Il grande Gatsby, la recensione: champagne, lustrini e un uomo che non sa lasciar andare il passato
Pochi film vogliono abbagliare con tanta ostinazione, e pochi ci riescono in modo così sfacciato. Ne Il grande Gatsby Baz Luhrmann lancia sullo schermo champagne, luci e coriandoli come se non esistesse un domani. Resta da capire se sotto quella superficie scintillante ci sia spazio per un vero dolore, e la risposta, sorprendentemente spesso, è sì.
Esagerato, chiassoso, a tratti faticoso, ma il Gatsby di Leonardo DiCaprio basta e avanza per giustificare il biglietto di questa visione sfarzosa e alla fine sorprendentemente amara.
Il grande Gatsby: trailer
Scheda del film
| Original | The Great Gatsby |
|---|---|
| Uscita in Italia | 16/05/2013 |
| Regia | Baz Luhrmann |
| Cast | Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Elizabeth Debicki, Isla Fisher |
| Genere | Drammi, Film romantici |
| Durata | 143 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film americani, Film australiani |
Di cosa parla? Una festa che in realtà è una lettera d'amore
Siamo nell'America degli anni Venti, un'epoca in cui sembra che tutto sia possibile e niente sia proibito. Nella lussuosa villa di Jay Gatsby, alle porte di New York, sera dopo sera si tengono feste gigantesche: gli ospiti si stordiscono di champagne e ricchezza, mentre il padrone di casa resta un enigma. Nessuno sa con precisione da dove arrivi il suo patrimonio, né cosa si nasconda nel suo passato.
Poi Gatsby fa amicizia con il vicino, Nick Carraway, un uomo di mezzi ben più modesti, e a lui confida il segreto delle sue strane abitudini. Ha dedicato tutta la vita a riconquistare l'amore della sua giovinezza. Ogni sua azione è stata piegata a questo scopo, ogni sua colpa accettata in nome di questo sogno. Quando però finalmente ritrova la ragazza, Daisy, e conosce suo marito Tom, le cose prendono una piega molto diversa da quella che aveva pianificato per anni.
Meglio non sapere altro prima della visione. La forza del film sta proprio nel modo in cui, dall'ebbrezza iniziale, scivola lentamente, quasi senza che ce ne accorgiamo, verso qualcosa di molto più cupo e triste.
DiCaprio, il Gatsby perfetto
Se esiste un ruolo cucito addosso a Leonardo DiCaprio, è questo. Il suo Gatsby è affascinante e patetico insieme, sicuro di sé e terrorizzato, un uomo che ha conquistato denaro e influenza ma non l'unica cosa che conta davvero. DiCaprio ha capito che la più grande interpretazione di Gatsby è Gatsby stesso: un personaggio costruito con cura, che nei momenti peggiori comincia a incrinarsi. Quando quelle crepe affiorano, il film improvvisamente si fa silenzioso, ed è lì che troviamo il vero dramma.
La sua entrata in scena, del resto, è uno dei momenti più celebri del film e riassume alla perfezione lo stile di Luhrmann: fuochi d'artificio, musica, un sorriso, un calice in mano. Kitsch? Certo. Funziona? Assolutamente.
Nella carriera di DiCaprio questo ruolo si inserisce con naturalezza nella galleria dei grandi eroi romantici e tragici, e chi ha visto Titanic o il precedente Romeo + Giulietta di Luhrmann sa bene quanto gli doni questo genere di amore senza speranza.
La compagnia: Nick, Daisy, Tom e gli altri
Tobey Maguire, nei panni di Nick Carraway, è gli occhi e la voce del film. È l'estraneo, il vicino meno abbiente che si ritrova catapultato in questo mondo luccicante e lo osserva con ammirazione e sospetto allo stesso tempo. La sua interpretazione è misurata, a volte forse troppo, ma il ruolo lo richiede: deve essere il punto fermo rispetto al quale tutti gli altri si scatenano.
Carey Mulligan, nel ruolo di Daisy Buchanan, ha un compito difficile: interpretare una donna che un uomo ha idealizzato nella propria testa per anni. Mulligan è fragile, incantevole e un po' sfuggente, ed è esattamente quello che serve. Daisy non è un personaggio facile da amare, ma si lascia capire.
Joel Edgerton nei panni di Tom Buchanan è la vera sorpresa del film. Violento, arrogante e di una sicurezza spaventosa, è il tipo d'uomo che non ha mai messo in dubbio il proprio posto nel mondo. Ogni sua scena è carica di tensione.
Tra i comprimari, Elizabeth Debicki è una presenza elegante e glaciale nel ruolo di Jordan Baker, Isla Fisher come Myrtle Wilson e Jason Clarke come George Wilson portano in scena il lato in ombra dello sfarzo, mentre Amitabh Bachchan nei panni di Meyer Wolfsheim è un tocco di colore breve ma memorabile.
Baz Luhrmann, maestro dell'eccesso
Baz Luhrmann o lo ami o ti irrita, vie di mezzo quasi non ce ne sono. Chi ha visto Moulin Rouge! o Romeo + Giulietta sa cosa aspettarsi: montaggio vorticoso, colori sgargianti, macchina da presa lanciata a tutta velocità, un uso della musica che se ne infischia della fedeltà storica. Il grande Gatsby è una delle espressioni più pure di questo stile.
Ed è qui che sta l'ambivalenza più interessante del film. Nella prima ora l'eccesso è il tema stesso: le feste sono volutamente vertiginose, smodate, quasi nauseanti, perché così era quel mondo in cui tutto sembrava possibile e niente proibito. Luhrmann per giunta non fa la morale, ti trascina dentro, e solo più tardi ti accorgi di quanto vuoto si nasconda dietro l'ebbrezza.
Il problema emerge piuttosto quando il film dovrebbe rallentare. A volte il regista porta il suo armamentario ipertrofico anche nelle scene intime e silenziose, e lì viene da desiderare che lasci respirare un po' i suoi attori. Quando invece lo fa, per esempio nelle scene dei grandi incontri, il film sa essere davvero struggente.
Cosa funziona e dove vacilla?
I punti di forza:
- L'aspetto visivo: scenografie, costumi, luci, ogni inquadratura sembra uscita da una sontuosa rivista di moda.
- DiCaprio: è l'anima del film e lo tiene insieme anche quando la regia va su di giri.
- L'atmosfera: l'euforia degli anni Venti e la malinconia che vi si nasconde dietro convivono benissimo.
- Joel Edgerton: sgradevole, minaccioso, magnifico.
E quello che convince meno:
- Il ritmo: 143 minuti sono tanti, e a metà il film si siede in modo evidente.
- Lo stile portato all'estremo: chi non sopporta il chiasso rischia di stancarsi già dopo la prima mezz'ora.
- Il personaggio di Nick: a tratti è più una funzione narrativa che una persona vera.
Una favola adulta sul desiderio
Non è un film per i più piccoli: le feste decadenti, l'alcol, la violenza e la complessità delle relazioni adulte richiedono un pubblico maturo. Per un adolescente già grande o per uno spettatore adulto, però, il film solleva un'infinità di domande: quanto vale la ricchezza, si può davvero riportare indietro il passato, cosa succede quando qualcuno punta tutta la propria vita su un sogno.
Sono domande che oggi suonano esattamente come allora, e forse è per questo che il film invecchia così bene. Sotto la superficie scintillante si nasconde una storia semplicissima e profondamente umana: qualcuno ama, e quell'amore finisce per divorare tutto ciò che ha intorno.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi ama i grandi melodrammi romantici e spettacolari, lo stile di Baz Luhrmann e gli eroi tragici interpretati da Leonardo DiCaprio. Per gli appassionati di film in costume è una tappa obbligata.
- Meglio lasciar perdere se: Chi mal sopporta una regia ipertrofica e frenetica, o cerca un dramma letterario sobrio e raccolto, in questo mondo chiassoso non si troverà a proprio agio.
Se ti piace, guarda anche: Moulin Rouge! (2001), Romeo + Giulietta di William Shakespeare (1996), Titanic (1997), Elvis (2022)
Domande frequenti
Di cosa parla Il grande Gatsby?
È ambientato nell'America degli anni Venti. Jay Gatsby, milionario dal passato misterioso, organizza feste sfarzose e ha dedicato tutta la vita a riconquistare l'amore della sua giovinezza, Daisy. Quando ritrova lei e suo marito, le cose vanno diversamente da come aveva previsto.
Quanto dura Il grande Gatsby?
Il film dura 143 minuti.
Quando è uscito Il grande Gatsby in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 16 maggio 2013.
Chi ha diretto Il grande Gatsby?
Il film è diretto da Baz Luhrmann ed è una coproduzione tra Stati Uniti e Australia.
Chi interpreta Gatsby e Daisy?
Jay Gatsby è interpretato da Leonardo DiCaprio, Daisy Buchanan da Carey Mulligan. Tobey Maguire è Nick Carraway, mentre Joel Edgerton veste i panni di Tom Buchanan.
Vale ancora la pena accettare l'invito alla festa di Gatsby?
Sì, e anche parecchio. Il grande Gatsby non è un film senza difetti: è lungo, a tratti sovraccarico, e Luhrmann a volte sembra amare il proprio stile più dei suoi personaggi. Ma ha qualcosa che pochi film spettacolari possiedono: alla fine lo sfarzo non è fine a se stesso, è la scenografia di una storia dolorosamente umana. Il Gatsby di DiCaprio è una delle sue interpretazioni migliori, il Tom di Edgerton mette i brividi e l'impatto visivo toglie ancora il fiato. Versatevi un calice di champagne, mettetevi comodi e lasciatevi travolgere dalla festa. Alla fine farà male comunque, ma è proprio per questo che ne vale la pena.
