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Recensione

Dust Bunny, la recensione: l'incubo fiabesco di Bryan Fuller in cui il killer è la babysitter migliore

Film americaniDrammi cinematograficiFilm horrorFilm di mostri

C'è un momento in cui un bambino di dieci anni capisce che gli adulti non possono proteggerlo dai mostri, e allora, in mancanza di meglio, va a bussare alla porta del sicario che abita accanto. Dust Bunny racconta proprio quell'istante, e Bryan Fuller ci mescola horror e dramma come chi aspettava di girare questo film da anni. Non è perfetto, ma ha una personalità così marcata che persino i suoi difetti si guardano volentieri.

7,8/10
Voto
Una fiaba mostruosa bella, crudele e stranamente calda, che attraverso gli occhi di una bambina ci ricorda che i veri orrori a volte indossano giacca e cravatta.
Storia
7
Recitazione
9
Regia
8
Immagini
8
Musica e sonoro
7
Emozioni
8

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Dust Bunny: trailer

Scheda del film

RegiaBryan Fuller
CastMads Mikkelsen, Sigourney Weaver, David Dastmalchian, Sheila Atim, Trokán Nóra, Rebecca Henderson
GenereDrammi cinematografici, Film horror
Durata106 min
PaeseFilm americani

Una bambina, un mostro e un vicino di casa pessimo

Detta così, la premessa sembra il risultato di qualcuno che ha shakerato una favola per bambini e un thriller sui sicari. Accanto a casa della piccola Aurora, dieci anni, vive un uomo misterioso che uccide mostri. O meglio: è un killer a pagamento che, a modo suo, i mostri li elimina davvero. E Aurora, la cui famiglia è stata divorata da un mostro, ragiona con quella logica ferrea che solo i bambini possiedono: se quell'uomo uccide mostri, è lui che bisogna chiamare.

Lui però nell'incarico vede tutt'altro. Sospetta che i genitori di Aurora siano stati uccisi dai sicari che in realtà cercavano lui. La tragedia della bambina, insomma, pesa anche sulla sua coscienza, ed è per questo che accetta il lavoro. Da qui il film corre su due binari paralleli: la vendetta sanguinosa e fin troppo concreta del mondo adulto e la fiaba del mostro che vive nella testa di una bambina. Per proteggere Aurora l'uomo dovrà affrontare un vero esercito di assassini, e nel frattempo scoprire che certi mostri esistono eccome.

Non vi racconto altro, e sinceramente non serve. La forza di Dust Bunny non sta nei colpi di scena, ma nel modo in cui fa scivolare queste due realtà l'una dentro l'altra.

Bryan Fuller è tornato, e ha portato il bisturi

Chi ha visto la serie Hannibal sa benissimo di cosa è capace Bryan Fuller: serve l'orrore con un'estetica tale che ti viene da distogliere lo sguardo e avvicinarti allo schermo nello stesso momento. Con i colori fiabeschi di Pushing Daisies e la fantasia mitologica di American Gods aveva già dimostrato di trovarsi a casa lì dove i confini della realtà si sfumano. Dust Bunny sembra impastare questi tre mondi in un solo film.

Il suo merito più grande è che non tratta l'horror come spavento fine a sé stesso. Il mostro qui è il lutto, la paura e l'impotenza che prendono forma, ma Fuller non sprofonda nei cliché ormai logori dell'horror indipendente in cui il trauma diventa metafora e basta. Resta sempre un filo giocoso, quasi perfidamente ironico, che impedisce ai 106 minuti di pesare sullo spettatore.

Certo, si sente che Fuller si è fatto le ossa in televisione: a volte si attarda volentieri su un'atmosfera, un'immagine, un momento bizzarro, e non tutti apprezzeranno. A me non ha dato fastidio, anzi, sono stati i minuti che ho amato di più.

Mikkelsen, Weaver e un cast da restare a bocca aperta

La nuova accoppiata Mads Mikkelsen e Bryan Fuller sarebbe bastata da sola a farmi comprare il biglietto. Dopo Hannibal è difficile non chiedersi con curiosità cosa riesca a tirargli fuori Fuller questa volta, e Mikkelsen non delude: è quel tipo di attore i cui silenzi dicono più dei monologhi altrui. Con pochi gesti e una calma quasi glaciale crea una presenza tale che tutto il resto dell'inquadratura sbiadisce.

Il nome di Sigourney Weaver, poi, è una chicca per chi ama l'horror. Dai tempi della Ripley di Alien sappiamo che pochi abitano con tanta dignità i mondi pieni di mostri, e anche qui si vede che ha capito perfettamente in che film si trova. Accanto a loro David Dastmalchian, uno dei volti strani più affidabili nei ruoli da caratterista, Sheila Atim e Rebecca Henderson completano il cast adulto.

Nel gruppo c'è anche l'attrice ungherese Nóra Trokán, che non si lascia schiacciare dall'ombra dei grandi nomi. Tra i giovanissimi spicca Sophie Sloan, e quando una bambina tiene testa a veterani di questo calibro, non è cosa da poco.

Cosa funziona davvero: il ballo tra fiaba e carneficina

Il punto di forza del film è il tono. Dust Bunny riesce a essere al tempo stesso una favola e un sanguinoso revenge movie, senza che una delle due anime soffochi l'altra. È molto più difficile di quanto sembri: mille film sono naufragati proprio perché non sapevano decidere cosa volessero essere.

E poi c'è la domanda che aleggia per tutto il film: qual è il vero mostro? Fuller non risponde con il ditino alzato, lascia che sia lo spettatore a mettere insieme i pezzi.

Dove il passo vacilla

Non sarei onesto se dicessi che tutto è al suo posto. La linea del sicario a volte percorre binari fin troppo noti: il professionista solitario costretto a uscire dal guscio per una bambina è uno spunto collaudato ma visto tante volte. Chi conosce il genere intuirà in anticipo, in qualche passaggio, dove va a parare la storia.

L'altro rischio è lo stile. L'estetismo di Fuller è adorabile, ma chi si aspetta azione diretta e frenetica o un horror classico a base di jumpscare a tratti si agiterà sulla poltrona. Non è un film che ti salta in faccia ogni dieci minuti. Preferisce insinuarsi lentamente sotto pelle, e lì restare.

Infine: non fatevi ingannare dall'aspetto. Il mix di dramma e horror, gli assassini e l'idea di un mostro che divora una famiglia sono materiale serio e cupo: anche se la protagonista è una bambina di dieci anni, questa non è una favola per bambini.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Léon (1994), Il labirinto del fauno (2006), Sette minuti dopo la mezzanotte (2016), Babadook (2014), Logan (2017)

Domande frequenti

Di cosa parla Dust Bunny?

Aurora, dieci anni, chiede al sicario che abita accanto di uccidere il mostro che ha divorato la sua famiglia. L'uomo sospetta che i genitori della bambina siano stati uccisi dai killer che davano la caccia a lui, così accetta l'incarico per senso di colpa e si ritrova ad affrontare un'intera schiera di assassini.

Quanto dura Dust Bunny?

Il film dura 106 minuti.

Dust Bunny si può vedere con i bambini?

Non è consigliato: nonostante una delle protagoniste sia una bambina di dieci anni, è un film cupo e violento pensato per un pubblico adulto.

Chi ha diretto Dust Bunny e chi c'è nel cast?

Il film è diretto da Bryan Fuller. Nel cast ci sono Mads Mikkelsen, Sigourney Weaver, David Dastmalchian, Sheila Atim, Nóra Trokán, Rebecca Henderson e Sophie Sloan.

Che genere di film è Dust Bunny?

È un film americano tra dramma e horror, con elementi del thriller sui sicari.

Lasceresti entrare nella cameretta il vicino che uccide mostri?

Io l'ho fatto entrare, e non me ne sono pentito. Dust Bunny non è un film perfetto: la trama del sicario non riserva grandi sorprese e lo stile di Fuller non conquisterà tutti. Ma è raro trovare un horror con tanta personalità, che osa essere così bello nella crudeltà e che alla fine non lascia addosso lo spavento, bensì uno strano calore agrodolce.

Mikkelsen e Fuller di nuovo insieme, Sigourney Weaver sullo sfondo e una bambina che sa esattamente a chi rivolgersi quando il mostro bussa già alla porta. Se amate le fiabe nere, questo è il vostro film. Se no, vale comunque la pena rischiare: potrebbe essere proprio lui a farvi cambiare idea.

Voto: 7,8/10 · Storia 7 · Recitazione 9 · Regia 8 · Immagini 8 · Musica e sonoro 7 · Emozioni 8