Il regno di Orïsha, recensione in anteprima: Orïsha può diventare il prossimo grande mondo fantasy
Se qualcuno oggi dovesse mettere insieme il cast fantasy dei suoi sogni, scriverebbe più o meno questa lista. Il regno di Orïsha ha sulla carta tutto ciò che serve per diventare uno degli eventi più importanti del genere. Resta solo da capire se tanto talento darà vita a un mondo che respira davvero o a un appello di nomi illuminato benissimo.
Una regista di polso, un cast da capogiro e un mondo fantasy finalmente nuovo: se la sceneggiatura terrà il passo, potrebbe essere la vera sorpresa della stagione.
Il regno di Orïsha: trailer
Scheda del film
| Original | Children of Blood and Bone |
|---|---|
| Regia | Gina Prince-Bythewood |
| Cast | Chiwetel Ejiofor, Idris Elba, Regina King, Viola Davis, Cynthia Erivo, Damson Idris |
| Genere | Film fantasy |
| Paese | Film americani |
Magia rubata e figli ribelli del re: di cosa parla?
Il film ci porta nel mondo fantastico di Orïsha, dove una giovane donna si mette in viaggio per riconquistare la magia strappata con la forza al suo popolo. Non parte da sola: insieme al fratello stringe un'alleanza con la figlia e il figlio del re, per opporsi tutti insieme alla repressione brutale del sovrano.
La sinossi ufficiale non dice molto di più, e a dirla tutta basta questo per farmi drizzare le antenne. La struttura è classica, ma contiene una svolta che promette subito dramma: dalla parte dei ribelli ci sono proprio i figli del tiranno. Non è la solita storia dei buoni contro i cattivi, è anche una tragedia familiare in cui lealtà, sangue e coscienza tirano in direzioni opposte. Se il film prenderà sul serio questo conflitto interiore, potrà essere molto più di un'altra avventura con l'eroe prescelto.
Anche il tema della magia perduta ha una forza notevole. Qui nessuno scopre all'improvviso di avere poteri speciali: a un'intera comunità è stato rubato qualcosa che faceva parte della sua identità. È un fantasy in cui la magia non è solo spettacolo, ma simbolo di eredità, cultura e memoria. Ed è esattamente il tipo di storia che aspetto da tempo in questo genere.
Altro che cast, questa è una serata di premiazione
Vale la pena guardare con calma i nomi, perché non capita tutti i giorni. Viola Davis, Idris Elba, Chiwetel Ejiofor, Regina King, Cynthia Erivo, Lashana Lynch, Amandla Stenberg, Damson Idris, Tosin Cole e Thuso Mbedu. Una squadra che porta insieme peso drammatico da Oscar, mestiere da blockbuster ed energia giovane.
La sola presenza di Viola Davis e Regina King garantisce che le scene più drammatiche non suoneranno vuote. Da 12 anni schiavo sappiamo quanto dolore Chiwetel Ejiofor sappia concentrare in uno sguardo. Idris Elba è il tipo di attore che domina una scena con la sola presenza fisica, che faccia l'eroe o la minaccia. Cynthia Erivo, dopo Wicked, si muove ormai a suo agio nei grandi spettacoli fantasy, mentre Lashana Lynch con No Time to Die ha dimostrato di avere anche il senso dell'azione.
La generazione più giovane non è da meno. Amandla Stenberg aveva già lasciato il segno in Hunger Games e da allora è cresciuta in ruoli drammatici impegnativi. Thuso Mbedu, invece, è una delle giovani attrici più interessanti che abbia visto negli ultimi anni.
Chi interpreterà chi, per ora preferisco non indovinarlo, ma una cosa è certa: è raro un fantasy in cui anche i comprimari hanno questo calibro. Ed è proprio qui che si nasconde l'unico vero rischio, ma ci arriviamo dopo.
Gina Prince-Bythewood, la regista delle guerriere
Se volete il mio parere, la notizia migliore non è il cast ma il nome dietro la macchina da presa. Negli ultimi anni Gina Prince-Bythewood ha firmato due film che lasciano intuire con precisione cosa potrebbe portare qui. The Old Guard ha mostrato che sa girare un'azione viscerale e concreta partendo da un materiale soprannaturale. The Woman King ha dimostrato che un racconto epico di donne guerriere si può raccontare senza perdere per strada l'arco emotivo dei personaggi tra una battaglia e l'altra.
In più, sul set di The Woman King c'erano già Viola Davis, Lashana Lynch e Thuso Mbedu, quindi la regista lavorerà con una squadra in parte affiatata. Non è una garanzia, ma da queste reunion nasce spesso qualcosa di speciale, perché gli attori sanno benissimo cosa ci si aspetta da loro.
Nei lavori precedenti di Prince-Bythewood la dimensione umana c'è sempre stata. Già ai tempi di Love & Basketball guardava alle relazioni, non alla superficie. In un fantasy dove i fili si tendono tra fratelli, figli del re e un padre tiranno, serve proprio questa sensibilità.
Cosa può renderlo davvero grande?
Negli ultimi anni molti grandi fantasy sono rimasti intrappolati nelle solite scenografie medievali europee, oppure si sono innamorati a tal punto del proprio mondo in CGI da dimenticarsi di raccontare una storia. Orïsha, già dal nome, promette qualcosa di completamente diverso: un mondo nuovo, costruito su radici culturali proprie, che gran parte del pubblico non ha mai visto sul grande schermo.
- Un nuovo linguaggio visivo: un immaginario mitologico ed estetico meno sfruttato offre moltissime possibilità sul piano dello spettacolo.
- Una posta in gioco vera: l'oppressione e l'eredità rubata possono pesare molto più del solito mondo da salvare.
- Azione che fa male: a giudicare dai film precedenti della regista, gli scontri saranno fisici e pesanti, non balletti digitali senza gravità.
- Dramma familiare: il dilemma dei figli del re può essere l'arma segreta del film.
Se almeno tre di questi elementi verranno centrati in pieno, parleremo di un film che ricorderemo ancora tra anni e che potrebbe persino dare il via a un nuovo franchise.
Dove potrebbe inciampare?
Non sono ingenuo, però. Con una parata di star del genere c'è sempre il pericolo che il film voglia fare troppo: ogni grande nome ottiene una o due scene a effetto e la storia dei giovani protagonisti si perde in una sfilata che somiglia a una serie di camei. Costruire un mondo nuovo richiede già di per sé tempo e spiegazioni, e se la sceneggiatura non trova l'equilibrio rischiamo un primo atto affollato e carico di esposizione.
L'altro rischio è il tono. Tutto lascia pensare a un film pensato per un pubblico ampio, che difficilmente sprofonderà nel buio fino in fondo, eppure il tema della repressione brutale richiederebbe una certa durezza. Sono curioso di vedere come la regista bilancerà l'avventura per tutti e la gravità dell'argomento.
Infine c'è la questione visiva. Un mondo così funziona solo se lo sentiamo tangibile. Se la magia si riduce a una parata di luci digitali, il tutto rischia di perdere l'anima. Visti i lavori precedenti di Prince-Bythewood ho fiducia, ma sarà una delle prove più difficili del film.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi cerca un fantasy fresco, lontano dalle solite ambientazioni medievali, e ama che dietro l'azione ci siano una vera posta emotiva e grandi interpretazioni. Per i fan di The Woman King è un appuntamento obbligato.
- Meglio lasciar perdere se: A chi ormai prova stanchezza davanti ai grandi fantasy costruiti su mondi interi, o a chi vuole soltanto un'avventura leggera e divertente: probabilmente lo troverà troppo serio e troppo pesante.
Se ti piace, guarda anche: Black Panther (2018), Dune (2021), Hunger Games (2012), Willow (1988)
Domande frequenti
Di cosa parla Il regno di Orïsha?
Nel mondo fantastico di Orïsha una giovane donna parte per riconquistare la magia strappata con la forza al suo popolo. Insieme al fratello si allea con la figlia e il figlio del re per opporsi alla brutale repressione del sovrano.
Chi ha diretto Il regno di Orïsha?
Il film è diretto da Gina Prince-Bythewood, già regista di The Old Guard e The Woman King.
Chi c'è nel cast?
Nel cast troviamo Chiwetel Ejiofor, Idris Elba, Regina King, Viola Davis, Cynthia Erivo, Damson Idris, Amandla Stenberg, Lashana Lynch, Tosin Cole e Thuso Mbedu.
Vale la pena aspettare che Orïsha apra le sue porte?
Secondo me sì, e non poco. Capita di rado che un fantasy riunisca tanto talento con al timone una regista che ha già dimostrato di saper essere epica e umana allo stesso tempo. Il regno di Orïsha non è l'ennesimo sequel né l'ennesimo remake, ma un mondo con eroi propri, e questo da solo è una boccata d'aria nella programmazione di oggi. I rischi ci sono, il sovraffollamento e il tono sono pericoli concreti, ma la mia attesa è decisamente positiva. Quando arriverà in sala, cercate lo schermo più grande che potete: Orïsha va scoperta lì, la prima volta.
