Monster Mia, recensione in anteprima: una skater fuori posto, unica umana in una scuola di mostri
C'è sempre quel ragazzino che sta nel posto sbagliato, con i vestiti sbagliati, nel momento sbagliato, e perfino il suo topo domestico è un po' strano. Monster Mia parla proprio di lui, anzi di lei, e ribalta la situazione con un'idea furba: cosa succede se finalmente entra in una comunità in cui è l'unica a non essere un mostro? Se gli autori sapranno sfruttare bene lo spunto di partenza, potrebbe diventare una delle uscite per famiglie più piacevoli della stagione.
Un'animazione simpatica su un tema familiare, la scuola dei mostri, che racconta la vecchia storia della diversità e dell'accettazione di sé con un ribaltamento azzeccato. Resta da capire se avrà il coraggio di osare un po' più del solito.
Monster Mia: trailer
Scheda del film
| Regia | Verena Fels |
|---|---|
| Genere | Film d'animazione per famiglie |
| Durata | 81 min |
| Paese | Film tedeschi, Film austriaci, Film spagnoli |
Di cosa parla Monster Mia, senza spoiler?
Mia ha 12 anni e da sempre si sente un'estranea. Non solo nella sua città, ma anche nella sua stessa famiglia, il che è parecchio più doloroso. Sua sorella gemella è il ritratto dell'adolescente perfetta, mentre lei va in skateboard, si veste in modo bizzarro e il suo migliore amico è un ratto domestico di nome Quentin. Difficile immaginare una presentazione del personaggio più efficace: basta una frase per capire che Mia è quella ragazza che tutti guardano nei corridoi, per poi distogliere subito lo sguardo.
A scuola succede l'ennesimo incidente e la preside, ormai senza pazienza, la fa trasferire alla Rotwood Academy. Il posto somiglia più a un castello incantato che a un istituto qualunque, e gli studenti sono mostri veri. Mia è l'unica umana in mezzo a loro. La svolta è di una semplicità geniale: la ragazza che a casa era un'emarginata perché troppo strana, qui lo diventa perché troppo normale.
Cosa ne verrà fuori, quali avventure, amicizie e guai la aspettino tra le mura del castello, sulla base di quanto si sa finora non è dato saperlo, e non ci metteremo a fare ipotesi. Ma la premessa, da sola, è promettente.
Una ragazza fuori dal coro per cui facciamo già il tifo
L'eroe emarginato è una delle ricette più antiche e sicure del cinema d'animazione, ma nasconde una trappola: se il protagonista è diverso solo sulla carta e in realtà è la solita figura sorridente e impeccabile, tutto diventa poco credibile. Da come viene descritta Mia, qui c'è la possibilità di evitarlo. Lo skateboard, i vestiti strani, il ratto: sono dettagli concreti, tangibili, non la vaga etichetta del "sono un po' diversa" che tanti film per famiglie appiccicano ai loro protagonisti.
Un punto in più va alla sorella gemella. Crescere accanto a un fratello o una sorella perfetti è un'esperienza che moltissimi bambini e adulti conoscono bene, e se il film prenderà sul serio questo filo, non avremo soltanto un'avventura con i mostri, ma anche un piccolo dramma familiare capace di coinvolgere pure gli spettatori adulti. Secondo me è proprio qui la forza nascosta del film: i mostri sono lo spettacolo, la famiglia è il cuore.
E poi c'è Quentin. In un film d'animazione che si rispetti, l'animaletto di contorno è o il personaggio migliore o il più irritante. Un ratto, però, è già di per sé una scelta più coraggiosa del solito cagnolino tenero, quindi su questo sono abbastanza ottimista.
Rotwood Academy: mostri, un castello e un genere ben noto
La scuola dei mostri non è certo un'invenzione nuova. Abbiamo già visto mostri all'università, un vampiro gestire un hotel e una quantità di scuole di magia dove il ragazzino emarginato trova finalmente il suo posto. La Rotwood Academy si muove quindi su un sentiero molto battuto, e questo è al tempo stesso un vantaggio e un rischio.
Un vantaggio, perché il pubblico sa esattamente cosa aspettarsi: un castello, passaggi segreti, insegnanti eccentrici e compagni di classe pelosi, viscidi e pieni di denti. È il terreno ideale per l'animazione, visto che nel design dei mostri la libertà è quasi illimitata. Un rischio, perché se il film si appoggia troppo agli elementi già collaudati, ne esce un titolo gradevole ma presto dimenticato, che i bambini adorano mentre i genitori, a metà proiezione, sono già sul telefono.
Quello che però mi rende fiducioso è l'idea dell'emarginazione al contrario. La maggior parte dei film per famiglie con i mostri parte dal presupposto che il mostro sia il diverso da accettare. Qui è l'umana a essere la strana, la sospetta, la stravagante. Se la sceneggiatura saprà giocarci con umorismo e un pizzico d'ironia, Monster Mia potrebbe trovare una voce propria in un genere affollatissimo.
Verena Fels e le carte dell'animazione europea
Il film è diretto da Verena Fels ed è una coproduzione tra Germania, Austria e Spagna. È un'informazione importante, perché orienta le aspettative. I film d'animazione europei raramente possono contare sui budget dei grandi studi americani, ma in cambio sono spesso più coraggiosi, più bizzarri, meno levigati, ed è proprio questo che può renderli memorabili.
Non mi aspetto uno spettacolo hollywoodiano curato fino all'ultimo pelo, e sinceramente non è questo il punto. Una storia ambientata in una scuola di mostri non ha bisogno di texture perfette, ma di personaggi, ritmo e umorismo. Se la regia saprà cogliere la ribellione adolescenziale di Mia e l'atmosfera del castello, le differenze tecniche spariranno in fretta durante la visione.
Anche la durata di 81 minuti è un buon segno. Per un film d'animazione per famiglie è quasi ideale: abbastanza lungo da permettere ai personaggi di crescere, abbastanza breve da non far agitare sulla poltrona i più piccoli. In un'epoca di film per ragazzi gonfiati fino a due ore, è una scelta decisamente rinfrescante.
Cosa può renderlo riuscito, e dove rischia di inciampare?
Se devo mettere in fila le cose a cui farò attenzione quando arriverà sullo schermo, la lista è questa:
- L'umorismo e il suo mordente. Una bambina umana tra i mostri è una fonte inesauribile di battute: resta da vedere se il film si fermerà alle gag facili o avrà il coraggio di essere più pungente.
- Il ritratto della famiglia. Se la gemella resterà la solita "ragazza perfetta" da manuale, sarà un'occasione sprecata. Se avrà spessore, il film ci guadagnerà parecchio.
- La personalità dei mostri. Gli studenti della Rotwood possono essere figure memorabili o un colorato rumore di fondo. Da qui dipende se i bambini ne parleranno ancora una volta tornati a casa.
- Il dosaggio del messaggio. La lezione sull'accettazione di sé va benissimo, ma se il film la ripete a ogni scena, annoia anche i bambini.
Il rischio maggiore, secondo me, è che un'idea di partenza così solida finisca per impigrire gli autori. La possibilità più grande, invece, è che una produzione europea abbia meno paura di lasciare Mia davvero strana, davvero ribelle e non sempre simpatica. Questa ragazza non è una principessa, e spero che il film non provi a trasformarla in una.
A chi si rivolge questa avventura mostruosa?
Prima di tutto ai bambini delle elementari e ai preadolescenti, cioè proprio a chi ha l'età di Mia o ci si sta avvicinando. Per loro il film può essere uno specchio: in tanti sentono di non trovare posto in classe, e un'eroina che va in skate e tiene un ratto come amico è molto più vicina a loro dell'ennesima protagonista perfetta da fiaba.
Per i genitori ci saranno invece la rivalità tra fratelli e quel dolore dell'esclusione che si riconosce anche con occhi da adulto. Non prometto lacrime, ma se il film sarà riuscito, sulla strada di casa ci sarà di che parlare con i figli. E con i mostri come protagonisti, l'atmosfera da Halloween è praticamente servita.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A bambini delle elementari e preadolescenti, soprattutto a chi a volte si sente fuori posto, e ai genitori che cercano un'uscita al cinema breve e dal sapore un po' spettrale da condividere con la famiglia.
- Meglio lasciar perdere se: A chi desidera un'esperienza d'animazione rivoluzionaria pensata per gli adulti, o a chi di storie ambientate in scuole di mostri ne ha già viste fin troppe.
Se ti piace, guarda anche: Monsters University (2013), Hotel Transylvania (2012), Monsters & Co. (2001), Coraline e la porta magica (2009)
Domande frequenti
Di cosa parla Monster Mia?
Di Mia, una ragazzina di 12 anni che si è sempre sentita un'estranea nella sua famiglia e nella sua città. Dopo un incidente a scuola viene trasferita alla Rotwood Academy, dove gli studenti sono mostri veri e lei è l'unica umana.
Quanto dura Monster Mia?
Il film dura 81 minuti.
Chi ha diretto Monster Mia?
La regia è di Verena Fels.
Quali paesi hanno prodotto il film?
Monster Mia è una coproduzione tra Germania, Austria e Spagna.
Vale la pena seguire Mia tra i mostri della Rotwood Academy?
Sulla base di quello che sappiamo finora direi di sì, con buone probabilità. Monster Mia non ha l'ambizione di reinventare il genere, ma ribalta una storia ben nota con una trovata intelligente e può contare su una protagonista con un carattere vero. La durata contenuta, il tema mostruoso perfetto per la stagione e l'eterno argomento dell'esclusione giocano tutti a suo favore.
Il mio voto atteso è un sette pieno. Se l'umorismo sarà più tagliente di quanto mi aspetto e il filo familiare riceverà l'attenzione che merita, potrebbe anche salire. Se invece il film si accontenterà degli schemi collaudati, ne verrà fuori un pomeriggio mostruoso carino ma presto dimenticato. Io faccio il tifo per Mia, per Quentin e per tutti i mostri della Rotwood, sperando che vada nel primo modo.
