Hamnet - Nel nome del figlio, la recensione: Chloé Zhao trasforma il lutto in teatro, ed è di una bellezza che fa male
Di Shakespeare tutti sanno qualcosa, di sua moglie quasi nessuno sa nulla, ed è proprio questa la carta vincente di Hamnet - Nel nome del figlio. Chloé Zhao non mette al centro il genio, ma la casa, la famiglia e una perdita che nulla potrà colmare. Ne esce un dramma silenzioso, denso, a tratti così intimo da risultare quasi insostenibile, dopo il quale anche Amleto non sembra più lo stesso.
Non è un film facile, ma raramente il cinema ha parlato del lutto con tanta sincerità e tanta bellezza.
Hamnet - Nel nome del figlio: trailer
Scheda del film
| Original | Hamnet |
|---|---|
| Uscita in Italia | 05/02/2026 |
| Regia | Chloé Zhao |
| Cast | Paul Mescal, Jessie Buckley, Emily Watson, Noah Jupe, Joe Alwyn |
| Genere | Drammi cinematografici |
| Durata | 125 min |
| Paese | Film inglesi |
Di cosa parla Hamnet, senza spoiler?
Hamnet è l'adattamento del romanzo storico di Maggie O'Farrell, e già il punto di partenza è insolito: al centro non c'è William Shakespeare, ma sua moglie Agnes. La vita della famiglia viene spezzata da una tragedia, la morte dell'unico figlio maschio, Hamnet. Da qui il film segue ciò che la perdita fa a un matrimonio, a una madre, a un padre, e come dal dolore possa nascere l'arte.
Sullo sfondo si intravede quella che forse è l'opera più celebre della storia della letteratura, Amleto, la cui genesi il film rilegge sotto una luce nuova. Non aspettatevi una biografia in costume fatta di date e grandi monologhi: questo è un dramma familiare in cui il teatro acquista vero peso solo alla fine. Sui dettagli della trama preferisco tacere, perché il film chiede allo spettatore di vivere le cose insieme ai personaggi, senza saperle in anticipo.
Chloé Zhao e l'arte del silenzio
Da Nomadland in poi, il nome di Chloé Zhao è sinonimo di un cinema vicino alla natura, dal respiro lento e dal volto umano. Dopo la parentesi ad alto budget di Eternals, Hamnet segna un ritorno netto a ciò che le riesce meglio: il paesaggio, la luce, i volti e i sentimenti che restano non detti.
Zhao non ha fretta. Nei 125 minuti di durata lascia ampio spazio ai silenzi, al vento, ai gesti quotidiani. Chi entra in sala aspettandosi un dramma storico dal ritmo serrato, nella prima mezz'ora scalpiterà. Chi invece lascia che il film agisca con i suoi tempi, a un certo punto si accorge di esserci dentro fino in fondo. Il pregio più grande della regia è che non pretende mai di dirci cosa provare. Mostra, e lascia a noi il resto.
Per me è il lavoro più maturo di Zhao finora. Non il più facile da amare, ma di sicuro il più coraggioso.
Mescal, Buckley e gli altri: recitazione fino all'osso
Il cast era forte già sulla carta, sullo schermo lo è ancora di più. Paul Mescal, da Normal People e Aftersun, è il maestro dei ruoli maschili trattenuti, di chi piange dentro, e anche qui fa ciò che sa fare meglio: il dolore non lo urla, lo porta addosso.
Jessie Buckley è semplicemente straordinaria. Dopo La figlia oscura sapevamo che sa rendere credibili anche i sentimenti materni più scomodi, ma qui siamo a un altro livello. Una prova cruda, fisica, istintiva, priva di qualsiasi posa d'attrice. Ci sono scene in cui guardarla mette quasi a disagio, tanto è vera.
Nei ruoli secondari Emily Watson porta la sua consueta autorevolezza silenziosa, mentre Noah Jupe e Joe Alwyn si inseriscono bene nell'insieme. Nessuno stona, nessuno cerca di sovrastare gli altri, e in un dramma da camera come questo vale oro.
Cosa funziona davvero?
- Il punto di vista. Scegliere di non fare del drammaturgo più famoso del mondo il protagonista è una decisione coraggiosa e rinfrescante. Qui Shakespeare non è una statua, ma un marito e un padre.
- L'immagine. La natura è quasi un personaggio a sé. Le inquadrature sono pittoriche e terrene allo stesso tempo, senza alcuna polvere da museo.
- Gli attori. La coppia Buckley e Mescal è così credibile che si avverte ogni crepa del matrimonio.
- Il filo di Amleto. Il punto in cui lutto e creazione si incontrano è l'idea più potente del film. Per chi ama la letteratura, un'esperienza a parte.
Vorrei sottolineare con quanto tatto il film tratta la perdita. Non affoga nelle lacrime, non ricatta emotivamente, eppure colpisce durissimo. Film così non fanno più male in sala, ma dopo, sulla strada di casa.
Dove inciampa?
Hamnet non è perfetto. Il ritmo a tratti mette davvero alla prova la pazienza, e la prima parte trova la sua strada più lentamente del dovuto. Zhao si affida così tanto all'atmosfera che a volte lo slancio narrativo passa in secondo piano.
Chi spera di scoprire molto sulla vita di Shakespeare o sul mondo teatrale dell'epoca potrebbe restare deluso: non è un film divulgativo, e non vuole esserlo. Si parla di temi adulti e pesanti, che in una giornata storta possono buttare giù parecchio.
Sono però più riserve di gusto che veri difetti. Il film è esattamente ciò che deve essere, semplicemente non è per tutti.
Dal romanzo allo schermo: l'adattamento è riuscito?
Il romanzo di Maggie O'Farrell è stato amatissimo da tanti lettori, quindi le aspettative sull'adattamento erano giustamente alte. Una cosa è certa: il film non cerca di seguire pedissequamente la prosa del libro, ma ne traduce la sensibilità in un linguaggio tutto visivo. Dove il romanzo lavorava con le parole, Zhao lavora con immagini, silenzi e volti.
Chi ha letto il libro vivrà probabilmente un'esperienza molto diversa da chi incontra la storia per la prima volta, ma ho l'impressione che entrambi troveranno un appiglio. Il complimento più grande che posso fare a un adattamento: mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano l'originale.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama i drammi lenti ed emotivamente intensi, i film precedenti di Chloé Zhao, o è semplicemente curioso di sapere cosa ci fosse dietro Amleto. Imperdibile per chi ammira Jessie Buckley e Paul Mescal.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi cerca un'avventura in costume dal ritmo veloce o un intrattenimento leggero per la serata. Se state attraversando un lutto recente, valutate bene quando vederlo.
Se ti piace, guarda anche: Nomadland (2020), Manchester by the Sea (2016), Aftersun (2022), Shakespeare in Love (1998), Le onde del destino (1996)
Domande frequenti
Quando è uscito Hamnet - Nel nome del figlio nei cinema italiani?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 5 febbraio 2026.
Di cosa parla Hamnet - Nel nome del figlio?
Racconta Agnes, la moglie di William Shakespeare, e una famiglia sconvolta dalla morte dell'unico figlio maschio, Hamnet. Il film segue le conseguenze emotive e artistiche della perdita e rievoca il contesto in cui nacque Amleto.
Quanto dura Hamnet - Nel nome del figlio?
Il film dura 125 minuti.
Da quale libro è tratto Hamnet?
È l'adattamento del romanzo storico Hamnet di Maggie O'Farrell.
Chi ha diretto Hamnet e chi sono i protagonisti?
La regia è di Chloé Zhao, nel cast ci sono Paul Mescal, Jessie Buckley, Emily Watson, Noah Jupe e Joe Alwyn.
Vale la pena passare due ore nel lutto di casa Shakespeare?
Sì, se sapete a cosa andate incontro. Hamnet - Nel nome del figlio non è un film piacevole, è un film importante e bellissimo. Chloé Zhao ha ritrovato la propria voce, Jessie Buckley offre una delle migliori interpretazioni della sua carriera e Paul Mescal dimostra ancora una volta che pochi attori sanno dire così tanto senza parole. Lento, a volte faticoso, ma quando arriva al bersaglio scava molto in profondità. Io lo consiglio con un pacchetto di fazzoletti e una tazza di tè per il dopo, sapendo che alla prossima lettura di Amleto nella vostra testa risuonerà qualcosa di completamente diverso.
