Purple Hearts, la recensione: matrimonio di convenienza, divise e una bella dose di melassa che si guarda volentieri
Esiste un tipo di film romantico di cui capisci tutto nei primi cinque minuti, eppure resti lì incollato con il fazzoletto in mano. Purple Hearts è esattamente questo: prevedibile, a tratti fin troppo semplice, ma con così tanto cuore e così tante canzoni che è difficile volergliene. Due persone che non si sopportano, un pezzo di carta che le lega e una tragedia che manda tutto all'aria.
Un dramma romantico costruito sui cliché ma sinceramente emozionante, che si regge sulla voce di Sofia Carson e sull'alchimia tra i due protagonisti.
Purple Hearts: trailer
Scheda del film
| Regia | Elizabeth Allen Rosenbaum |
|---|---|
| Cast | Sofia Carson, Nicholas Galitzine, John Harlan Kim, Chosen Jacobs, Anthony Ippolito, Linden Ashby |
| Genere | Film romantici, Drammi |
| Durata | 122 min |
| Paese | Film britannici, Film americani |
Di cosa parla Purple Hearts, senza spoiler?
La premessa sembra uscita dalla quarta di copertina di un romanzo rosa: Cassie Salazar è una cantante emergente che fatica a tenersi a galla, Luke Marrow un marine in procinto di partire. Il loro accordo è semplice e molto pratico: si sposano per convenienza e ne guadagnano entrambi. Di amore neanche l'ombra, anzi, all'inizio i due si danno sui nervi a vicenda e nessuno scommetterebbe su una scintilla tra loro.
Poi arriva la svolta, che del resto rivela già la sinossi: una tragedia rende quella relazione recitata fin troppo reale. Non serve sapere altro in anticipo, e a dirla tutta non è nemmeno necessario. Purple Hearts non punta sulla sorpresa, ma sul modo in cui due persone provenienti da mondi diversi iniziano, lentamente e controvoglia, ad appoggiarsi l'una all'altra.
Il tema della finta relazione che diventa vera è uno degli schemi più consumati del cinema romantico, inutile nasconderlo. La domanda è sempre cosa ci aggiunga il film di turno. Qui la risposta è: tanta musica, un po' di attrito sociale tra i due protagonisti e una valanga di emozioni, forse anche più di quante la sceneggiatura riesca a reggere.
Sofia Carson e Nicholas Galitzine: due poli opposti
L'asso nella manica del film è senza dubbio Sofia Carson. Nei panni di Cassie riesce a essere insieme la ragazza testarda e un po' spigolosa e l'artista fragile che riversa nelle canzoni tutto ciò che non sa dire a parole. Carson poi non c'è solo come attrice ma anche come cantante, e questo è un vantaggio enorme: quando Cassie sale sul palco il film prende improvvisamente vita, e ti convinci che quella ragazza sia davvero destinata a qualcosa di grande.
Nicholas Galitzine, nel ruolo di Luke, incarna il lato più rigido e militaresco. Il suo personaggio all'inizio non è granché simpatico, e la cosa è voluta: il film vuole farci scoprire poco a poco l'uomo dietro la corazza. Galitzine gestisce questa lenta apertura sorprendentemente bene e, soprattutto, tra i due l'intesa c'è davvero. In un film del genere non è un optional ma una condizione di sopravvivenza, e per fortuna qui funziona.
Tra i comprimari, Chosen Jacobs (Frankie), John Harlan Kim (Toby) e Anthony Ippolito (Johnno) fanno da contorno come commilitoni e ambiente di Luke, Linden Ashby nel ruolo di Jacob Marrow rafforza il filone familiare, mentre Kat Cunning come Nora e Nicholas Duvernay come Armando colorano il mondo di Cassie. Nessuno di loro ha molto spazio, ma il film dichiara apertamente di essere tutto sulla coppia protagonista: gli altri servono più che altro da scenografia e da riempitivo d'atmosfera.
La regia di Elizabeth Allen Rosenbaum: si gioca sul sicuro
La regia di Elizabeth Allen Rosenbaum non pretende di riscrivere il genere, e non glielo si può rimproverare. Questa produzione anglo-americana sa benissimo a chi si rivolge: a un pubblico che ama le grandi emozioni, gli sguardi al rallentatore e quel momento in cui una canzone dice finalmente ciò che i personaggi non hanno il coraggio di dire.
La regia funziona meglio quando lascia semplicemente esistere i due protagonisti uno accanto all'altra. Le scene più intime e silenziose colpiscono molto più dei grandi climax drammatici, che a volte risultano un po' forzati. In quei momenti si sente che il film ci dice cosa provare invece di lasciarcelo scoprire da soli.
I 122 minuti di durata, poi, si fanno sentire. Per una storia così sarebbero bastati venti minuti in meno: nella parte centrale ci sono scene che non fanno altro che ripetere cose già dette.
La musica, il vero battito del film
Se di Purple Hearts bisogna salvare una sola cosa, è la musica. Le canzoni non sono semplice accompagnamento, ma parte integrante dell'evoluzione dei personaggi: attraverso di esse Cassie elabora ciò che sta succedendo a lei e a Luke, e così ogni esibizione diventa anche una piccola tappa emotiva.
È qui che il film supera lo stampino. In molti drammi romantici la musica serve solo a creare atmosfera, qui invece sono le canzoni a far avanzare la storia, e a essere sinceri alcune scene si salvano dal precipitare nel kitsch solo grazie a loro. Chi ama le ballate pop probabilmente continuerà a canticchiarle anche dopo i titoli di coda.
Dove inciampa Purple Hearts?
Inutile indorare la pillola: la sceneggiatura è l'anello debole del film. I conflitti tra i personaggi sono spesso troppo semplici, e il contrasto tra i due mondi emerge più a slogan che attraverso dialoghi veri e profondi. Chi si aspetta un ritratto sfumato di cosa significhi vivere da soldato o ritrovarsi in un matrimonio forzato resterà deluso.
- Prevedibilità: quasi ogni svolta si intuisce con largo anticipo.
- Durata: oltre due ore che a tratti rendono il ritmo fiacco.
- Semplificazione: sfiora temi seri ma raramente li approfondisce.
Eppure questi difetti pesano davvero solo se ci si aspetta dal film qualcosa che non è. Purple Hearts non è un dramma sociale, ma una favola romantica sintonizzata sul cuore, e dentro questa cornice dà molto più di quanto tolga.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama i drammi romantici dalle grandi emozioni, le storie di finte relazioni che diventano amore vero e i film intrecciati con la musica. Per i fan di Sofia Carson è d'obbligo.
- Meglio lasciar perdere se: Chi cerca una storia imprevedibile e piena di colpi di scena o un dramma profondo e realistico probabilmente alzerà gli occhi al cielo più volte. I cinici farebbero bene a starne alla larga.
Se ti piace, guarda anche: Dear John (2010), Le pagine della nostra vita (2004), A Star Is Born (2018), Ricatto d'amore (2009)
Domande frequenti
Di cosa parla Purple Hearts?
Una cantante emergente sposa per convenienza un marine in partenza, ma una tragedia rende fin troppo reale la loro relazione di facciata.
Quanto dura Purple Hearts?
Il film dura 122 minuti.
Chi sono i protagonisti di Purple Hearts?
Sofia Carson interpreta Cassie Salazar e Nicholas Galitzine è Luke Marrow. Nel cast ci sono anche, tra gli altri, Chosen Jacobs, John Harlan Kim, Anthony Ippolito e Linden Ashby.
Chi ha diretto Purple Hearts?
Il film è diretto da Elizabeth Allen Rosenbaum ed è una coproduzione anglo-americana.
Qual è il titolo originale di Purple Hearts?
Il titolo originale è lo stesso: Purple Hearts.
Vale la pena dedicare due ore a questo finto matrimonio?
Se cerchi qualcosa per una serata di pioggia, dopo cui spegnere la TV un po' commosso e un po' più leggero, sì. Purple Hearts non ti sorprenderà e non dirà nulla di nuovo sull'amore, ma la voce di Sofia Carson, l'intesa riuscita tra i due protagonisti e qualche momento davvero bello ripagano ampiamente una sceneggiatura prevedibile. Non è un grande film, ma è fatto con il cuore, e a volte questo vale più della perfezione. Tieni comunque i fazzoletti a portata di mano.
