The Accountant, la recensione: Ben Affleck fa i conti, poi spara, e se la cava benissimo in entrambi i casi
Chi l'avrebbe mai detto che il più duro degli eroi d'azione si sentisse a casa soprattutto davanti a un foglio Excel? Nel 2016 The Accountant ha servito un cocktail di generi strano, un po' sbilenco ma incredibilmente simpatico, che ancora oggi si beve con piacere. Il geniale contabile di poche parole interpretato da Ben Affleck è diventato una delle figure più insolite del thriller di quel decennio.
Troppo complicato e a tratti più serioso di quanto dovrebbe, ma originale, teso e colpevolmente godibile: un crime thriller con un protagonista che non si dimentica.
The Accountant: trailer
Scheda del film
| Uscita in Italia | 27/10/2016 |
|---|---|
| Regia | Gavin O'Connor |
| Cast | Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal, Jeffrey Tambor, Cynthia Addai-Robinson |
| Genere | Gialli, Thriller, Drammi |
| Durata | 128 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla? Numeri che non tornano
Chris Wolff è uno dei migliori contabili al mondo. Evita le persone, vive da solo e, a quanto racconta il film, non desidera altro. È autistico, e non si tratta di un semplice tratto di colore: è ciò che determina il suo modo di guardare il mondo, di lavorare e di reagire quando le cose prendono una brutta piega.
Il punto di partenza è quasi noiosamente quotidiano: nei conti di una grande azienda che progetta robot emergono anomalie, e naturalmente ci si rivolge a Chris. Insieme a Dana, una dipendente della società, scopre presto altre discrepanze inspiegabili. E a qualcuno la cosa non piace affatto. Un ex ufficiale di un'unità militare speciale riceve l'incarico di far sparire i due, che si ritrovano costretti a nascondersi insieme.
Ed ecco la svolta, che peraltro il manifesto del film svela senza troppi problemi: Chris ha qualche sorpresa in serbo. Non aggiungo altro, perché il piacere più grande del film sta proprio nel vedere questo personaggio silenzioso e rigido rivelarsi a poco a poco.
Ben Affleck, la faccia da poker perfetta
Di Affleck si è detto spesso che è un attore un po' legnoso. Qui il regista sfrutta questa legnosità in modo brillante. Nei panni di Christian Wolff ogni suo gesto è misurato, lo sguardo evita quello degli altri, le frasi sono precise e hanno un ritmo curioso. Quella che in un altro film sembrerebbe rigidità, qui diventa carattere.
Non è un compito facile: bisogna rendere amabile un protagonista che non lascia trasparire quasi nulla. Eppure Affleck riesce a farci fare il tifo per lui, e i suoi rari, piccoli momenti umani (un mezzo sorriso, un gesto goffo) colpiscono davvero. Per me è una delle sue interpretazioni migliori, proprio perché non pretende più di quanto il personaggio possa reggere.
Comprimari che meriterebbero un film tutto loro
Il cast è sontuoso, a volte quasi sprecato. Anna Kendrick, nel ruolo di Dana Cummings, porta quell'energia chiacchierona e gentile che fa da contrappunto perfetto alla freddezza di Affleck. Le loro scene sono i momenti più caldi del film, ed è bello che il loro rapporto non segua i soliti schemi prevedibili.
E poi ci sono:
- J.K. Simmons nei panni di Ray King, che da Whiplash in poi sappiamo capace di riempire lo schermo con un solo sguardo,
- Jon Bernthal nei panni di Brax, maestro dei personaggi carismatici e pericolosi, che anche qui si ruba le scene,
- John Lithgow come Lamar Blackburn e Jean Smart come Rita Blackburn,
- Jeffrey Tambor come Francis Silverberg,
- Cynthia Addai-Robinson come Marybeth Medina.
Il problema semmai è che tanti ottimi attori si portano dietro altrettante sottotrame, e non tutte hanno abbastanza respiro. A volte ho l'impressione che il film voglia raccontare tre o quattro storie diverse insieme, e alcuni comprimari finiscono per restare semplici ingranaggi della trama.
Gavin O'Connor, il regista della forza silenziosa
Molti conoscono Gavin O'Connor per Warrior, film in cui lavorava già sul legame tra le ferite del corpo e quelle dell'anima. Qui il metodo è simile: niente esplosioni spettacolari fini a se stesse, ma tensione e meccanica interiore dei personaggi. Le scene d'azione, quando arrivano, sono asciutte, rapide, spietate. Nessun eccesso coreografico inutile, ed è proprio per questo che fanno male.
I 128 minuti di durata però si sentono. La parte centrale si affloscia, il modo in cui vengono dosate le informazioni a volte è goffo, e il finale ci rovescia addosso così tante spiegazioni da sembrare la lettura ad alta voce di una relazione di revisione contabile. Ironia della sorte: il film su un contabile è proprio quello che non riesce a far quadrare del tutto il proprio bilancio.
Cosa funziona e cosa zoppica
Funziona: l'idea del protagonista è semplicemente geniale. Il guerriero solitario con abilità segrete è un cliché, ma metterci dentro un contabile autistico è una scelta fresca, e il film la tratta per lo più con rispetto. L'azione è dura, l'atmosfera fredda ed elegante, gli attori eccellenti.
Zoppica: la sceneggiatura vuole abbracciare troppo. Ci sono momenti in cui il film è talmente innamorato dei propri colpi di scena da dimenticarsi di raccontare semplicemente una storia. E la rappresentazione dell'autismo, pur nata con buone intenzioni, a tratti si riduce a una specie di superpotere, cosa che non piacerà a tutti.
Eppure è raro che un film di studio osi costruirsi attorno a un eroe così fuori dal comune, e per questo sono disposto a perdonargli parecchio.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi ama i crime thriller tesi e dal tono adulto, i protagonisti enigmatici e di poche parole e l'azione dura e realistica. Per i fan di Ben Affleck è una visione obbligata.
- Meglio lasciar perdere se: Chi cerca azione frenetica e continua potrebbe annoiarsi nella parte centrale, più lenta. E chi è sensibile al modo in cui viene rappresentato l'autismo potrebbe trovare fastidiose certe semplificazioni.
Se ti piace, guarda anche: John Wick (2014), The Equalizer (2014), The Bourne Identity (2002), Rain Man (1988), Warrior (2011)
Domande frequenti
Di cosa parla The Accountant?
Chris Wolff è un contabile geniale e autistico che scopre anomalie sospette nei conti di un'azienda che progetta robot. Qualcuno manda un killer sulle tracce sue e della collega Dana, che sono costretti a nascondersi, ma Chris ha in serbo sorprese letali.
Quanto dura The Accountant?
Il film dura 128 minuti.
Quando è uscito The Accountant in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 27 ottobre 2016.
Chi ha diretto The Accountant e chi sono i protagonisti?
La regia è di Gavin O'Connor. Nel cast ci sono Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal, Jeffrey Tambor, Cynthia Addai-Robinson, John Lithgow e Jean Smart.
Qual è il titolo originale di The Accountant?
Il film americano è uscito in Italia con il titolo originale, The Accountant.
Lo mettereste tra le voci attive del vostro bilancio cinematografico?
Sì, decisamente. The Accountant non è perfetto: è troppo lungo, porta avanti troppe sottotrame e nel finale tende a spiegare più del necessario. Ma ha un protagonista impossibile da dimenticare, un cast che alza il livello di ogni scena e un'atmosfera fredda e dura che funziona ancora oggi. Se per una sera di pioggia cercate un thriller un po' diverso dal solito, questo conto potete pagarlo tranquillamente. Per me è un 7 pieno, un piccolo cult strano e simpatico.
