Reisen mot Nord, recensione in anteprima: ghiaccio norvegese, una fiaba antica e una bambina che non si arrende
Ci sono fiabe che conosciamo tutti a memoria, eppure ogni volta siamo curiosi di vedere come qualcuno le racconterà di nuovo. La Regina delle Nevi di Andersen torna adesso in mani norvegesi, diretta da Bente Lohne, e sulla carta promette proprio ciò di cui abbiamo più bisogno quando arriva l'inverno: freddo fuori, calore dentro. Non l'abbiamo ancora visto, ma le premesse bastano per tenerlo d'occhio.
Si annuncia come una fiaba nordica dal budget probabilmente contenuto ma fatta col cuore: per i più piccoli può essere pura magia, per gli adulti una parentesi breve e piacevole.
Scheda del film
| Regia | Bente Lohne |
|---|---|
| Genere | Film d'animazione |
| Durata | 85 min |
| Paese | Film norvegesi |
Di cosa parla? Un'amicizia più forte del ghiaccio
La storia suonerà familiare a chiunque, da bambino, abbia sfogliato almeno una volta un libro di Andersen. Kai, l'amico della giovane Gerda, scompare misteriosamente, e lei invece di restare a piangere davanti al camino si mette in cammino verso l'ignoto per ritrovarlo. È già di per sé un ottimo punto di partenza, perché l'eroina qui non è la guerriera prescelta né la principessa dotata di poteri magici: è una bambina mossa da una sola cosa, la mancanza del suo amico.
Lungo il viaggio Gerda stringe amicizia con persone, uccelli, animali e perfino una strega buona. È la classica struttura a tappe delle fiabe, e nell'animazione può funzionare benissimo: ogni nuova location porta con sé un mondo diverso, nuovi personaggi, una nuova tavolozza di colori. Gerda però non sa che un nemico la segue come un'ombra: la Regina delle Nevi in persona, insieme al suo apprendista Ludvig.
La perfida sovrana tiene prigioniero Kai nel suo palazzo di ghiaccio, nell'estremo nord della Norvegia. E la grande domanda, come recita anche la sinossi ufficiale, è una sola: riuscirà Gerda a salvarlo? Noi non facciamo pronostici, la risposta arriverà con il film.
Il tocco nordico: Ludvig e il paesaggio norvegese
La cosa più interessante, a prima vista, sono due piccole ma eloquenti deviazioni rispetto all'immaginario classico. La prima è l'ambientazione: il palazzo di ghiaccio non si trova in un altrove astratto e fiabesco, ma esplicitamente nel profondo nord della Norvegia. Secondo me questa scelta può dare molto al film. Gli autori norvegesi possono disegnare il loro paesaggio, il loro inverno, la loro luce, e se lo fanno bene non ne uscirà l'ennesima favola innevata generica, ma un mondo concreto, con un freddo vero e un silenzio vero.
La seconda novità è Ludvig, l'apprendista della Regina delle Nevi. Un personaggio così ha un potenziale enorme: nei film per famiglie il giovane che sta dalla parte sbagliata è spesso la figura più interessante, perché il suo destino non è ancora scritto. Cosa ne farà il film non lo sappiamo, ma è già un buon segno che la Regina non compaia da sola, come una statua di ghiaccio solitaria, e che accanto a lei ci sia qualcuno che segue Gerda passo dopo passo. Questo dà tensione al viaggio e offre anche ai piccoli spettatori un antagonista tangibile.
Bente Lohne e il coraggio dell'animazione europea
Alla regia c'è Bente Lohne, e la produzione è norvegese. Un dettaglio tutt'altro che secondario, perché l'animazione europea si muove su un terreno molto diverso da quello dei grandi studi americani. Raramente ci sono budget da centinaia di milioni di dollari o cast vocali pieni di popstar, ma spesso c'è qualcosa che nelle grandi produzioni tende a perdersi: un tono più personale, uno stile visivo più audace e nessuna paura di raccontare una fiaba un po' più lenta, un po' più silenziosa.
Anche la durata di 85 minuti va in questa direzione. Non è un'epopea dilatata di due ore, ma un formato compatto e a misura di bambino, sostenibile per un seienne e senza che i genitori debbano controllare l'orologio. Personalmente amo questa durata nell'animazione: basta per raccontare una storia completa senza riempirla di scene di passaggio.
Il rischio, naturalmente, è che il budget ridotto si veda. Un film d'animazione europeo a volte lavora con movimenti più rigidi e sfondi più semplici, e chi è abituato ai grandi kolossal hollywoodiani potrebbe trovarlo insolito all'inizio. Io però non lo considererei un difetto, purché lo stile sia coerente e il cuore sia al posto giusto.
Cosa può funzionare davvero bene?
- Il materiale di partenza. La fiaba di Andersen funziona da generazioni perché è semplice e profondamente vera: l'affetto e la tenacia sono più forti del gelo. Difficile rovinarla.
- La protagonista. Gerda non è una guerriera né una principessa, è una bambina determinata. I più piccoli si identificano con lei senza fatica.
- Le tappe del viaggio. Persone, uccelli, animali, una strega buona: tutti personaggi con cui gli animatori possono sbizzarrirsi e che possono tenere i bambini incollati allo schermo.
- L'atmosfera nordica. Il paesaggio norvegese e il palazzo di ghiaccio possono regalare al film un'aria particolare, lontana dai cliché.
- Il ritmo. 85 minuti sono esattamente quanto serve per un pomeriggio al cinema in famiglia.
Dove rischia di scivolare sul ghiaccio?
A dire il vero, il nemico più temibile non sarà la Regina delle Nevi, ma il confronto. Negli ultimi anni questa storia è riapparsa in diversi adattamenti, e per gran parte del pubblico la combinazione di neve, ghiaccio e sovrana magica richiama subito un certo film Disney dal successo stratosferico. Una produzione norvegese più piccola deve trovare la propria voce, altrimenti rischia di restare all'ombra del fratello maggiore.
L'altro rischio è la struttura episodica. Se le tappe del viaggio di Gerda si riducono a brevi deviazioni una dopo l'altra, il film potrebbe sembrare frammentato e gli adulti potrebbero perdere il filo. Resta poi da capire quanto farà paura la Regina delle Nevi. Qualche momento di tensione è più che giusto, perché una sovrana malvagia deve essere davvero inquietante, ma con i bambini più piccoli conviene tenerne conto.
Infine il doppiaggio: un film del genere si regge in buona parte sulle voci, visto che il grosso del pubblico a cui si rivolge non legge ancora i sottotitoli. Speriamo in un lavoro curato.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Ai bambini delle elementari e ai loro genitori in cerca di una fiaba invernale breve e dal cuore caldo, e a chiunque ami il mondo più raccolto e personale dell'animazione europea.
- Meglio lasciar perdere se: A chi si aspetta grande spettacolo hollywoodiano, una raffica di gag e numeri musicali, o a chi ne ha già abbastanza di regine delle nevi.
Se ti piace, guarda anche: Frozen (2013), The Secret of Kells (2009), La canzone del mare (2014), Wolfwalkers (2020)
Domande frequenti
Di cosa parla Reisen mot Nord?
La giovane Gerda parte alla ricerca del suo amico Kai, scomparso e tenuto prigioniero dalla Regina delle Nevi nel suo palazzo di ghiaccio, nell'estremo nord della Norvegia. Lungo il viaggio fa amicizia con persone, animali e una strega buona, mentre la Regina e il suo apprendista Ludvig la seguono come un'ombra.
Quanto dura Reisen mot Nord?
Il film dura 85 minuti.
Chi ha diretto Reisen mot Nord?
Il film d'animazione norvegese è diretto da Bente Lohne.
Vale la pena mettersi in viaggio con Gerda?
Sulla base di ciò che sappiamo dico di sì, a patto di sapere cosa aspettarsi. Reisen mot Nord non sarà l'ennesimo prodotto scintillante della macchina hollywoodiana, ma una fiaba norvegese che con ogni probabilità punterà sull'atmosfera, sul paesaggio e sulla determinazione di una bambina. A me basta per essere curioso. La durata di 85 minuti ne fa un'ottima scelta per un pomeriggio invernale in famiglia, e se Bente Lohne riuscirà a catturare quel silenzio nordico che è l'anima stessa della fiaba di Andersen, sullo schermo potrebbe arrivare un piccolo film d'inverno tenero e da ricordare. Il mio voto atteso: un sette prudente ma fiducioso. Quando lo vedremo capiremo se si scioglierà o resterà ben congelato.
