Santiago - Un cammino per ricominciare, la recensione: duemila chilometri di rabbia, sensi di colpa e scarponi impolverati
Ci sono film a cui bastano uno zaino, un sentiero infinito e due persone che non si sopportano. Il dramma di pellegrinaggio di Yann Samuell parte esattamente da questa ricetta, e grazie ad Alexandra Lamy diventa molto più di una guida escursionistica ben fotografata. Santiago - Un cammino per ricominciare non inventa nulla, ma quello che fa lo fa con il cuore.
Un dramma di viaggio pacato, commovente e a tratti prevedibile, che arriva a destinazione grazie all'attrito tra i due protagonisti e all'interpretazione delicata di Alexandra Lamy.
Santiago - Un cammino per ricominciare: trailer
Scheda del film
| Original | Compostelle |
|---|---|
| Uscita in Italia | 24/09/2026 |
| Regia | Yann Samuell |
| Cast | Alexandra Lamy, Julien Le Berre, Maëlle Vidou |
| Genere | Drammi cinematografici |
| Durata | 113 min |
| Paese | Film francesi, Film belgi |
Di cosa parla? Una donna, un ragazzo e una camminata lunghissima
Il punto di partenza è semplice, ed è proprio per questo che funziona. Da una parte c'è una donna che cerca di fare pace con i propri errori, dall'altra un adolescente incapace di tenere a bada la propria rabbia. Entrambi sono arrivati al punto in cui la vita di prima non può più andare avanti così. La soluzione non è la terapia, non è un trasloco e nemmeno un lungo chiarimento al tavolo della cucina: sono le gambe. Partono dalla Francia per il Cammino, nella versione da duemila chilometri del pellegrinaggio che porta a Santiago de Compostela.
Duemila chilometri. Vale la pena lasciare sedimentare questo numero per un attimo. Non si tratta di una gita fuori porta, ma di settimane di marcia che si ripetono giorno dopo giorno, tra vesciche, alloggi improbabili e ore intere in cui nessuno dice una parola. Nel film la strada diventa uno spazio condiviso in cui affrontare il passato e cominciare a guarire, e i momenti migliori sono proprio quei minuti silenziosi in cui due estranei capiscono, piano piano, di portare lo stesso peso sulle spalle, solo in una forma diversa.
Preferisco non entrare nei dettagli: il piacere più grande, qui, è scoprire passo dopo passo cosa spinge davvero queste due persone.
Alexandra Lamy, il motore silenzioso del film
Al pubblico francese Alexandra Lamy non ha bisogno di presentazioni, e qui dimostra perché le vengano affidati, una volta dopo l'altra, ruoli dal grande carico emotivo. Non calca la mano sul senso di colpa e non piange ogni due scene. La stanchezza, in lei, passa dalle spalle, dai passi che rallentano, da una frase lasciata a metà. È il tipo di recitazione che si rischia di non notare, eppure l'intero film si regge su di lei.
Accanto a lei trovano spazio Julien Le Berre e Maëlle Vidou, e l'energia dei più giovani fa da ottimo contrappunto alla misura di Lamy. Il punto più delicato è il ritratto della rabbia adolescenziale: è facilissimo scivolare nel cliché delle porte sbattute e delle sfuriate. Il film per lo più evita la trappola, anche se in un paio di scene la rabbia sembra più un espediente di sceneggiatura che un sentimento autentico.
I momenti più forti sono quelli in cui le due generazioni si scontrano e poi, all'improvviso, non resta niente da dire: bisogna solo continuare a camminare.
Yann Samuell e le emozioni cotte a fuoco lento
Il nome di Yann Samuell suonerà familiare a molti grazie ad Amami se hai coraggio, e chi l'ha visto ricorderà che questo regista ama le emozioni grandi, colorate, quasi fiabesche. In confronto, questo film è sorprendentemente con i piedi per terra, e in senso letterale: la macchina da presa resta spesso all'altezza delle gambe, sul sentiero polveroso, sui paesaggi che si perdono all'orizzonte.
Qui Samuell si trattiene, e il più delle volte il film ne guadagna. Non ha fretta e lascia che sia il paesaggio a fare una parte del lavoro. I 113 minuti, però, si sentono: nella parte centrale c'è un momento in cui la monotonia del cammino finisce per contagiare anche lo spettatore. Si può sostenere che sia voluto, perché il pellegrinaggio è fatto anche di questo, ma seduti in sala è un'arma a doppio taglio.
Una cosa invece riesce benissimo: il regista non fa prediche. Lo sfondo spirituale del Cammino c'è, ma il film non vuole convertire nessuno. La guarigione, qui, è una faccenda umana, non celeste.
Cosa funziona e dove inciampa
Ecco in breve perché lo consiglio volentieri, e perché non è diventato uno dei miei preferiti.
- Cosa funziona: la dinamica tra i due protagonisti, che passa in modo lento e credibile dall'ostilità a qualcosa di completamente diverso.
- Cosa funziona: le immagini. I paesaggi francesi e spagnoli sono splendidi, ma mai da cartolina: il film ti fa sentire la distanza, la fatica, il caldo.
- Cosa funziona: la misura. Niente melodramma sopra le righe, e i grandi momenti emotivi sembrano davvero guadagnati.
- Dove inciampa: i limiti del genere. Chi ha già visto qualche dramma di viaggio intuirà più o meno dove va a parare l'arco emotivo della storia.
- Dove inciampa: a metà film il ritmo cala, e alcune sottotrame sembrano più deviazioni che vere tappe.
Nessuno di questi difetti è fatale, ma rivelano che il film si muove su un terreno sicuro. Non rischia, quindi non cade rovinosamente, ma nemmeno ti porta in cielo.
Il film di pellegrinaggio: perché ci conquista ogni volta?
C'è qualcosa di irresistibile quando il cinema prende i suoi personaggi e semplicemente li mette in marcia. Il film di viaggio è una delle forme più antiche del cinema, e il pellegrinaggio ne è la versione più pura: qui la meta non è soltanto geografica. Chi ha visto Il cammino per Santiago di Emilio Estevez con Martin Sheen, o Reese Witherspoon in Wild, sa esattamente di cosa parlo.
Questo film si inserisce in quella tradizione e, da coproduzione franco-belga, porta con sé quella tipica sensibilità europea, meno chiassosa di una versione hollywoodiana. Non c'è la grande illuminazione in cima alla montagna con la colonna sonora a tutto volume. Ci sono piuttosto piccoli momenti: una cena condivisa, una frase lasciata andare, una mattina in cui qualcuno, per la prima volta, aspetta l'altro.
Non è un dramma cupo o opprimente, ma un film che un adolescente e un genitore possono tranquillamente guardare insieme. Anzi, forse è il modo migliore per vederlo.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama i drammi europei intimi e incentrati sui personaggi, per chi ha già pensato almeno una volta di partire per il Cammino, e per chi cerca qualcosa di sostanzioso da guardare insieme a un figlio adolescente.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi vuole una trama serrata, colpi di scena o grandi esplosioni drammatiche: per loro i 113 minuti sembreranno davvero una lunga camminata.
Se ti piace, guarda anche: Il cammino per Santiago (2010), Wild (2014), Little Miss Sunshine (2006), Vonatok a semmibe (2014)
Domande frequenti
Quando esce Santiago - Un cammino per ricominciare nei cinema italiani?
Il film è uscito nelle sale italiane il 24 settembre 2026.
Di cosa parla Santiago - Un cammino per ricominciare?
Una donna che cerca di fare pace con i propri errori e un adolescente incapace di controllare la propria rabbia partono insieme dalla Francia per percorrere la versione da duemila chilometri del pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. Il cammino diventa per entrambi uno spazio in cui affrontare il passato e cominciare a guarire.
Quanto dura il film?
La durata è di 113 minuti.
Chi ha diretto il film e chi sono i protagonisti?
La regia è di Yann Samuell, nei ruoli principali ci sono Alexandra Lamy, Julien Le Berre e Maëlle Vidou.
In quali paesi è stato prodotto?
Si tratta di una coproduzione tra Francia e Belgio.
Vale la pena allacciarsi gli scarponi e partire con loro?
Sì, se sai cosa ti aspetta. Santiago - Un cammino per ricominciare non è il film su cui discuterai per settimane, ma è di quelli dopo cui esci dalla sala in silenzio e magari chiami qualcuno che avresti dovuto sentire da tempo. L'interpretazione di Alexandra Lamy e la forza del paesaggio si caricano sulle spalle anche i passaggi più prevedibili, e Yann Samuell ha il buon senso di non voler dire più di quanto la storia possa reggere.
Non è perfetto, a volte si stanca, proprio come i suoi personaggi. Ma alla fine arriva, e per un film di pellegrinaggio forse è la cosa più importante. Per una sera piovosa d'autunno, soprattutto in compagnia di un adolescente, è davvero un'ottima scelta.
