinando una pizza, ma lui non ricorda nulla. Un finale agrodolce.

Cosa dice la critica di La fine di Oak Street?

Su Rotten Tomatoes ha l'83 per cento su 99 recensioni, la media di Metacritic è 67: nel complesso un'accoglienza positiva.

Vale la pena tornare indietro di cento milioni di anni con questa famiglia?

Secondo me sì, ma preparatevi a uscire dalla sala in modo diverso da come siete abituati dopo un film sui dinosauri. La fine di Oak Street è quel raro film per il grande pubblico che ha il coraggio di essere strano, crudele e amaro. Ha qualche tempo morto e la sua logica non reggerebbe una lezione di fisica, ma è nelle mani di un regista che ha chiaramente qualcosa da dire sulla fragile sicurezza della vita di periferia e su cosa significhi davvero salvare qualcuno. Anne Hathaway è eccellente, le immagini valgono il biglietto e il finale non vi lascerà in pace per giorni. Per me è una delle esperienze di genere più memorabili dell'anno.

Voto: 8,3/10 · Storia 8 · Recitazione 8 · Regia 9 · Immagini 9 · Musica e sonoro 8 · Emozioni 8