Back to the Beginning: Ozzy's Final Bow, recensione in anteprima: l'ultimo grande addio dell'heavy metal sul grande schermo
Ci sono concerti di cui si parla per decenni, e ce ne sono altri dopo i quali niente è più come prima. Back to the Beginning: Ozzy's Final Bow sta per arrivare, e se riuscirà a trasmettere anche solo metà di quello che promette il titolo, nelle sale i fazzoletti finiranno in fretta. Ecco la nostra recensione in anteprima di un film che, da fan, è quasi impossibile aspettare con calma.
Sulla carta può diventare uno dei momenti cinematografici più importanti nella storia dell'heavy metal. Molto dipenderà ancora dalla realizzazione documentaristica, ma per i fan si annuncia come un appuntamento obbligato.
Back to the Beginning: Ozzy's Final Bow: trailer
Scheda del film
| Regia | Tim Van Someren, Ben Wainwright-Pearce |
|---|---|
| Genere | Documentari, Film musicali |
| Paese | Film americani |
Ritorno al punto di partenza
Il titolo non è scelto a caso, e chiunque abbia seguito anche distrattamente le notizie rock degli ultimi anni sa bene a cosa si riferisce. Back to the Beginning era il nome del concerto d'addio tenuto a Birmingham nell'estate del 2025, quando Ozzy Osbourne e la formazione originale dei Black Sabbath sono saliti sul palco un'ultima volta nella città da cui tutto era cominciato. Poche settimane dopo Ozzy se n'è andato, e quella serata ha assunto col senno di poi un peso completamente diverso: non più soltanto un concerto d'addio, ma la vera chiusura di una carriera intera.
Sul contenuto preciso del film e sulla sua struttura, per ora, non abbiamo informazioni ufficiali dettagliate, quindi non fingerò di sapere quante canzoni ci saranno, chi prenderà la parola o quanto materiale dietro le quinte vedremo. Quello che sappiamo con certezza: si tratta di un documentario musicale, una produzione statunitense firmata da due registi, Tim Van Someren e Ben Wainwright-Pearce. Dato il titolo, è difficile immaginare che al centro non ci siano quella serata e il percorso che ha portato fin lì.
Perché fa male ed è bello allo stesso tempo?
Sinceramente: è molto difficile attendere un film del genere con il solo sguardo del critico. Ozzy non era semplicemente un cantante, ma un personaggio entrato in qualche modo nella cultura pop di quasi ogni generazione dell'ultimo mezzo secolo. Per chi è cresciuto negli anni Settanta, Ozzy sono i riff di Paranoid e Iron Man. Per chi è arrivato dopo, i successi della carriera solista. E per chi guardava la televisione all'inizio degli anni Duemila, un padre di famiglia un po' svampito ma adorabile, protagonista del suo reality.
Questo film, almeno a giudicare dal titolo e dal tempismo, condensa tutto in un unico punto. Un uomo che da anni combatteva con seri problemi di salute e che, nonostante tutto, si presenta ancora una volta davanti al pubblico della sua città natale. Se i registi sapranno maneggiare bene questo materiale, non avremo una semplice registrazione live, ma un addio di cui anche lo spettatore potrà sentirsi parte. È esattamente quello che mi aspetto, e lo ammetto, un po' ne ho anche paura.
L'eredità dei Black Sabbath: senza di loro niente metal
Non è un'esagerazione: senza i Black Sabbath l'heavy metal come lo conosciamo oggi semplicemente non esisterebbe. Il quartetto di Birmingham, Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, alla fine degli anni Sessanta inventò un suono più pesante, più cupo e più minaccioso di qualsiasi cosa passasse allora in radio. I riff ribassati di Iommi, il basso e i testi di Butler, la batteria di Ward, jazzata eppure brutale, e la voce spettrale e inconfondibile di Ozzy formavano insieme la ricetta da cui migliaia di band avrebbero poi attinto.
Proprio per questo la posta in gioco di un documentario del genere è molto più alta di quella di un normale film concerto. Non è solo una band a congedarsi: è un intero genere che può guardare in faccia le proprie origini. Se il film riuscirà a restituire questo peso, anche chi non ha mai ascoltato un disco dei Sabbath potrà capire perché tutto questo è stato così importante.
Il compito dei registi: non rovinare niente
Tim Van Someren e Ben Wainwright-Pearce si trovano in una posizione piuttosto particolare. Da un lato il materiale con cui lavorano funziona quasi da solo: davanti a un momento storico come questo, anche le riprese grezze fanno venire la pelle d'oca. Dall'altro, proprio per questo è facile sbagliare. Un documentario musicale può scivolare in due direzioni: diventare troppo asettico, una semplice sequenza di brani uno dopo l'altro, oppure troppo enfatico, con lo spettatore spinto a commuoversi ogni due minuti.
Mi piacerebbe vedere un film che lascia respirare la musica. I migliori film concerto, come il classico dei Talking Heads Stop Making Sense o L'ultimo valzer di Scorsese, sono grandi proprio perché il regista non pretende di essere più furbo dei musicisti. Un buon montaggio, un volto colto al momento giusto, uno sguardo tra due vecchi compagni di palco dicono più di qualunque voce narrante. Se i due registi lo capiranno, avranno vinto.
Dove si nascondono i rischi?
Non sarebbe corretto limitarsi agli entusiasmi, quindi ecco anche i timori.
- La qualità del suono decide tutto. In un film metal, se l'impianto della sala non rimbomba e i riff non fanno tremare la poltrona, l'intera operazione perde senso. In questa categoria ho dato il punteggio massimo, ma è più un'aspettativa che una previsione.
- La trappola dell'eccessiva reverenza. In un film d'addio la tentazione di smussare ogni spigolo e lasciare solo i momenti belli è forte. Ma la storia dei Sabbath e di Ozzy non è mai stata bella e lineare, e se il film la tacesse rischierebbe di perdere credibilità.
- A chi si rivolge? Se il film è pensato solo per gli iniziati, chi viene da fuori rischia di perdersi. Se invece spiega troppo, i fan di vecchia data finiranno per annoiarsi.
Nessuno di questi rischi è fatale, ma tutti e tre possono fare la differenza tra un bel ricordo e un film da rivedere ancora tra qualche anno.
Al cinema o a casa? Per me non c'è dubbio
Ci sono film che si possono tranquillamente aspettare in streaming. Questo no. Un'esperienza da concerto, soprattutto di questo peso, va vissuta sul grande schermo e con le casse giuste. Chi è stato in uno stadio nel momento in cui parte un riff e decine di migliaia di persone urlano all'unisono sa che dal divano non è la stessa cosa. La sala può restituirne almeno una parte.
E poi c'è l'aspetto collettivo. Un film così va visto insieme a chi ha amato Ozzy come noi. Non mi sorprenderei se durante le proiezioni il pubblico applaudisse, cantasse o restasse semplicemente in silenzio durante i titoli di coda. Questo misto di lutto e festa condivisa è qualcosa che nessuna piattaforma di streaming potrà mai sostituire.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A tutti i fan dei Black Sabbath e di Ozzy, agli amanti del metal e del rock classico e a chiunque ami i grandi addii musicali sul grande schermo.
- Meglio lasciar perdere se: Chi resta indifferente al rock duro, o chi si aspetta una trama di finzione con colpi di scena, probabilmente si troverà meglio altrove.
Se ti piace, guarda anche: Stop Making Sense (1984), L'ultimo valzer (1978), Metallica: Some Kind of Monster (2004), This Is Spinal Tap (1984), Bohemian Rhapsody (2018)
Domande frequenti
Che genere di film è Back to the Beginning: Ozzy's Final Bow?
È un documentario musicale: non un film di finzione, ma un'opera dedicata a una band e a musicisti reali.
Chi ha diretto Back to the Beginning: Ozzy's Final Bow?
Il film è diretto da Tim Van Someren e Ben Wainwright-Pearce.
In quale paese è stato prodotto il film?
Back to the Beginning: Ozzy's Final Bow è una produzione statunitense.
Ci sarai all'ultima serata di Ozzy?
È raro aspettare un film non per curiosità di sapere come va a finire, ma semplicemente per il desiderio di esserci. Back to the Beginning: Ozzy's Final Bow è proprio uno di questi. Il mio giudizio previsto è alto, e gran parte del merito va alla forza del materiale, non ai registi, almeno per ora. Quanto Tim Van Someren e Ben Wainwright-Pearce sapranno aggiungere lo scopriremo solo in sala. Per quanto mi riguarda, so già che comprerò il biglietto, e so anche che non uscirò con gli occhi asciutti. Se ti è mai capitato di alzare il volume di Paranoid in macchina, credo che ci sarai anche tu.
