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Recensione · Uscita: 19/02/2026

Rental Family - Nelle vite degli altri, la recensione: Brendan Fraser a Tokyo fa il padre, il fratello, l'amico e intanto ritrova se stesso

Film giapponesiFilm americaniCommedieDrammi cinematografici

Ci sono film da cui si esce sentendosi un po' migliori di quando ci si è seduti in sala, e Rental Family - Nelle vite degli altri è esattamente uno di questi. La regista Hikari parte da un'idea strana e profondamente giapponese per costruire una storia gentile e piena di calore, e al centro mette Brendan Fraser, con quello sguardo enorme e un po' malinconico che sembra fatto apposta per questo ruolo. Non è un film rivoluzionario, ma è il tipo di cinema di cui abbiamo bisogno.

7,5/10
Voto
Una commedia drammatica tenera, silenziosa e sorprendentemente profonda sulla solitudine, che il cuore di Brendan Fraser porta sulle spalle, anche se la sceneggiatura a tratti gioca più sul sicuro del necessario.
Storia
7
Recitazione
9
Regia
7
Immagini
7
Musica e sonoro
7
Emozioni
8

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Rental Family - Nelle vite degli altri: trailer

Scheda del film

OriginalRental Family
Uscita in Italia19/02/2026
RegiaHikari
CastBrendan Fraser, Takehiro Hira, Mari Yamamoto, Akira Emoto, Shannon Gorman
GenereCommedie, Drammi cinematografici
Durata110 min
DivietoT
PaeseFilm giapponesi, Film americani

Di cosa parla Rental Family, senza spoiler?

Siamo nella Tokyo di oggi. Un attore americano cerca di restare a galla in una città dove la lingua, le abitudini e l'intero ritmo della vita gli sono estranei. Il lavoro scarseggia, e quando arriva un'offerta insolita non è certo nella posizione di rifiutare. Lo assume un'agenzia locale che affitta familiari: il suo compito è interpretare un parente nella vita di perfetti sconosciuti. È il parente a noleggio, l'amico a noleggio, il tassello mancante a noleggio.

Già lo spunto basta a far drizzare le orecchie. Sulle prime suona assurdo, un attimo dopo appare tristissimo e umanissimo. Man mano che il protagonista si addentra nelle giornate dei suoi clienti, scopre che il confine tra recita e realtà è molto più sottile di quanto pensasse. Nascono legami, e quei legami sollevano domande scomode: che cosa è una bugia, che cosa è un aiuto, e chi sta davvero salvando chi?

Non aggiungo altro, e non serve. Il film non punta sui grandi colpi di scena ma sui piccoli momenti, sui gesti, sulle frasi lasciate a metà. Qui conta il viaggio, non la battuta finale.

Brendan Fraser, il grande gigante gentile

Difficile parlare di Brendan Fraser senza pensare alla parabola della sua carriera. Dall'avventuriero spavaldo e scanzonato de La mummia è passato, anni dopo, al protagonista tormentato di The Whale, e dopo quella prova il pubblico lo ha riaccolto nel cuore quasi all'unanimità. Questo film si appoggia proprio sulla qualità speciale che lì aveva mostrato: Fraser sa essere vulnerabile senza mai diventare patetico.

In Rental Family interpreta un uomo che indossa letteralmente i ruoli degli altri, mentre per sé non trova davvero un posto nel mondo. È un doppio esercizio d'attore: interpreta un attore che recita, ma deve lasciar trasparire anche le emozioni vere. Fraser lo risolve con finezza, quasi senza farsi notare. Nelle scene migliori parla poco, si limita a guardare, e si vede che dentro qualcosa si muove.

C'è anche una buona dose di autoironia. Un americano grande e grosso, un po' goffo, alle prese con la quotidianità di Tokyo è una miniera d'oro comica, e per fortuna il film non ha paura di sfruttarla. Però non scade mai nella facile gag del pesce fuor d'acqua: il personaggio di Fraser strappa un sorriso, non fa ridere di lui.

Il cast giapponese: non una scenografia, ma l'anima del film

Uno dei miei timori più grandi era che gli attori giapponesi facessero solo da sfondo alla ricerca di sé di un protagonista americano. Per fortuna non è così. Takehiro Hira, Mari Yamamoto e il veterano Akira Emoto danno peso alla storia, ed è attraverso di loro che il film mostra davvero perché le persone arrivano a cercare familiari a noleggio.

Nel cast c'è anche Shannon Gorman, in rappresentanza della generazione più giovane. Tutto il gruppo funziona bene insieme, e in un film che parla di relazioni non è un dettaglio. Le scene più forti sono quelle in cui due persone siedono una di fronte all'altra, entrambe consapevoli che in teoria si tratta solo di una parte. Eppure non lo è.

Hikari e il doppio sguardo tra Giappone e America

Dietro la macchina da presa c'è Hikari, e il film è una coproduzione tra Giappone e Stati Uniti. Questa doppia anima si avverte in ogni inquadratura ed è, a mio avviso, il suo pregio maggiore. Non vediamo Tokyo con gli occhi del turista, non ci viene servita la cartolina al neon, ma un luogo dove la gente vive, lavora, torna a casa e a volte si sente molto sola.

Il tono di Rental Family è volutamente morbido. I momenti comici non sono mai chiassosi, regalano piuttosto un sorriso silenzioso, e quelli drammatici non grondano sentimento né ce lo impongono. Questa misura è insieme una virtù e un limite: chi ha amato la malinconia di Lost in Translation di Sofia Coppola qui si sentirà a casa, mentre chi cerca un arco più ampio e una posta più alta potrebbe trovarlo un po' tiepido.

Visivamente il film è elegante ma mai vistoso. Gli spazi, gli appartamenti e le strade di Tokyo appaiono come un ambiente naturale, e questo aiuta a credere a una storia così bizzarra, quasi fiabesca.

Dove il film inciampa un po'

Non sarei onesto se dicessi che Rental Family è perfetto. Nei suoi 110 minuti ci sono passaggi in cui procede con troppa comodità, e si avverte che la sceneggiatura preferisce le soluzioni sicure. Nello spunto di partenza si nasconde un film molto più cupo e scomodo: su cosa significhi quando l'affetto diventa un servizio a pagamento, e su cosa provochi nei clienti e in chi lo vende. Il film sfiora questa profondità, ma non la scava davvero.

L'altro piccolo appunto è che l'arco narrativo è piuttosto prevedibile. Già dalla sinossi si intuisce che il protagonista troverà un nuovo scopo e un posto a cui appartenere, e il film non prova granché a smentirlo. Non è per forza un difetto, da un feel good movie non pretendo una drammaturgia piena di svolte, ma un pizzico di coraggio in più gli avrebbe fatto bene.

Perché oggi conta un film così?

La solitudine è uno dei grandi temi del nostro tempo, e Rental Family lo affronta con intelligenza. Non fa la morale, non predica: mostra semplicemente fin dove le persone sono disposte a spingersi pur di avere qualcuno accanto. Uno dei pensieri più belli del film è che anche in una relazione recitata può nascere qualcosa di autentico. È un'idea che consola e inquieta allo stesso tempo, ed è bello che per una volta un film non voglia chiuderla con risposte nette.

Per me la forza del film sta nel fatto che alla fine non resta in mente il mestiere insolito, ma i momenti umani: una cena insieme, un abbraccio impacciato, una frase che qualcuno aspettava di sentirsi dire da tempo. La semplice bellezza dei legami umani, come promette il film stesso, e la promessa viene mantenuta.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Lost in Translation - L'amore tradotto (2003), The Whale (2022), Un affare di famiglia (2018), Perfect Days (2023)

Domande frequenti

Quando è uscito Rental Family - Nelle vite degli altri nei cinema italiani?

Il film è arrivato nelle sale italiane il 19 febbraio 2026.

Di cosa parla Rental Family - Nelle vite degli altri?

Un attore americano in difficoltà inizia a lavorare a Tokyo per un'agenzia che affitta familiari, dove deve interpretare i parenti di perfetti sconosciuti. Più si immerge nella vita dei clienti, più nascono legami veri e il confine tra recita e realtà si fa sfumato.

Quanto dura Rental Family - Nelle vite degli altri?

Il film dura 110 minuti.

Chi ha diretto Rental Family e chi sono gli attori?

Il film è diretto da Hikari. Il protagonista è Brendan Fraser, affiancato da Takehiro Hira, Mari Yamamoto, Akira Emoto e Shannon Gorman.

Di che nazionalità è Rental Family?

Rental Family è una coproduzione tra Giappone e Stati Uniti.

Vale la pena affittare questa famiglia per una sera?

Sì, senza dubbio. Rental Family - Nelle vite degli altri non è un film su cui discuteremo per anni, ma è di quelli a cui ripenseremo con affetto. Brendan Fraser dimostra ancora una volta che pochi attori sanno stare sullo schermo con un calore così sincero, e Hikari dipinge un ritratto sensibile e rispettoso di un mestiere bizzarro e della solitudine molto quotidiana che ci sta dietro. Un po' prudente, un po' prevedibile, ma con il cuore al posto giusto. Per me è un solido 7,5, più una bella dose di calore all'altezza del petto, che di questi tempi non è poco.

Voto: 7,5/10 · Storia 7 · Recitazione 9 · Regia 7 · Immagini 7 · Musica e sonoro 7 · Emozioni 8