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Recensione · Uscita: 23/02/2023

The Whale, la recensione: Brendan Fraser, una stanza, un divano e il peso di una vita intera

Film americaniDrammiDrammi familiari

Ci sono film dopo i quali resti seduto al buio e speri che nessuno accenda le luci. The Whale è uno di questi. Darren Aronofsky ci chiude in un unico appartamento con un uomo che ha perso tutto e che adesso vuole riavere indietro una sola cosa. È un film pesante, claustrofobico, a volte sopra le righe, ma Brendan Fraser vi regala un'interpretazione che difficilmente dimenticherete.

8,2/10
Voto
La straziante prova di Brendan Fraser si carica sulle spalle un dramma spesso spietato, a tratti scritto con la mano troppo pesante, eppure profondamente umano.
Storia
7
Recitazione
10
Regia
8
Immagini
7
Musica e sonoro
8
Emozioni
9

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

The Whale: trailer

Scheda del film

Uscita in Italia23/02/2023
RegiaDarren Aronofsky
CastBrendan Fraser, Sadie Sink, Ty Simpkins, Hong Chau, Samantha Morton, Sathya Sridharan
GenereDrammi
Durata117 min
Divieto6+
PaeseFilm americani

Un appartamento, un uomo, un'ultima occasione

Lo spunto è semplice, ed è proprio per questo che colpisce così forte. Charlie è un insegnante di inglese che pesa 270 chili e da tempo non esce più di casa. Tiene le sue lezioni online, ovviamente con la telecamera spenta. La sua vita è cambiata quando ha lasciato la famiglia per un uomo, e da allora il rapporto con la figlia adolescente Ellie si è rotto del tutto. Depressione e obesità patologica lo stanno consumando, lentamente ma senza sosta.

L'unica amica che gli resta è Liz, che cerca di aiutarlo in ogni modo possibile. Poi un giorno Charlie decide di riallacciare i rapporti con la figlia diciassettenne, da cui è lontano da anni. Questo è il punto di partenza, e non serve altro: da qui il film costruisce, con il rigore di un dramma da camera, una pressione emotiva che non ti lascia andare fino ai titoli di coda.

Raccontare di più sarebbe inutile, e a dirla tutta non conta tanto cosa succede. Conta come si guardano due persone separate da un'intera vita sprecata.

Il ritorno di Brendan Fraser, quello che aspettavamo da anni

Per chi è cresciuto alla fine degli anni Novanta, Brendan Fraser è l'eroe scanzonato e affascinante de La mummia. Proprio per questo fa un effetto speciale vedere cosa riesce a tirare fuori da questo ruolo. Protesi e trucco rendono il corpo di Charlie quasi insostenibile, ma Fraser non ci si nasconde dietro. Al contrario: sono lo sguardo, la voce, quel sorriso speranzoso e quasi di scuse a fare di Charlie una persona vera, e non un effetto visivo studiato per suscitare pietà.

È un'interpretazione di una delicatezza sorprendente. Il Charlie di Fraser non è un santo e nemmeno una vittima. È autodistruttivo, testardo, a volte ingenuo fino a irritare, eppure emana una bontà così profonda che fa male guardarlo. In alcune scene dice tutto senza una parola, solo con il respiro. Confesso che lì non sono riuscito a trattenere le lacrime.

I comprimari che non lasciano Fraser da solo

Sadie Sink, che molti conoscono per Stranger Things, nei panni di Ellie interpreta un'adolescente furiosa, pungente, decisamente sgradevole, e se ne assume il rischio senza esitare. Non cerca di renderla simpatica, ed è proprio per questo che funziona: capiamo il suo dolore anche quando vorremmo urlarle contro. La Ellie bambina ha il volto di Jacey Sink.

Hong Chau nel ruolo di Liz è, secondo me, l'arma segreta del film. È cura e rabbia, affetto e sfinimento insieme: l'amica che aiuta sapendo che forse, così facendo, contribuisce anche alla lenta rovina di Charlie. In ogni sua scena vibra la tensione di chi sa di non poter salvare qualcuno.

Ci sono poi Ty Simpkins nel ruolo di Thomas, Samantha Morton in quello di Mary e Sathya Sridharan nei panni del fattorino delle pizze, i cui brevi momenti aggiungono moltissimo al ritratto della solitudine di Charlie. La presenza della Morton, breve ma memorabile, è particolarmente intensa e regala uno dei momenti più tesi del film.

Aronofsky questa volta non urla, rinchiude

Darren Aronofsky non è mai stato famoso per la sua misura. Requiem for a Dream, Il cigno nero o Madre! erano tutti esperimenti su come torturare lo spettatore quasi fisicamente. The Whale funziona in un altro modo. Niente follia visiva, niente montaggi febbrili. C'è un appartamento stretto e in penombra, un formato dell'immagine ristretto e una macchina da presa che non ti lascia scappare.

Questa reclusione è la forza principale del film. Il mondo di Charlie è tutto qui: un divano, una porta, un portatile, qualche visitatore. Ci restiamo intrappolati anche noi, e già verso la seconda mezz'ora respiriamo l'aria soffocante che lui respira ogni giorno. La pioggia batte quasi senza sosta, i suoni sono ovattati e la musica non invade, sale piano fino a inghiottirti. È un Aronofsky più vicino a quello silenzioso e umano di The Wrestler che alla sua stagione più chiassosa.

Dove il peso fa pendere la bilancia

Non lo nascondo: il film non è perfetto. I dialoghi a volte suonano chiaramente teatrali, come se i personaggi non parlassero tra loro ma si scambiassero tesi da dimostrare. Alcune figure svolgono più una funzione che essere persone vere, e la sceneggiatura ogni tanto spinge con troppa insistenza il pulsante del melodramma.

C'è anche un dibattito acceso su come il film rappresenta il corpo di Charlie. In alcune scene la macchina da presa indugia quasi compiaciuta sul cibo e sulla fatica fisica, e capisco chi lo trova uno sguardo sfruttatore. Secondo me la recitazione così umana di Fraser in gran parte lo bilancia, ma non sempre. Per chi è sensibile al tema, la visione può risultare davvero dura.

E anche i 117 minuti non sono una passeggiata. Non è un film lungo, eppure prosciuga emotivamente. Per me, però, questo è più un pregio che un difetto.

Perdono, sincerità e ciò che non si può riparare

Quello che rende The Whale un pugno nello stomaco è la sua domanda centrale: si può rimediare a qualcosa che abbiamo davvero rovinato? Charlie non cerca assoluzione. Vuole soltanto che sua figlia sappia che lei è una persona buona e preziosa. Questo desiderio disperato, quasi infantile, abita in ognuno di noi, e il film continua a toccare proprio quella corda.

Anche il tema della sincerità attraversa tutto il racconto: Charlie chiede ai suoi studenti di scrivere qualcosa di vero, per quanto goffo. È questa idea a tenere insieme il film, che nel finale raggiunge un culmine emotivo difficile da scrollarsi di dosso. Non è una catarsi facile, somiglia piuttosto al momento in cui finalmente butti fuori un respiro trattenuto troppo a lungo.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: The Wrestler (2008), Requiem for a Dream (2000), Il cigno nero (2010), Buon compleanno Mr. Grape (1993)

Domande frequenti

Di cosa parla The Whale?

Charlie, insegnante di inglese di 270 chili che da tempo non esce di casa, cerca di ricostruire il rapporto con la figlia diciassettenne Ellie, da cui si è allontanato, mentre l'unica amica, Liz, prova ad aiutarlo.

Quando è uscito The Whale nei cinema italiani?

Il film è arrivato nelle sale italiane il 23 febbraio 2023.

Quanto dura The Whale?

Il film dura 117 minuti.

The Whale è adatto ai ragazzi?

Non è un film per bambini: temi e immagini sono pensati per un pubblico adulto, quindi è sconsigliata la visione ai più piccoli.

Chi ha diretto The Whale e chi sono i protagonisti?

La regia è di Darren Aronofsky. Charlie è interpretato da Brendan Fraser, Ellie da Sadie Sink, Liz da Hong Chau, Mary da Samantha Morton e Thomas da Ty Simpkins.

Qual è il titolo originale di The Whale?

Il film americano ha mantenuto anche in Italia il titolo originale, The Whale.

Riuscirete a reggere il peso di The Whale?

Se devo indicare una cosa sola, è Brendan Fraser. La sua interpretazione basta da sola a giustificare la visione, anche quando la sceneggiatura vacilla e Aronofsky preme un po' troppo sul pedale del dolore. The Whale non è un film da rivedere ogni mese, ma è di quelli che ricorderete ancora tra anni. Tenete a portata di mano i fazzoletti e non programmate niente di allegro per il dopo. Da parte mia è un consiglio convinto, con un avvertimento: questo film non fa sconti.

Voto: 8,2/10 · Storia 7 · Recitazione 10 · Regia 8 · Immagini 7 · Musica e sonoro 8 · Emozioni 9