A Place in Hell, recensione in anteprima: Michelle Williams e Daisy Edgar-Jones nelle mani della regista di Fair Play
Se c'è qualcuno capace di chiudere due persone in una stanza e farci mangiare le unghie fino all'ultimo minuto, quella è Chloe Domont. La regista di Fair Play torna con un nuovo film e, a guardare il cast, la prima reazione è una sola: qui finirà male, nel senso migliore possibile. A Place in Hell non è ancora uscito, ma noi ci stiamo già chiedendo quanto ci farà soffrire.
Sulla carta è uno dei drammi ad alta tensione più promettenti in arrivo, e la coppia Michelle Williams e Daisy Edgar-Jones promette un vero duello d'attrici.
Scheda del film
| Regia | Chloe Domont |
|---|---|
| Cast | Michelle Williams, Daisy Edgar-Jones, José Báez, Michael Benz, Mark Borkowski |
| Genere | Drammi cinematografici, Thriller |
| Paese | Film americani |
Cosa sappiamo finora, e cosa no
Partiamo da un po' di onestà: del film, per ora, si sa poco. È una produzione americana, sta a metà tra il dramma e il thriller, la regia è di Chloe Domont e nei ruoli principali troviamo Michelle Williams, Daisy Edgar-Jones, José Báez, Michael Benz e Mark Borkowski. Tutto qui. Sulla trama, sui personaggi, su chi si scontrerà con chi, non c'è ancora nulla di certo da raccontare, e non ho intenzione di inventarmi niente: in una recensione in anteprima non c'è peccato peggiore.
Il titolo, però, dice già parecchio. A Place in Hell, un posto all'inferno: non è certo il titolo di una commedia romantica. Fa pensare piuttosto a qualcuno che finisce in una situazione senza via d'uscita, e a un film che starà lì a osservare cosa fa una persona quando si trova con le spalle al muro. E il mix di dramma e thriller è esattamente il terreno su cui Domont dà il meglio di sé.
Chloe Domont, maestra della tensione che mette a disagio
Chi ha visto Fair Play sa benissimo perché basta sentire il nome di Domont per drizzare le antenne. Quel film intrecciava una relazione di coppia e una lotta di potere sul posto di lavoro con una tale ferocia che avevo lo stomaco annodato anche durante i titoli di coda. Niente inseguimenti, niente esplosioni, eppure funzionava come un thriller, perché la tensione nasceva dai piccoli spostamenti tra le persone, dai rancori non detti, dai giochi di potere.
È uno stile rarissimo. Quando girano un thriller, quasi tutti i registi affidano la suspense alla trama. Domont la affida ai personaggi. Proprio per questo, anche stavolta, non sono tanto curioso dei colpi di scena quanto di vedere come smonterà i suoi protagonisti, piano piano, con metodo. Se sarà precisa anche solo la metà rispetto al suo esordio, potrebbe già essere uno dei film più interessanti della stagione.
Il secondo film, certo, è sempre un rischio. Dopo un esordio così forte la pressione sulle spalle di chi dirige è enorme, e molti finiscono per ripetere la stessa formula oppure per scappare troppo lontano da essa. Sono curioso di vedere quale strada sceglierà Domont.
Michelle Williams e Daisy Edgar-Jones: la coppia che da sola vale il biglietto
Michelle Williams è una di quelle attrici da cui, semplicemente, non ho mai visto un'interpretazione sbagliata. I segreti di Brokeback Mountain, Blue Valentine, Manchester by the Sea, The Fabelmans: in ognuno di questi film è riuscita a dire di più con un solo movimento del viso di quanto altri dicano con un intero monologo. I thriller drammatici costruiti su attrici così raramente deludono, perché anche quando la sceneggiatura inciampa, sono loro a portare il film sulle spalle.
Daisy Edgar-Jones, invece, è una delle ascese più entusiasmanti degli ultimi anni. Con la serie Normal People è esplosa grazie a una presenza fragile e insieme durissima, tanto che da allora seguo ogni sua mossa, e La ragazza della palude o Twisters hanno dimostrato che sa reggere un film anche su un terreno più commerciale.
Le due attrici nello stesso film, dirette da una regista che lavora proprio sulla tensione tra le persone? Ci scommetterei quasi: il punto di forza del film saranno le interpretazioni. Che rapporto avranno i loro personaggi sullo schermo ancora non lo sappiamo, ma qualunque esso sia, questa coppia promette scintille.
I comprimari, José Báez, Michael Benz e Mark Borkowski, sono nomi meno noti al grande pubblico, ma in un dramma da camera come questo a volte sono proprio i volti meno conosciuti a riservare le sorprese più belle.
Cosa potrebbe renderlo davvero riuscito
- La firma della regista: Domont ha già dimostrato di saper trasformare situazioni quotidiane in un thriller soffocante.
- Il cast: Williams ed Edgar-Jones sono entrambe attrici capaci di rendere visibile anche il conflitto interiore.
- Il mix di generi: l'incontro tra dramma e thriller promette un cinema adulto, pensato per un pubblico che ragiona, e di film così sul grande schermo ne arrivano sempre meno.
- L'atmosfera del titolo: cupo, opprimente, intrigante. Se il film manterrà questo tono, non sarà facile scrollarselo di dosso.
La forza di film come questo sta di solito nel non permettere mai allo spettatore di rilassarsi comodo sulla poltrona. Dopo il lavoro precedente di Domont, non mi stupirei se anche questo diventasse uno di quei film su cui si continua a discutere nel parcheggio, dopo l'uscita dalla sala.
Dove potrebbe scivolare
Non sarei onesto se parlassi solo di entusiasmo. La maledizione del secondo film esiste davvero: budget più alti, nomi più grossi e aspettative più pesanti a volte si mangiano quell'energia grezza, un po' sfacciata, che rende speciale un esordio. Se Domont sceglierà una strada troppo sicura, rischiamo di ritrovarci con un dramma ben recitato ma dimenticabile.
L'altro rischio è il genere stesso. I thriller drammatici camminano sul filo: troppo dramma e diventano lenti, troppo thriller e i personaggi perdono spessore. Anche a Fair Play alcuni critici avevano rimproverato un finale sopra le righe. Sono curioso di capire se la regista ne abbia fatto tesoro.
Infine, finché non ci saranno informazioni concrete sulla storia, ogni aspettativa poggia soltanto sui nomi coinvolti. Ed è insieme una promessa e un pericolo.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi ama i drammi adulti che costruiscono lentamente, giocati sulla tensione tra i personaggi, e a chi si è sentito Fair Play sotto la pelle. Per i fan di Michelle Williams e Daisy Edgar-Jones è un appuntamento obbligato.
- Meglio lasciar perdere se: Se cerchi un thriller tutto azione e spettacolo, o una serata leggera per staccare la testa, probabilmente non è il film che fa per te.
Se ti piace, guarda anche: Fair Play (2023), L'amore bugiardo - Gone Girl (2014), Tár (2022), Il cigno nero (2010), Whiplash (2014)
Domande frequenti
Chi ha diretto A Place in Hell?
Il film è diretto da Chloe Domont, già autrice del thriller Fair Play.
Chi recita in A Place in Hell?
Nei ruoli principali ci sono Michelle Williams, Daisy Edgar-Jones, José Báez, Michael Benz e Mark Borkowski.
Di che genere è A Place in Hell?
È un mix di dramma e thriller.
In quale paese è stato prodotto il film?
A Place in Hell è una produzione americana.
Vale la pena segnarlo fin da ora in agenda?
Secondo me sì. Una regista che con il suo primo film ha dimostrato di saper trasformare verità scomode in un cinema avvincente e logorante per i nervi, e due attrici che si muovono a proprio agio anche sui terreni emotivi più impervi: è una combinazione che raramente sbaglia il colpo. Certo, non l'abbiamo ancora visto, e le trappole del secondo film sono reali, ma il mio voto atteso tende decisamente verso l'alto. Se i drammi adulti e tesi sono il tuo mondo, non aspettare lo streaming: guardalo al cinema, in una sala buia, dove non c'è modo di sfuggirgli.
