Cinquanta sfumature di nero, la recensione: più seta, meno scintille
Nonostante il titolo, Cinquanta sfumature di nero è un film sorprendentemente luminoso, quasi asettico. Dakota Johnson continua a valere più del materiale che le viene dato, mentre Jamie Dornan resta un abito costoso che qualcuno ha dimenticato di riempire con un'anima. Eppure c'è un piacere colpevole che ti tiene incollato alla poltrona per tutti i 118 minuti.
Un sequel lucidato a specchio ma tiepido, che Dakota Johnson salva dalla noia più totale.
Cinquanta sfumature di nero: trailer
Scheda del film
| Original | Fifty Shades Darker |
|---|---|
| Uscita in Italia | 09/02/2017 |
| Regia | James Foley |
| Cast | Dakota Johnson, Jamie Dornan, Eric Johnson, Eloise Mumford, Bella Heathcote, Rita Ora |
| Genere | Drammi, Film romantici |
| Durata | 118 min |
| Divieto | VM14 |
| Paese | Film americani |
Seconda possibilità, nuove regole
Si riparte esattamente da dove si era chiuso il primo capitolo, Cinquanta sfumature di grigio: Anastasia Steele e Christian Grey hanno preso strade diverse, ma lui non è certo il tipo che lascia andare facilmente ciò che considera suo. Ferito, Christian prova a riconquistare una Ana diffidente, che stavolta non ha alcuna intenzione di tornare alle vecchie condizioni. Vuole un nuovo accordo prima di concedergli un'altra occasione.
Sulla carta è un punto di partenza intrigante, perché i rapporti di forza si ribaltano: adesso non è più Christian a dettare legge, è Ana. I momenti migliori del film sono proprio questi, quando lei dice chiaramente cosa vuole e il miliardario, per la prima volta, è costretto ad ascoltare qualcuno. Peccato che questa dinamica si appiattisca presto.
Alla ricostruzione della fiducia si aggiunge la minaccia: figure inquietanti emergono dal passato di Christian e cominciano a stringere il cerchio attorno alla coppia. In teoria è la componente thriller che dovrebbe portare tensione, in pratica sembra più un giro obbligato, come se anche la sceneggiatura sapesse che tra una camera da letto e l'altra qualcosa deve pur succedere.
Dakota Johnson tiene in piedi tutto da sola
Diciamolo senza giri di parole: se il film si lascia guardare, il merito è di Dakota Johnson. Nelle sue mani Anastasia Steele non è la vittima ingenua, ma una donna un po' ironica, un po' imbarazzata e sempre più sicura di sé, che a tratti sembra fare l'occhiolino allo spettatore: sì, lo so che è assurdo. Questa sottile autoironia è l'arma segreta del film e vale molto più di metà dei dialoghi.
Jamie Dornan nei panni di Christian Grey rimane lo stesso enigma del primo film, ma non nel senso buono. Dovrebbe essere l'uomo spezzato dal passato oscuro che finalmente mostra la propria vulnerabilità, eppure la sua interpretazione si riduce perlopiù a sguardi rigidi e frasi sussurrate. L'alchimia tra i due va a corrente alternata: ci sono scene in cui scatta davvero la scintilla e altre in cui sembrano due persone in posa una accanto all'altra in uno spot di profumi.
Tra i comprimari, Eric Johnson nel ruolo di Jack Hyde ha abbastanza spazio da farci capire che attorno a lui qualcosa non quadra, mentre Bella Heathcote come Leila offre una delle presenze più inquietanti del film. Rita Ora (Mia Grey), Luke Grimes (Elliot Grey) ed Eloise Mumford (Kate Kavanagh) fanno soprattutto da arredamento, e Jennifer Ehle nei panni di Carla è evidentemente un'attrice migliore di quanto il ruolo le richieda.
James Foley e la superficie levigata
Alla regia stavolta c'è James Foley, e il cambio si sente. Il film scorre meglio, ha un ritmo più sostenuto rispetto al precedente e meno tempi morti. Però qualcosa si è anche perso: al posto di quell'atmosfera sospesa e un po' spiazzante, ora tutto è lucido, ordinato e rassicurante. Come guardare un dramma erotico seduti nella hall di un hotel di lusso.
Visivamente, del resto, è impeccabile. Il mondo di Christian trasuda denaro in ogni inquadratura: gli interni, gli abiti, i ricevimenti ci ricordano che il cuore della fantasia non è tanto il sesso, quanto la ricchezza e l'attenzione che qualcuno dedica esclusivamente a te. Foley lo ha capito benissimo e lo asseconda alla perfezione.
Il problema è che il titolo promette sfumature più cupe e la regia ne ha paura. Le scene erotiche sono più stilizzate che audaci, e il pericolo non sembra mai davvero pericoloso.
Una colonna sonora migliore del film
Se c'è una cosa davvero riuscita, è il suono. Le canzoni pop e le musiche d'atmosfera restituiscono insieme quella sensazione notturna e afosa che immagini e dialoghi non sempre sanno dare. In più di una scena è la musica a reggere sulle spalle l'intera sequenza, e in quei momenti quasi ci crediamo che davanti a noi stia bruciando una grande passione.
Il che, ovviamente, è anche un atto d'accusa: se in un dramma romantico sono le canzoni a portare il peso delle emozioni, vuol dire che sceneggiatura e personaggi non funzionano.
Dove il nero sbiadisce
Il difetto principale sta nella struttura del racconto. Le ombre del passato di Christian dovrebbero creare tensione, ma la linea narrativa è episodica: compare, sparisce e non diventa mai una minaccia vera e opprimente. Il film vuole essere due cose insieme, un romantico nuovo inizio e un thriller, e non porta fino in fondo né l'una né l'altra.
Anche i dialoghi spesso fanno ridere senza volerlo. C'è quel tipo di enfasi presa terribilmente sul serio che in sala provoca risatine, e non sempre nel momento giusto. Chi lo guarda con distacco ironico può persino divertirsi. Chi vorrebbe immergersi davvero nel dramma amoroso, invece, rischia di restarne infastidito.
- Cosa funziona: Dakota Johnson, l'estetica, la musica, il ritmo più veloce.
- Cosa no: la rigidità di Jamie Dornan, il filone thriller lasciato a metà, l'oscurità promessa dal titolo che non arriva mai.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per i fan del primo film curiosi di sapere come prosegue la storia di Ana e Christian, e per chi cerca una serata scintillante e un po' peccaminosa, magari in compagnia di amici e con lo sguardo ironico.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi si aspetta un vero thriller erotico o un dramma di personaggi profondo e ben costruito, e per chi era già rimasto indifferente davanti al primo capitolo. Non è un film per un pubblico giovane.
Se ti piace, guarda anche: Cinquanta sfumature di grigio (2015), Cinquanta sfumature di rosso (2018), 9 settimane e ½ (1986), 365 giorni (2020), After (2019)
Domande frequenti
Di cosa parla Cinquanta sfumature di nero?
Christian Grey cerca di riconquistare Anastasia Steele, che accetta di dargli un'altra possibilità solo sulla base di un nuovo accordo. Mentre i due provano a ricostruire la fiducia, dal passato di Christian emergono figure minacciose.
Quando è uscito Cinquanta sfumature di nero in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 9 febbraio 2017.
Quanto dura Cinquanta sfumature di nero?
Il film dura 118 minuti.
Chi ha diretto Cinquanta sfumature di nero?
La regia è di James Foley.
Chi sono i protagonisti?
Dakota Johnson interpreta Anastasia Steele e Jamie Dornan è Christian Grey; nel cast ci sono anche Eric Johnson, Bella Heathcote, Rita Ora, Eloise Mumford, Jennifer Ehle e Luke Grimes.
Vale la pena tornare nella stanza rossa di Grey?
Cinquanta sfumature di nero è come un regalo costoso ma un po' vuoto: la confezione è bella, piacevole da tenere in mano, ma una volta aperta ti accorgi che dentro c'è poco. È più professionale e scorrevole del capitolo precedente, e Dakota Johnson dimostra ancora una volta di meritare ben altro. L'oscurità promessa dal titolo però non arriva, il thriller si perde per strada e il romanticismo è più vetrina che passione.
Se ami la saga non resterai deluso, perché ottieni esattamente quello che ti aspetti. Se invece finora non hai capito il perché di tanto clamore, questo film non ti convertirà. Per una sera di pioggia, con un bicchiere di vino e aspettative contenute, può andare. Non chiedergli di più.
