Club Kid, recensione in anteprima: la festa di Jordan Firstman finisce all'alba con un figlio
C'è quel momento, alle cinque del mattino, in cui in discoteca si accendono le luci e tutti si vedono all'improvviso per quello che sono. Club Kid sembra voler raccontare proprio quell'istante, solo che qui a interrompere la festa non è la luce ma un bambino di dieci anni. Sulla carta il film di Jordan Firstman è una delle scommesse più interessanti della stagione, e sono davvero curioso di capire se ne verrà fuori una piccola perla capace di stringere il cuore.
Lo spunto è già visto, ma nelle mani di un autore dalla voce così personale potrebbe diventare la sorpresa dell'anno, a patto che dietro la commedia ci sia davvero il dolore.
Scheda del film
| Regia | Jordan Firstman |
|---|---|
| Cast | Jordan Firstman, Cara Delevingne |
| Genere | Drammi cinematografici, Commedie |
| Durata | 122 min |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla Club Kid, senza spoiler?
Il protagonista è Peter Green, figura di riferimento della vita notturna di New York, per cui l'esistenza è un'unica festa senza fine. Gira da un party all'altro fino al sorgere del sole e scarica su qualcun altro tutto ciò che sa di età adulta, misura o responsabilità. Soprattutto su Sophie, la sua socia, che dalla sinossi appare già abbastanza disillusa da farci intuire che nemmeno questo rapporto reggerà all'infinito.
Poi arriva la svolta che fa da motore all'intero film: Peter scopre di avere un figlio di dieci anni, Arlo, nato da un'avventura ormai quasi dimenticata. Quando la madre del ragazzino muore all'improvviso, Arlo piomba dritto nella vita sregolata di Peter. È tutto ciò che sappiamo, e basta e avanza per immaginarsi le scene: un bambino in un appartamento dove nel frigo, con buona probabilità, ci sono più cubetti di ghiaccio che cibo.
Il cuore della storia è quindi classico: l'uomo che non vuole crescere costretto da un bambino a guardarsi allo specchio. Cosa ne verrà fuori lo deciderà il film; io, oltre alla sinossi, non mi metto a inventare nulla.
Jordan Firstman: regista e protagonista
La cosa più intrigante del progetto è che Jordan Firstman non si limita a dirigere il film, ma ne interpreta anche il ruolo principale. È sempre un'arma a doppio taglio. Se funziona, nasce un'opera personale, vissuta da dentro, che nessun altro avrebbe potuto realizzare. Se non funziona, diventa un progetto di pura vanità, con la macchina da presa un po' troppo innamorata del suo protagonista.
Il nome di Firstman è legato a personaggi ironici, autoironici, sinceri al punto da risultare quasi irritanti, ed è proprio quello che serve a un ruolo del genere. Peter Green non può essere simpatico dal primo minuto. Bisogna detestarlo un po', per avere poi la strada per affezionarsi a lui. Se Firstman avrà il coraggio di rendere il suo personaggio davvero egoista e comodo, e non solo adorabilmente sbadato, avrà la partita in mano.
Il rischio sta piuttosto dalla parte della regia: 122 minuti non sono pochi, e con un autore che sta contemporaneamente davanti e dietro la macchina da presa può succedere che in sala di montaggio nessuno trovi il coraggio di dire: questa scena non serve.
Cara Delevingne come punto di equilibrio?
Nel cast, l'altro grande colpo è il nome di Cara Delevingne. Dalla sinossi non oserei attribuirle con certezza un ruolo preciso, ma nella storia è Sophie, la socia disillusa, il personaggio che rappresenta la lucidità accanto a Peter. Qualunque parte le sia toccata, Delevingne ha un carisma che si sposa in modo naturale con il mondo della notte, e in questo senso la scelta sembra azzeccatissima.
Quello che mi interessa davvero è se il film saprà dare abbastanza spazio ai comprimari. Storie del genere cadono spesso nella trappola di trasformare ogni altro personaggio in un semplice specchio dell'evoluzione del protagonista. La socia disillusa e il bambino in lutto meritano una vita propria sullo schermo, non di ridursi a strumenti per la redenzione di Peter.
Cosa potrebbe funzionare benissimo?
- L'ambiente: la scena dei club newyorkesi al cinema rende quasi sempre. Luci, musica, volti, corse in taxi all'alba. Se il film saprà mostrarla in modo sensuale e credibile, varrà la pena andare in sala già solo per questo.
- Il contrasto: un bambino di dieci anni nel mezzo di una festa è insieme comico e struggente. Da questa doppia anima possono nascere scene fortissime.
- Il lutto: la madre di Arlo muore, e questo non può essere solo un pretesto per far partire la trama. Se il film prenderà sul serio la perdita del bambino, sotto la commedia ci sarà vero peso.
- La musica: la colonna sonora di un film sui club è metà del successo. È qui che mi sbilancio di più nelle aspettative, perché è difficile sbagliarla.
Dove rischia di andare storta la festa?
A dirla tutta, l'impianto non è nuovo. L'adulto irresponsabile che si ritrova all'improvviso un figlio sulle spalle, e alla fine entrambi diventano persone migliori: è una drammaturgia che conosciamo a memoria. Il successo di Club Kid dipende dal riuscire a trovare una voce propria, invece di accontentarsi degli schemi collaudati.
L'altro pericolo è il tono. Il film si presenta sia come dramma sia come commedia, e trovare questo equilibrio è tra le imprese più difficili. Troppe battute e il lutto suonerà falso. Troppo dramma e la leggerezza da club svanirà. Spero anche che il film non addolcisca la vita notturna per renderla più digeribile: nel raccontare quel mondo, abbellire sarebbe l'errore più grave.
Infine la durata: 122 minuti per una storia così intima sono una scelta coraggiosa. Mi auguro che ogni minuto sia giustificato.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama le commedie indie agrodolci e dalla voce personale ed è curioso di scoprire il mondo molto riconoscibile di un regista che è anche protagonista. Imperdibile anche per gli appassionati della notte newyorkese.
- Meglio lasciar perdere se: Non è un film da vedere in famiglia con i bambini. E chi è stanco delle storie sul protagonista che non vuole crescere probabilmente lo troverà fin troppo familiare.
Se ti piace, guarda anche: Big Daddy (1999), About a Boy (2002), Kramer contro Kramer (1979), C'mon C'mon (2021)
Domande frequenti
Di cosa parla Club Kid?
Peter Green, figura di spicco della vita notturna di New York, scopre di avere un figlio di dieci anni, Arlo. Quando la madre del ragazzino muore all'improvviso, Arlo finisce nella vita sregolata di Peter.
Quanto dura Club Kid?
Il film dura 122 minuti.
Chi ha diretto Club Kid e chi c'è nel cast?
Il film è diretto da Jordan Firstman, che ne è anche il protagonista. Accanto a lui recita Cara Delevingne.
Che genere di film è Club Kid?
È un film americano a metà tra dramma e commedia, quindi conviene aspettarsi una storia agrodolce.
Vale la pena passare una notte in compagnia di Club Kid?
C'è una bella ironia in un film su un uomo per cui la festa non finisce mai e che viene interrotta proprio da chi avrebbe più bisogno di lui. Non dico che sarà il film più importante dell'anno, ma sulla carta Club Kid è esattamente quel tipo di opera rischiosa e personale che ultimamente arriva troppo di rado nelle sale. Il doppio ruolo di Jordan Firstman e la presenza di Cara Delevingne sono motivi sufficienti per tenerlo d'occhio.
Le mie aspettative sono di un ottimismo prudente: se il film prenderà sul serio il lutto di Arlo e non farà sconti all'egoismo di Peter, potrebbe venirne fuori un piccolo film bello, dolorosamente divertente. Se invece si limiterà a seguire la ricetta collaudata, resterà una serata piacevole ma presto dimenticata. Io in ogni caso ci sarò, e faccio il tifo perché il momento in cui si accendono le luci colpisca nel segno.
