George Michael: The Faith Tour, recensione in anteprima: Parigi, 1988, e una voce che fa ancora venire la pelle d'oca
Ci sono popstar che non hanno bisogno di presentazioni, e ci sono concerti che finora nessuno ha potuto vedere come si deve. George Michael: The Faith Tour mette insieme le due cose: il concerto del 1988 al Bercy di Parigi, ricostruito da pellicole 35 mm ritrovate da poco, restaurate e rimixate. Io la serata per andarlo a vedere l'ho già tenuta libera.
Sulla carta ci sono tutti gli ingredienti per il film nostalgico più bello dell'anno: se il restauro manterrà le promesse, per i fan sarà un appuntamento obbligato.
George Michael: The Faith Tour: trailer
Scheda del film
| Regia | David Austin, Andrew Morahan |
|---|---|
| Genere | Film concerto |
| Paese | Film inglesi |
Di cosa parla? Di un concerto, e di un momento che non torna più
Partiamo dalle basi, perché in un film concerto non c'è niente da spoilerare, al massimo la scaletta. Il film riporta in vita il leggendario concerto che George Michael tenne nel 1988 sul palco del Palais Omnisports de Paris-Bercy, durante il Faith Tour, una tournée da record. Il materiale è stato montato a partire da pellicole 35 mm ritrovate di recente e, stando alla presentazione, contiene immagini e audio mai visti prima.
Ed è questo il punto: non si tratta della solita registrazione su VHS duplicata mille volte e rimessa in una confezione nuova, ma di materiale girato su pellicola, restaurato e rimixato da professionisti. Chi ha già visto un vecchio concerto restaurato sul grande schermo sa che a volte è un'esperienza completamente diversa dai video sgranati che si guardano su YouTube. L'obiettivo dichiarato è trasformare un momento culturale decisivo in uno spettacolo da sala.
L'apertura: la macchina da presa di Mary McCartney dietro le quinte
Una cosa mi incuriosisce almeno quanto il concerto: ad aprire il film c'è un cortometraggio di Mary McCartney. Anche qui vediamo materiale audio e video scoperto da poco, relativo al periodo tra il 1986 e il 1988, cioè i due anni in cui George scrisse l'album Faith e poi lo portò in tour.
È una mossa intelligente. Un film concerto è già di per sé un culmine, ma a un culmine ci si arriva attraverso un percorso, e questo prologo promette proprio quello: uno sguardo su come prendevano forma il disco e l'artista. La presentazione parla di una "capsula del tempo", di un ritratto intimo e diretto dello stato d'animo di George in un momento cruciale della sua vita. Quanto sarà davvero intimo, e quanto resterà un montaggio d'archivio bello ma distaccato, lo scopriremo in sala. L'intenzione, comunque, è simpatica: non mostrare solo la star, ma l'uomo dietro la star.
George Michael all'apice: perché proprio questa fase?
George Michael è stato una delle popstar più influenti della sua generazione, e non serve spiegarlo a chi l'abbia sentito cantare almeno una volta, dal vivo o su disco. La sua voce si nutriva di soul nero, era di una precisione tecnica impressionante e insieme profondamente emotiva, mentre il suo talento di autore ha segnato un'epoca intera.
L'era di Faith è poi un punto di svolta speciale: è il momento in cui il George del dopo Wham! si afferma come solista e, secondo la presentazione del film, è al massimo della sua forza creativa. Giubbotto di pelle, occhiali da sole, movimenti di bacino e, dietro a tutto questo, una voce impossibile da imitare. Per me è uno dei periodi più affascinanti della musica pop, perché racconta allo stesso tempo la sicurezza in sé e qualcuno che sta decidendo chi vuole diventare. Se il film riuscirà a restituire questa doppia anima, avrà vinto.
Registi e restauro: è qui che si gioca tutto
Il film porta la firma di David Austin e Andrew Morahan. In un film concerto d'archivio la regia funziona in modo un po' diverso rispetto a un film di finzione: contano la selezione, il montaggio, il ritmo e soprattutto il lavoro tecnico. Un audio mixato male o un'immagine troppo levigata, quasi di plastica, possono rovinare una leggenda; un restauro ben riuscito, invece, ti riporta nel 1988 come se fossi in piedi nel parterre del Bercy.
Il film viene presentato come restaurato e rimixato a regola d'arte, il che è promettente, ma su questo punto resto cauto. Quando si rimixa c'è sempre la tentazione di un suono troppo pulito, fatto apposta per le orecchie di oggi, che finisce per cancellare il battito grezzo del live. Io spero che restino il boato del pubblico, l'acustica del palazzetto, le piccole imperfezioni, perché è questo che rende un concerto un concerto e non un disco in studio con le immagini sopra.
Dove potrebbe inciampare?
Sarò sincero: un film concerto non ha una vera e propria storia, e chi si aspetta un arco narrativo o grandi rivelazioni da documentario potrebbe restare deluso. Anche per questo alla voce Storia ho dato un voto più prudente. Il prologo di Mary McCartney può offrire un contesto, ma la spina dorsale del film resterà il concerto.
L'altro rischio riguarda durata e ritmo: restare seduti davanti a un concerto intero sul grande schermo può essere faticoso per chi non è un fan. E poi c'è la trappola della nostalgia: film come questo a volte trattano il loro eroe con così tanta reverenza da trasformarlo in una statua. George Michael era una figura molto più viva e sfrontata di così. Spero che al tavolo di montaggio non se lo siano dimenticato.
Serve la sala, non la TV
Perché pagare un biglietto quando il disco posso ascoltarlo a casa? Perché un concerto è un'esperienza collettiva. Quando una sala piena di gente sente quella voce rinascere sul grande schermo, succede qualcosa che le cuffie non potranno mai dare. La forza di questi film evento sta proprio qui: per un attimo ti riportano dentro l'atmosfera di un'arena.
Il Faith Tour ha battuto record, e Parigi è sempre stata un palco speciale. Se le immagini saranno davvero all'altezza di quello che mi aspetto da un materiale in 35 mm, potrebbe essere uno di quei film di cui tra qualche anno diremo: io c'ero, quando l'ho rivisto.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Ai fan di George Michael, agli amanti del pop anni Ottanta e a chiunque ami vivere i concerti sul grande schermo, con un buon impianto audio.
- Meglio lasciar perdere se: A chi non è interessato alla musica o cerca un documentario classico pieno di colpi di scena: per loro sarà probabilmente un'esperienza troppo semplice e tutta incentrata sul concerto.
Se ti piace, guarda anche: Bohemian Rhapsody (2018), Stop Making Sense (1984), Rocketman (2019), Amy (2015)
Domande frequenti
Di cosa parla George Michael: The Faith Tour?
Racconta il concerto tenuto da George Michael nel 1988 al Bercy di Parigi, attraverso pellicole 35 mm ritrovate di recente e restaurate, con immagini e audio mai visti prima.
Chi ha diretto il film?
I registi del film sono David Austin e Andrew Morahan.
Qual è il cortometraggio proiettato prima del film concerto?
È un corto di Mary McCartney che mostra materiale audio e video inedito tra il 1986 e il 1988, il periodo in cui George Michael scrisse l'album Faith e lo portò in tour.
Varrà la pena tornare a Parigi con George?
Secondo me sì, e non poco. In un film concerto la domanda più importante è sempre se la voce è ancora viva sullo schermo, e nel caso di George Michael la voce era tutto. Pellicola 35 mm restaurata, riprese mai viste, un prologo dal tono personale firmato Mary McCartney: il pacchetto è più promettente della maggior parte delle operazioni nostalgia. Se il lavoro tecnico sarà davvero all'altezza, per i fan non sarà un semplice film, ma una serata da ricordare per anni. Io ci sarò, e non mi dispiacerebbe se qualcuno in sala si mettesse a cantare.
