Shrek 5, recensione in anteprima: il re della palude torna, ma abbiamo ancora bisogno di questo orco?
Sono passati più di quindici anni da quando Shrek è uscito dalla palude da protagonista per l'ultima volta, e ora la DreamWorks riapre la porta del gabinetto di legno. Del film non abbiamo ancora visto un solo fotogramma, eppure le domande si accumulano: può dire ancora qualcosa di nuovo una saga che un tempo ha ribaltato da sola il genere fiabesco?
Il capitale nostalgico è enorme e il trio di registi è solido, ma Shrek 5 dovrà dimostrare di essere qualcosa di più di un'operazione ben calcolata per rinfrescare il botteghino.
Scheda del film
| Regia | Brad Ableson, Walt Dohrn, Conrad Vernon |
|---|---|
| Genere | Film d'animazione |
| Paese | Film americani |
Lontano dalla palude: perché questo ritorno conta
Poche saghe animate hanno cambiato la cultura pop quanto Shrek. Il primo film, nel 2001, ha preso il mondo zuccheroso delle fiabe Disney e lo ha letteralmente trascinato nel fango: il principe non è affascinante, la principessa non è fragile e i personaggi delle favole sembrano usciti da una sitcom un po' squilibrata. Nel 2004 Shrek 2 ha poi dimostrato che un sequel può persino superare l'originale, e oggi in tanti, me compreso, lo considerano il punto più alto della serie.
Dopo, però, è cominciata la discesa. Shrek terzo sembrava stanco, e Shrek e vissero felici e contenti, nel 2010, pur chiudendo la storia con dignità, era più un affettuoso commiato che una rivoluzione. Proprio per questo Shrek 5 incuriosisce: la saga ci aveva già detto addio, e ora sostiene il contrario. Per farlo serve una buona ragione, non solo un numero nel titolo.
Quello che sappiamo per certo è che si tratta di un film d'animazione americano pensato come grande blockbuster per famiglie. Sulla trama non c'è nulla di ufficiale, e non ho intenzione di fantasticare. Una cosa però è chiara già dal genere e dalla logica della saga: la vera scommessa è far divertire nella stessa sala i fan di vecchia data e i bambini di oggi.
Tre registi, un orco: chi tiene il timone
Shrek 5 porta la firma di un trio: Brad Ableson, Walt Dohrn e Conrad Vernon. Personalmente questa squadra mi rassicura, perché non parliamo di autori arrivati da fuori che hanno appena scoperto la saga.
Il nome di Conrad Vernon dice molto: è stato uno dei registi di Shrek 2, cioè di quel capitolo che quasi tutti considerano il gioiello della serie. In più, come voce originale di Zenzy, l'omino di pan di zenzero, fa parte di questo mondo da sempre. Anche Walt Dohrn è un veterano dell'universo: in Shrek e vissero felici e contenti dava la voce al cattivo, Tremotino, e come regista ha fatto esperienza con i film dei Trolls, maestri del caos musicale, colorato e a misura di bambino. Brad Ableson ha co-diretto Minions 2: Come Gru diventa cattivissimo, segno che l'umorismo slapstick dal ritmo serrato non gli è affatto estraneo.
Sulla carta è un'ottima combinazione: Vernon porta il DNA di Shrek, Dohrn lo slancio musicale e visivo, Ableson le gag veloci pensate per il grande pubblico. Il rischio è che tre registi tirino il film in tre direzioni diverse. Se la satira perde il suo morso tra le gag alla Minions e i brillantini dei Trolls, ne verrà fuori un film per famiglie piacevole ma dimenticabile. Se invece i pezzi si incastrano, potrebbe persino avvicinarsi al livello di Shrek 2.
La grande domanda: Shrek può ancora essere satira?
È qui che sono più in ansia. La forza di Shrek, all'epoca, stava nell'essere contro qualcosa. Il kitsch delle fiabe, la fabbrica di favole hollywoodiana, la perfezione da principessa: tutto era un bersaglio, e il film ci tirava contro con gusto. Oggi però quel bersaglio quasi non esiste più. La Disney stessa fa autoironia da anni, ribaltare le fiabe è diventato un genere a sé, e Shrek da ribelle si è trasformato in un'istituzione.
Cosa resta da prendere in giro? Magari proprio la cultura dello streaming e dei remake, il mondo dei sequel infiniti, o addirittura Shrek stesso. Se il film avrà il coraggio di ridere di sé, potrebbe uscirne qualcosa di davvero buono. Se invece si limiterà a riciclare le vecchie gag, con le solite hit pop e le battute obbligatorie dei comprimari che conosciamo a memoria, la nostalgia rischia di trasformarsi presto in stanchezza.
Un motivo di speranza c'è, ed è Il gatto con gli stivali 2: L'ultimo desiderio del 2022. Quel film ha dimostrato che la DreamWorks sa ancora fare, in questo universo, qualcosa di fresco, maturo, sorprendentemente profondo e visivamente audace. Se Shrek 5 attingerà a quel coraggio, non ci saranno problemi.
Immagini e suono: dipinto o plastica?
L'animazione dei primi Shrek oggi appare, diciamolo, un po' datata, e non è un problema: per l'epoca erano film eccezionali. Negli ultimi anni però l'estetica del cinema d'animazione è cambiata moltissimo. Da Spider-Man: Un nuovo universo in poi gli studi sperimentano con sempre più coraggio stili pittorici, con un effetto disegnato a mano, e anche L'ultimo desiderio si è mosso in quella direzione.
Mi aspetto che Shrek 5 cerchi un equilibrio tra l'estetica classica e riconoscibile della saga e un linguaggio visivo più moderno e personale. Credo che proprio l'aspetto visivo sarà uno dei punti più solidi del film: la tecnologia e l'esperienza dello studio lo garantiscono quasi. La musica è una questione più rischiosa: le compilation pop dei film di Shrek sono leggendarie, ma una sfilata di successi nostalgici può diventare facilmente scadente se non nasce dalle scene stesse.
Dove può brillare e dove può scivolare
Ho messo in fila i punti su cui il film può contare e quelli che mi fanno aspettarlo con qualche riserva.
- Punto di forza: i registi conoscono questo mondo. Vernon e Dohrn non sono turisti a Molto Molto Lontano.
- Punto di forza: un pubblico di più generazioni. Chi l'ha visto da bambino nel 2001 oggi può portare al cinema i propri figli, una situazione rara.
- Punto di forza: il precedente de L'ultimo desiderio. È dimostrato che questo universo ha ancora profondità emotiva da offrire.
- Rischio: la trappola della nostalgia. Se una scena su due richiama una vecchia battuta, il film si sgonfia in fretta.
- Rischio: riaprire una storia chiusa. Shrek e vissero felici e contenti aveva messo un bel punto finale, e riaprirla va giustificato.
- Rischio: troppi cuochi. Tre registi, uno sviluppo lungo, aspettative altissime: a volte questa ricetta produce una minestra tiepida.
Personalmente sono più ottimista che scettico. Il voto previsto non è più alto perché della storia non sappiamo nulla di concreto, e per un sequel è il punto più delicato.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi è cresciuto con i film di Shrek e vuole far scoprire ai propri figli cosa significa una fiaba che parla insieme ai piccoli e ai grandi. Anche chi ha amato L'ultimo desiderio dovrebbe esserci, in sala.
- Meglio lasciar perdere se: A chi pensa che Shrek e vissero felici e contenti abbia chiuso la saga alla perfezione e non vuole che nessuno ci metta mano. E nemmeno a chi è già allergico ai sequel infiniti.
Se ti piace, guarda anche: Shrek 2 (2004), Shrek e vissero felici e contenti (2010), Il gatto con gli stivali 2: L'ultimo desiderio (2022), Trolls World Tour (2020), Minions 2: Come Gru diventa cattivissimo (2022)
Domande frequenti
Chi dirige Shrek 5?
Il film è diretto da Brad Ableson, Walt Dohrn e Conrad Vernon.
Che genere di film è Shrek 5?
È un film d'animazione americano, il quinto capitolo della saga di Shrek.
Qual è stato il capitolo precedente di Shrek?
L'ultimo film della saga principale è Shrek e vissero felici e contenti del 2010, di cui Shrek 5 è il seguito.
Vale la pena riaprire la porta della palude?
Secondo me sì, ma con un entusiasmo prudente. Dietro Shrek 5 ci sono registi che conoscono e amano questo mondo, e con L'ultimo desiderio lo studio ha dimostrato di saper ancora sorprendere. Il nemico più grande non sarà la concorrenza, ma il suo stesso passato: l'ombra di due primi capitoli leggendari e di una storia che credevamo conclusa. Se il film avrà il coraggio di essere sfacciato invece di spolverare le vecchie battute, la palude tornerà a fare il tutto esaurito. Nel frattempo il mio voto previsto è un sette fiducioso, ma non cieco. Vedremo chi riderà per ultimo: l'orco o gli scettici.
