Coyote vs. Acme, la recensione: Willy il Coyote fa causa, e noi siamo seduti in aula
Quante incudini sono piovute su questo povero animale prima che a qualcuno venisse in mente che forse si trattava di responsabilità per prodotto difettoso? Coyote vs. Acme costruisce un intero film su questa domanda, e sorprendentemente non si ferma alla battuta. Il film di Dave Green è insieme una scatenata vendetta in stile cartoon e una favola stranamente commovente su cosa succede quando chi perde sempre prende finalmente la parola.
Una commedia arguta, affettuosa e sorprendentemente toccante, che trasforma la gag più antica dei Looney Tunes in un film che funziona davvero, anche se nella seconda metà a tratti perde slancio.
Coyote vs. Acme: trailer
Scheda del film
| Uscita in Italia | 02/09/2026 |
|---|---|
| Regia | Dave Green |
| Cast | John Cena, Lana Condor, Will Forte, P.J. Byrne, Nancy Linehan Charles |
| Genere | Film d'avventura, Film d'animazione |
| Durata | 103 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla? Un coyote che non ne può più
La premessa è così semplice che viene da chiedersi come mai nessuno ci abbia pensato prima. I prodotti della mega corporazione ACME, dai pattini a razzo alla supercolla, tradiscono puntualmente (e di solito sul posto) Willy il Coyote, mentre lui insiste imperterrito nel tentativo di acchiappare Beep Beep. Da decenni è il suo mestiere, e da decenni finisce sempre allo stesso modo: un'esplosione, una caduta, una nuvoletta di polvere in fondo al canyon.
Un giorno però Willy sbotta. Si rivolge all'avvocato che gli sorride da un cartellone pubblicitario e gli affida una causa contro la ACME. La battaglia è disperata, e il film non lo nasconde nemmeno per un istante: da una parte un personaggio dei cartoni animati, dall'altra un colosso aziendale. Nel frattempo emerge un lato del coyote che non conoscevamo, e ci viene concesso uno sguardo dietro le quinte, nella vita quotidiana tutt'altro che invidiabile dei personaggi animati.
Della trama non voglio svelare altro, perché il piacere più grande del film sta proprio nel modo in cui prende sul serio un'idea così assurda. La prende sul serio, ed è per questo che fa ridere.
Il perdente muto che finalmente trova la voce
Chi da bambino guardava i Looney Tunes ricorda quanto fosse strano fare il tifo per Willy. Era la tenacia fatta coyote: non si arrendeva mai, ordinava sempre un nuovo pacco, disegnava sempre un nuovo piano. E ogni volta era lui a rimetterci. Beep Beep intanto sfrecciava via lasciandosi dietro solo il suo verso.
La mossa migliore di Coyote vs. Acme è riportare a galla quel vecchio senso di giustizia che, in fondo, tutti ci portiamo dentro. Finalmente qualcuno dice che così non è giusto. Il film non prende in giro Willy, gli sta accanto, e così sotto la slapstick spunta uno strato sorprendentemente umano. C'è qualcosa di molto attuale e molto agrodolce nel vedere il piccolo (in questo caso il piccolo coyote) sfidare una multinazionale, sapendo che le sue possibilità sono più o meno quelle di un razzo ACME di arrivare a destinazione.
Questo è il cuore del film, e questo cuore batte. Senza invadenza, senza musiche strappalacrime a forzare la mano, ma come fanno le buone commedie per famiglie: tra una gag e l'altra ti sorprendi a tifare sul serio.
John Cena e compagni: attori in carne e ossa in un tribunale animato
Nel cast troviamo John Cena, Lana Condor, Will Forte, P.J. Byrne e Nancy Linehan Charles, e già dai nomi si capisce che qui l'accento cade sulla comicità. Negli ultimi anni Cena ha dimostrato che dietro i muscoli da wrestler si nasconde un ottimo istinto comico: autoironico, per nulla spaventato dal rendersi ridicolo, ed è esattamente ciò che serve in un film dove il partner di scena è un coyote disegnato.
Anche Will Forte si muove a suo agio nei personaggi strampalati, un po' patetici ma in qualche modo adorabili, mentre Lana Condor porta una presenza fresca e simpatica. L'insieme funziona: gli attori si divertono chiaramente e non guardano il materiale dall'alto in basso. Ed è fondamentale, perché se in un film del genere qualcuno strizza l'occhio al pubblico come a dire "che roba infantile, eh?", l'incanto crolla all'istante.
Non tutti i comprimari hanno abbastanza materiale, e qualcuno è più una funzione narrativa che un personaggio, ma le linee portanti reggono.
La regia di Dave Green: caos, ma sotto controllo
Dave Green doveva trovare un equilibrio delicatissimo. Da un lato restare fedele alla comicità fisica spietatamente precisa dei cartoni classici, dove una pausa ben calibrata vale più di qualsiasi gioco di parole. Dall'altro allargare quel mondo fino a farne una storia da lungometraggio di 103 minuti, con un arco narrativo, una posta in gioco e delle emozioni.
Per la prima metà, tanto di cappello. Le gag corrono, l'umorismo visivo va a segno e si vede che il film conosce e ama la sua fonte. Anche la parte processuale è sorprendentemente divertente: lo scontro tra procedura legale e logica da cartoon è un ottimo materiale, e Green lo sfrutta a dovere. Nella seconda metà però si sente che la storia deve per forza diventare "più grande", e a tratti si perde quella comicità precisa e minimalista che ha reso leggendari i vecchi episodi. Niente di grave, ma si nota.
Cosa funziona e dove inciampa?
Cosa funziona davvero:
- L'idea di partenza. Geniale nella sua semplicità, e il film non la abbandona ma la porta fino in fondo.
- La vita dietro le quinte dei personaggi animati. I momenti migliori sono quelli in cui sbirciamo nella quotidianità poco invidiabile dei personaggi. Questo livello meta è intelligente e a tratti decisamente malinconico.
- Willy come protagonista. Patetico, testardo, adorabile. Esattamente come lo abbiamo sempre sentito.
- L'aspetto visivo. Colorato, energico, rispettoso dello stile dei cartoni classici.
Dove inciampa:
- Il ritmo verso la fine. 103 minuti per questo materiale sono appena troppi, un paio di scene si potevano tranquillamente tagliare.
- La questione del pubblico. A volte il film non sa decidere se rivolgersi ai più piccoli o agli adulti nostalgici. Non è il classico titolo da mettere davanti a un bambino di sei anni e andarsene.
- La prevedibilità. La drammaturgia del piccolo contro la grande azienda segue binari noti, e ogni tanto si avverte.
Perché è importante che questo film esista?
Negli ultimi anni tantissimi franchise animati classici hanno ricevuto una versione "moderna", e diciamolo con franchezza: la maggior parte era dimenticabile. Spesso trattavano la fonte come un marchio da vendere. Coyote vs. Acme invece pone una domanda ai propri personaggi: e se queste figure provassero davvero qualcosa? E se Willy non fosse solo un meccanismo per gag?
È questo che lo rende più di un ennesimo prodotto nostalgico. Non è rivoluzionario, non è il vertice del genere, ma ha qualcosa da dire e lo dice con spirito e gentilezza. E, ironia della sorte, stiamo parlando di un film su prodotti aziendali che si ribella alla macchina aziendale. Difficile non goderselo.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chiunque sia cresciuto con i Looney Tunes e in segreto abbia sempre tifato per Willy il Coyote. Per ragazzi e adulti che amano le commedie inventive, un po' meta e un po' agrodolci.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi si aspetta un cartone animato frenetico ed esplosivo in ogni minuto da vedere con i più piccoli, e per chi è allergico in partenza ai film di franchise costruiti sulla nostalgia.
Se ti piace, guarda anche: Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), Looney Tunes: Back in Action (2003), Space Jam (1996), The LEGO Movie (2014)
Domande frequenti
Quando esce Coyote vs. Acme in Italia?
Il film è uscito nelle sale italiane il 2 settembre 2026.
Di cosa parla Coyote vs. Acme?
Willy il Coyote viene continuamente tradito dai prodotti della mega corporazione ACME mentre insegue Beep Beep. Un giorno non ne può più e, con l'aiuto di un avvocato visto su un cartellone pubblicitario, fa causa alla ACME.
Quanto dura Coyote vs. Acme?
Il film dura 103 minuti.
Chi ha diretto Coyote vs. Acme?
Il regista del film è Dave Green.
Chi sono gli attori del film?
Nel cast ci sono John Cena, Lana Condor, Will Forte, P.J. Byrne e Nancy Linehan Charles.
Vale la pena assistere al processo di Willy?
Sì, e non solo per nostalgia. Coyote vs. Acme è uno di quei rari casi in cui una vecchia gag da cartone animato diventa davvero un film, e non solo una pubblicità allungata. C'è umorismo, c'è cuore, e c'è qualcosa di piacevolmente ribelle nel vedere il più grande perdente del mondo che finalmente restituisce il colpo. La seconda metà si siede un po' e il film non centra sempre il suo pubblico, ma sono difetti che impallidiscono davanti al fatto di poter stare, dopo decenni, dalla parte di Willy. Io in aula mi siedo sulla sua panca. Portatevi un ombrello ACME, non si sa mai che al posto della pioggia arrivi un'incudine.
