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Recensione · Uscita: 01/10/2026

Verity, la recensione: Anne Hathaway e Dakota Johnson in una casa dove ogni frase può essere una bugia

Film americaniGialliThrillerFilm tratti da libriThriller psicologici

Ci sono film che fanno salire il battito già alla lettura del cast, e Verity è uno di questi. Anne Hathaway nei panni di una scrittrice famosa e misteriosa, Dakota Johnson in quelli di una ghostwriter alle prime armi e, in mezzo, Josh Hartnett: un triangolo che sembra fatto apposta per generare tensione. Il thriller di Michael Showalter costruisce attorno a un diario un gioco velenoso e seducente, in cui la vera domanda non è cosa sia successo, ma a chi possiamo credere.

7,5/10
Voto
Un thriller cupo, sensuale e abilmente manipolatorio, che punta tutto sui suoi interpreti e sul lento veleno del sospetto, e nella maggior parte dei casi gioca le carte giuste.
Storia
8
Recitazione
8
Regia
7
Immagini
7
Musica e sonoro
7
Emozioni
8

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Scheda del film

Uscita in Italia01/10/2026
RegiaMichael Showalter
CastAnne Hathaway, Brady Wagner, Asel Swango, Daniel Echevarria, Dakota Johnson, Josh Hartnett
GenereGialli, Thriller
Durata117 min
Divieto10+
PaeseFilm americani

Una ghostwriter, una tenuta e un diario che non andava aperto

Lo spunto è semplice, ed è proprio per questo che funziona. Verity Crawford (Anne Hathaway) è una delle autrici più celebri e vendute in circolazione. Lowen Ashleigh (Dakota Johnson), al confronto, non è nessuno: un'esordiente senza ancora un nome. Eppure è lei a ottenere l'incarico. Si trasferisce nell'enorme tenuta di Verity per scrivere al posto della famosa autrice, cioè per farle da ghostwriter.

Solo che Lowen non si ferma dove finisce il lavoro per cui è stata chiamata. Tra le carte trova qualcosa che ha tutta l'aria di essere il diario di Verity, o forse gli appunti per un'autobiografia. Quelle pagine contengono dettagli inquietanti e imbarazzanti anche sul marito della scrittrice (Josh Hartnett) e raccontano un segreto terribile e sporco. Da qui entra in azione l'arma migliore del film: il dubbio. Quanto di tutto questo è realtà, e quanto è invenzione di una narratrice di professione?

Di più non conviene sapere. Verity è uno di quei film in cui ogni dettaglio trapelato rovina l'esperienza, quindi se non l'avete ancora visto, state alla larga dai commenti online.

Hathaway, Johnson, Hartnett: il triangolo del sospetto

La carriera di Anne Hathaway si è sempre mossa su due binari: da una parte i personaggi luminosi e amabili, dall'altra figure più fredde ed enigmatiche. Premio Oscar per Les Misérables, l'attrice è a suo agio anche nei ruoli di donne potenti che tengono in pugno la vita degli altri, e basta pensare a quanta strada abbia fatto dai tempi de Il diavolo veste Prada. Nei panni di Verity ha una presenza che pesa sulle scene anche quando lei non è nell'inquadratura. È la chiave del personaggio, e Hathaway l'ha capita perfettamente.

Dakota Johnson è gli occhi dello spettatore, una posizione più ingrata di quanto sembri: tocca a lei renderci credibile che una donna intelligente possa infilarsi in una trappola del genere. Il suo stile di recitazione trattenuto, un po' stanco, qui le sta benissimo, perché l'incertezza di Lowen appare autentica e non una forzatura di sceneggiatura. Nel thriller erotico non è certo una novellina, e si vede: sa condensare desiderio e paura in un solo sguardo.

Josh Hartnett, poi, sta vivendo uno dei ritorni più belli degli ultimi anni. Dopo Oppenheimer e Trap ha di nuovo tra le mani un personaggio di cui non si capisce se fidarsi. Il marito è il perno dell'intero film, e Hartnett si muove con abilità tra il simpatico e l'inquietante. Nei ruoli secondari compaiono anche Ismael Cruz Córdova e Michael Abbott Jr., anche se i riflettori restano saldamente puntati sul trio centrale.

Michael Showalter, il regista di commedie che ha scelto il buio

Lo ammetto, il nome di Michael Showalter non era il primo che mi sarei aspettato dietro un thriller così umido e lascivo. Il regista di The Big Sick e de Gli occhi di Tammy Faye è più che altro un autore di storie calde e attente alle persone. Ed è proprio questa la sorpresa: quel bagaglio gioca a favore di Verity. Showalter si mette al servizio degli attori, lascia respirare le scene e non soffoca il film con spaventi a buon mercato.

È però anche qui che sento i compromessi maggiori. Una storia del genere a volte chiederebbe una mano registica più spietata, quasi perversa, quell'eccesso stilizzato che i grandi classici del genere hanno avuto il coraggio di osare. Showalter è più elegante e più prudente. I 117 minuti sono in gran parte ben riempiti, ma ci sono momenti in cui la tensione resta sospesa invece di stringere.

Cosa funziona davvero: il potere di un testo inaffidabile

L'idea più intelligente di Verity è che il sospetto nasca da un testo scritto. Parliamo di una scrittrice, una persona che per mestiere mente in modo credibile. È un meccanismo che offre un campo di gioco straordinario: tutto ciò che scopriamo dal diario può essere al tempo stesso confessione e finzione, e il film mantiene questa ambiguità con mestiere. Da spettatori ci si sorprende di continuo a rimettere in discussione ciò che cinque minuti prima sembrava certo.

Dove il terreno comincia a cedere?

Non è un film perfetto, ed è meglio dirlo subito. Per via delle regole del genere, alcuni colpi di scena verranno fiutati dagli spettatori più esperti prima di quanto il film vorrebbe. Ed è un film adulto, molto fisico, a tratti decisamente scomodo: chi si aspetta un giallo più raffinato e da salotto potrebbe restare spiazzato.

L'altro rischio è il tono. Verity oscilla a volte tra il dramma psicologico serio e il pulp succoso da piacere proibito, e non sempre decide cosa vuole essere. A me questo ha divertito più che infastidito, ma capisco chi lo troverà eccessivo, o al contrario troppo poco.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: L'amore bugiardo: Gone Girl (2014), L'uomo nell'ombra (2010), Basic Instinct (1992), Attrazione fatale (1987), Rebecca, la prima moglie (1940)

Domande frequenti

Quando esce Verity nei cinema italiani?

Verity è uscito nelle sale italiane il 1° ottobre 2026.

Di cosa parla Verity?

Un'esordiente, Lowen Ashleigh, viene ingaggiata come ghostwriter dalla celebre scrittrice Verity Crawford e, nella sua tenuta, trova quello che sembra un diario, che rivela un segreto oscuro sul marito di Verity. La domanda è: quanto c'è di vero?

Quanto dura Verity?

Il film dura 117 minuti.

Chi sono gli attori di Verity?

I protagonisti sono Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett, affiancati tra gli altri da Ismael Cruz Córdova e Michael Abbott Jr.

Chi ha diretto Verity?

Il film è diretto da Michael Showalter.

Vale la pena trasferirsi per due ore a casa di Verity?

Secondo me sì. Verity non rivoluziona il genere, ma dà esattamente ciò per cui si compra il biglietto di un film così: sospetto, desiderio, silenzi scomodi e tre attori che si divertono visibilmente a mettersi a vicenda i nervi a fior di pelle. La regia di Showalter a tratti è più cauta del necessario, ma l'idea centrale, un diario di cui non possiamo fidarci nemmeno per una parola, tiene viva l'attenzione fino in fondo. Andateci in una cupa serata d'autunno, possibilmente con qualcuno con cui discutere a lungo, all'uscita, su chi avesse ragione. E se una volta a casa guarderete con un po' di sospetto il taccuino del vostro partner, il merito sarà tutto del film.

Voto: 7,5/10 · Storia 8 · Recitazione 8 · Regia 7 · Immagini 7 · Musica e sonoro 7 · Emozioni 8