Il silenzio degli innocenti, la recensione: il thriller che fa ancora venire i brividi
Ci sono film che non si guardano, si sopportano. Il silenzio degli innocenti è uno di questi. A distanza di decenni dall'uscita nelle sale italiane, il thriller di Jonathan Demme stringe ancora la gola come se fosse uscito ieri. L'ho rivisto e, di nuovo, non sono riuscito a rilassarmi sulla poltrona nemmeno per un minuto.
Un classico imprescindibile: un thriller teso, intelligente e di un'efficacia spietata, con due interpretazioni impossibili da dimenticare.
Il silenzio degli innocenti: trailer
Scheda del film
| Original | The Silence of the Lambs |
|---|---|
| Uscita in Italia | 05/03/1991 |
| Regia | Jonathan Demme |
| Cast | Jodie Foster, Anthony Hopkins, Scott Glenn, Ted Levine, Anthony Heald, Brooke Smith |
| Genere | Gialli, Thriller, Drammi |
| Durata | 118 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla? La fiducia tra una giovane agente e un mostro
Lo spunto di partenza sembra semplice, ed è proprio questa la sua genialità. Il dottor Hannibal Lecter, noto a tutti come "il Cannibale", è uno dei serial killer più pericolosi in circolazione ed è rinchiuso da anni in un carcere di massima sicurezza. Ora però l'FBI ha bisogno di lui: qualcuno sta imitando i suoi metodi, e gli investigatori sperano che il medico folle possa aiutarli a catturarlo.
L'incarico tocca all'agente Clarice Starling. Il suo compito è conquistare la fiducia di Lecter e convincerlo a collaborare. Peccato che Lecter non sia soltanto folle, ma anche di un'intelligenza spaventosa: sa esattamente cosa vuole e sa esattamente cosa chiedere in cambio. Non serve sapere altro prima della visione: la forza del film sta tutta nel modo in cui questi due personaggi si girano intorno.
Jodie Foster e Anthony Hopkins: un duello attraverso il vetro
Se qualcuno mi chiedesse quale sia il vertice della recitazione nel genere thriller, gli farei semplicemente vedere queste scene. Il Lecter di Anthony Hopkins non urla, non si agita, non divora la scenografia. Parla a bassa voce, è cortese, colto, ed è proprio per questo che terrorizza. Dietro ogni sua frase si nasconde qualcosa che preferiresti non scoprire, e il suo sguardo fissa la macchina da presa come se stesse guardando te, lì sul divano di casa.
Sarebbe però un errore considerarlo il film di Hopkins. La Clarice di Jodie Foster è il cuore della storia. Vulnerabile eppure ostinata: le si legge in faccia la paura, e le si legge anche lo sforzo con cui la ricaccia indietro. Raramente in un thriller la lotta interiore di una protagonista risulta così credibile. Foster non interpreta un'eroina, ma una persona che avanza nonostante il terrore, e per questo facciamo il tifo per lei molto più che per qualsiasi eroe d'azione.
Anche il cast di contorno è impeccabile. Il Jack Crawford di Scott Glenn è un mentore misurato e duro, mentre Anthony Heald, nei panni del dottor Frederick Chilton, regala un personaggio così sgradevole che verrebbe voglia di spingerlo fuori dall'inquadratura. Ted Levine è una presenza memorabile e inquietante nel ruolo di Jame Gumb, e a completare il quadro ci sono Brooke Smith (Catherine Martin), Diane Baker (la senatrice Ruth Martin) e Kasi Lemmons (Ardelia Mapp).
Jonathan Demme, maestro del primo piano
La regia di Demme è di quelle che a una prima visione quasi non noti, perché ti trascina con una naturalezza disarmante. Eppure ogni scelta è calcolata. La sua arma principale è il primo piano: i personaggi parlano spesso quasi direttamente in macchina, e così lo spettatore si ritrova al posto di Clarice. Non osservi la conversazione da fuori, ci sei dentro, e senti anche tu Lecter che ti entra nella testa.
Il film non punta sul sangue, ma sulla tensione. Le cose peggiori spesso vengono solo suggerite, e la nostra immaginazione fa il resto del lavoro. Un metodo molto più crudele di qualsiasi violenza esibita. Demme sa quando rallentare, quando lasciare spazio al silenzio e quando stringere all'improvviso il cappio intorno al collo.
Perché funziona ancora oggi
- I dialoghi. Di rado una conversazione tra due persone è stata così carica di tensione. Ogni domanda ha un prezzo, ed è questo scambio a far girare il motore del film.
- La protagonista femminile. Clarice viene continuamente squadrata, trattata con sufficienza e sottovalutata dagli uomini che la circondano, e il film lo mostra con delicatezza ma anche con grande lucidità. Un tema attualissimo ancora oggi.
- L'atmosfera. Un mondo freddo, umido, opprimente, dove persino il corridoio del carcere sembra uscito da un incubo. Musica e suoni non sono mai invadenti: piuttosto ti strisciano sotto la pelle senza che te ne accorga.
- La tenuta nel tempo. Non ci sono trucchi né soluzioni alla moda che potessero invecchiare. La tensione è umana, e ciò che è umano non invecchia.
Ci sono punti deboli?
Sinceramente ne trovo pochi, ma volendo cercare il pelo nell'uovo: chi è abituato al ritmo frenetico e al montaggio serrato dei thriller moderni potrebbe trovare i primi minuti un po' lenti. Il film si prende il suo tempo, costruisce con calma, e bisogna accettarlo. Certo, alcune soluzioni visive e la tecnologia in scena tradiscono l'epoca, ma più che disturbare aggiungono atmosfera.
L'altra cosa non è un difetto, quanto piuttosto un avvertimento: questo non è un giallo leggero da serata tranquilla. Il tema è opprimente, il clima è cupo e ci sono immagini che ti restano in testa anche dopo i titoli di coda. Non è un film da guardare con i bambini.
Perché è diventato un modello per il genere?
Da allora sono usciti tantissimi thriller psicologici e polizieschi sui serial killer, e un numero sorprendente di questi, volutamente o meno, cammina sulle sue orme. L'investigatore che traccia profili, il detenuto geniale che aiuta ma alle sue condizioni, la giovane agente che combatte anche con i propri demoni: questi elementi sono diventati quasi il vocabolario di base del genere. Solo che raramente qualcuno è riuscito a metterli insieme con tanta precisione e tanta umanità.
Il silenzio degli innocenti resta impresso perché non parla soprattutto di assassini, ma di paura, di vulnerabilità e di quanto una persona sia disposta a sacrificare per salvare una vita. È questo a renderlo molto più di un giallo ben scritto: un dramma che indossa i panni del thriller.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chiunque ami i thriller tesi e intelligenti, i grandi duelli d'attore e i polizieschi psicologici. Se non l'hai ancora visto, è il momento di rimediare.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi si sente oppresso dai temi cupi e crudeli, o per chi dopo una giornata faticosa cerca un giallo leggero e di puro intrattenimento: meglio scegliere altro.
Se ti piace, guarda anche: Seven (1995), Zodiac (2007), Red Dragon (2002), Prisoners (2013), Basic Instinct (1992)
Domande frequenti
Di cosa parla Il silenzio degli innocenti?
L'FBI è sulle tracce di un assassino che imita metodi altrui, e per questo l'agente Clarice Starling viene mandata dal geniale e pericolosissimo dottor Hannibal Lecter, detenuto in carcere, per conquistarne la fiducia e convincerlo ad aiutare le indagini.
Quando è uscito in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 5 marzo 1991.
Quanto dura il film?
Il silenzio degli innocenti dura 118 minuti.
Chi è il regista e chi sono i protagonisti?
Il film è diretto da Jonathan Demme. I protagonisti sono Jodie Foster (Clarice Starling) e Anthony Hopkins (dottor Hannibal Lecter), affiancati da Scott Glenn, Ted Levine e Anthony Heald.
Qual è il titolo originale del film?
Il titolo originale del film americano è The Silence of the Lambs.
Vale la pena passare una serata con Hannibal Lecter?
Sì, e non una volta sola. Il silenzio degli innocenti è uno di quei rari film che rivisti colpiscono esattamente come la prima volta, anzi: è proprio rivedendolo che ti accorgi di quanto ogni scena sia costruita con precisione millimetrica. Le interpretazioni di Jodie Foster e Anthony Hopkins basterebbero da sole, e la regia di Jonathan Demme crea una tensione che la maggior parte dei thriller di oggi può solo guardare da lontano con invidia. Spegni la luce, metti via il telefono e lascia che Lecter ti guardi dentro l'anima. Poi non stupirti se resterai seduto in silenzio per un po', mentre scorrono i titoli di coda.
