Pulp Fiction, la recensione: trent'anni dopo resta il duello di battute più cool della storia del cinema
Ci sono film che guardi e film che citi per tutta la vita: Pulp Fiction appartiene alla seconda categoria. Il noir di Quentin Tarantino, lungo 154 minuti, fa a pezzi la cronologia, fa chiacchierare i suoi killer di hamburger e miracoli e intanto prende le curve con una disinvoltura tale che lo spettatore fatica a starci dietro. Rivisto a trent'anni di distanza, è ancora sfacciatamente fresco.
Pulp Fiction non è invecchiato di un giorno: è divertente, brutale, godibilissimo, e ancora oggi un gangster movie su due si misura con lui.
Pulp Fiction: trailer
Scheda del film
| Uscita in Italia | 28/10/1994 |
|---|---|
| Regia | Quentin Tarantino |
| Cast | John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Bruce Willis, Ving Rhames, Harvey Keitel |
| Genere | Thriller, Gialli, Commedie |
| Durata | 154 min |
| Divieto | VM18 |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla? Una valigetta, tante parole e qualche proiettile
Raccontare la trama di Pulp Fiction è come spiegare una barzelletta: si può fare, ma a che scopo? L'essenziale, comunque, è questo. Ci sono due gangster sboccati, sfrontati eppure in qualche modo simpatici, Vincent e Jules, che devono recuperare una valigetta per il loro capo. Per riuscirci devono far fuori un paio di persone, ma sono i rischi del mestiere. Jules scampa per miracolo ai proiettili sparati contro di lui e lo prende come un segno: decide di mollare tutto. Vincent, nel frattempo, ha un incarico delicato: portare fuori a divertirsi la moglie del boss.
In parallelo c'è Butch, il pugile che si prepara a fregare il famigerato boss Marsellus Wallace, e le cose prendono una piega tale che alla fine si ritrova a pensare a come salvarlo più che a come ammazzarlo. Come se non bastasse, una coppia di rapinatori da quattro soldi sta per svaligiare una tavola calda. Peccato abbiano scelto la giornata sbagliata: lì dentro stanno facendo colazione Vincent e Jules.
Come e in che ordine questi fili si intreccino non ve lo svelo. Basti sapere che Tarantino non racconta in linea retta ma per capitoli, saltando avanti e indietro nel tempo, ed è proprio da qui che nasce uno dei piaceri più grandi del film.
Tarantino, il DJ del cinema
Quentin Tarantino dirige come un DJ ossessionato che vuole infilare tutti i suoi pezzi preferiti in un solo set, e in qualche modo funziona. Pulp Fiction è insieme crime, thriller e commedia nera, e i passaggi da un genere all'altro non spiazzano: spingono avanti il film. In un attimo una conversazione rilassata si trasforma in una tensione che toglie il fiato, e subito dopo in una risata assurda.
Il suo asso nella manica, però, sono i dialoghi. I personaggi di Tarantino parlano tantissimo e quasi mai di quello di cui si parlerebbe in un normale film di gangster. Parlano di sciocchezze, di banalità quotidiane, di filosofia, mentre sullo sfondo aleggia la violenza. È questo contrasto a dare il ritmo al film: credi che siano persone vere e non figurine di cartone, ed è proprio per questo che fa davvero paura quando parte il colpo.
Il rimescolamento della cronologia, poi, non è un gioco di prestigio fine a sé stesso. Grazie alla struttura frammentata ogni scena acquista un nuovo significato man mano che il quadro si compone, e alla fine hai la sensazione di aver completato un puzzle che non sapevi nemmeno di avere davanti.
Un cast su cui non c'è nulla da ridire
John Travolta nei panni di Vincent Vega è pigro, cool e un po' patetico allo stesso tempo, ed è proprio questo mix a renderlo indimenticabile. Accanto a lui Samuel L. Jackson, nel ruolo di Jules Winnfield, fa semplicemente piazza pulita: ogni battuta pesa come un macigno, ogni sguardo è una minaccia, e quando si scatena l'intera sala si gela. La loro alchimia è il motore del film: una coppia che potrei guardare per ore anche senza uno straccio di trama.
Uma Thurman, nei panni di Mia Wallace, è la presenza più iconica del film: misteriosa, imprevedibile e pericolosamente seducente. Bruce Willis come Butch Coolidge trasforma il suo solito carisma da eroe d'azione in qualcosa di molto più stanco e vulnerabile, mentre a Ving Rhames, nel ruolo di Marsellus Wallace, bastano poche parole per farti capire che è lui in cima alla catena alimentare.
E poi i comprimari: Harvey Keitel come The Wolf è la professionalità fatta persona, Eric Stoltz nei panni di Lance è geniale nel rendere un uomo finito in una situazione imbarazzante, e Tim Roth come Pumpkin introduce con un nervosismo perfetto uno dei filoni più memorabili del film. Non c'è un anello debole, cosa rarissima in un cast corale così ampio.
Cosa funziona? Quasi tutto
- I dialoghi: il film ha generato mezza internet di citazioni, e non per caso. Ogni battuta è un piacere.
- La struttura: grazie ai salti temporali, a ogni nuova visione scopri collegamenti nuovi.
- La musica: le canzoni scelte si sono stampate talmente bene nelle scene che dopo non riesci più ad ascoltarle senza pensare al film.
- I cambi di tono: una stessa scena può essere divertente, imbarazzante e terrificante, e tutto questo nello stesso momento.
- I personaggi: di ognuno hai l'impressione che abbia una vita anche fuori dallo schermo.
Pulp Fiction è uno di quei rari film che non serve amare per dovere: è così divertente che ti trascina e basta.
Dove si rischia di esagerare?
Sarò sincero: Pulp Fiction non è per tutti, e non ha alcuna intenzione di esserlo. I 154 minuti sono tanti, e chi si aspetta azione a ritmo serrato potrebbe stupirsi di quanto tempo se ne vada in chiacchiere. Tarantino a volte sembra quasi godersi il farti aspettare, e se il suo stile non ti conquista, queste scene possono sembrare lente.
Anche la violenza non è servita con i guanti. Il film è destinato a un pubblico adulto, e va preso sul serio: la brutalità arriva spesso all'improvviso e in modo crudo, per giunta mescolata all'umorismo, cosa che ad alcuni può risultare decisamente sgradevole. Anche il linguaggio è pesante, i personaggi non scelgono certo le parole. Per me sono pregi del film, ma capisco chi ne resta respinto.
Nemmeno sul piano visivo siamo dalle parti delle superproduzioni scintillanti: la forza di Pulp Fiction sta nelle scene, negli attori e nella scrittura, non nei fuochi d'artificio. Ha però uno stile, che da allora è stato copiato innumerevoli volte.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chiunque ami i dialoghi brillanti, l'umorismo nero e i crime dalla struttura fuori dagli schemi. Per gli appassionati di cinema è un classico imprescindibile, anche alla quinta visione.
- Meglio lasciar perdere se: A chi non sopporta la violenza cruda e il linguaggio volgare, o si aspetta un film d'azione serrato e lineare: potrebbe trovarlo lungo e irritante.
Se ti piace, guarda anche: Le iene (1992), Jackie Brown (1997), Lock, Stock and Two Smoking Barrels (1998), The Hurt Locker (2008), Il grande Lebowski (1998)
Domande frequenti
Di cosa parla Pulp Fiction?
Due killer, Vincent e Jules, cercano di recuperare una valigetta per il loro capo, mentre il pugile Butch si prepara a fregare il boss Marsellus Wallace e una coppia di rapinatori da quattro soldi progetta di svaligiare una tavola calda. Le storie si intrecciano per capitoli, senza seguire l'ordine cronologico.
Quanto dura Pulp Fiction?
Il film dura 154 minuti.
Quando è uscito Pulp Fiction in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 28 ottobre 1994.
Pulp Fiction è adatto ai ragazzi?
È un film per un pubblico adulto: la violenza esplicita e il linguaggio volgare lo rendono assolutamente sconsigliabile da guardare con i bambini.
Chi ha diretto Pulp Fiction?
Il film è diretto da Quentin Tarantino.
Chi sono gli attori di Pulp Fiction?
John Travolta (Vincent Vega), Samuel L. Jackson (Jules Winnfield), Uma Thurman (Mia Wallace), Bruce Willis (Butch Coolidge), Ving Rhames (Marsellus Wallace), Harvey Keitel (The Wolf), Eric Stoltz (Lance) e Tim Roth (Pumpkin).
Vale la pena rivedere Pulp Fiction trent'anni dopo?
Senza alcun dubbio. Pulp Fiction è il film dopo il quale i gangster movie hanno cominciato a parlare in un altro modo, e lo si sente ancora oggi in ogni suo minuto. Se non l'hai mai visto ti invidio, perché ti aspetta l'emozione della prima volta. Se l'hai già visto, riguardalo: grazie alla struttura frammentata noti ogni volta qualcosa di diverso, e i dialoghi non perdono un grammo di smalto. Meriterebbe dieci su dieci, se a tratti non fosse volutamente sopra le righe, ma è proprio quell'eccesso il suo cuore. Prendi un hamburger e premi play.
