Storie parallele, recensione in anteprima: Asghar Farhadi spia Parigi dalla finestra, e finirà male
Ci sono cast che, letti per la prima volta, sembrano uno scherzo. Quello di Storie parallele è uno di questi. Asghar Farhadi, forse il più spietato maestro del dramma morale contemporaneo, ha radunato il meglio del cinema francese per raccontare una scrittrice che osserva i vicini un po' troppo da vicino. Il 5 novembre scopriremo se la ricetta è davvero perfetta come sembra, ma i presupposti mi rendono impaziente.
Sulla carta è uno dei drammi europei più forti dell'autunno: a seconda della forma di Farhadi, potrebbe essere un capolavoro oppure soltanto un esperimento mentale elegante e un filo troppo scritto.
Storie parallele: trailer
Scheda del film
| Original | Histoires parallèles |
|---|---|
| Uscita in Italia | 05/11/2026 |
| Regia | Asghar Farhadi |
| Cast | Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney, Adam Bessa, India Hair |
| Genere | Drammi cinematografici |
| Durata | 139 min |
| Paese | Film francesi, Film italiani, Film belgi, Film iraniani |
Una finestra sulla vita di fronte: di cosa parla il film senza spoiler?
Il punto di partenza è semplice, ed è proprio questo a renderlo inquietante. Sylvie è una scrittrice in cerca di ispirazione per il nuovo romanzo, e sceglie la fonte più ovvia e al tempo stesso più delicata: i vicini che vivono nell'appartamento di fronte. Non li spia, o almeno lei non lo chiamerebbe mai così, raccoglie soltanto materiale. Una giustificazione che conosce bene ogni scrittore che abbia mai rubato qualcosa alla propria cerchia.
La storia prende davvero quota quando Sylvie assume il giovane Adam per aiutarla nelle faccende quotidiane. Secondo la sinossi ufficiale, Sylvie non immagina ancora che il ragazzo stravolgerà la sua vita e il suo lavoro. E la situazione arriva al punto in cui la sua finzione finisce per superare la realtà di tutti loro.
Sulla trama non si sa altro, e sinceramente preferisco così. Nei film di Farhadi il piacere più grande sta nel vedere situazioni all'apparenza innocue avvelenarsi poco a poco, ed è meglio entrarci senza sapere nulla.
Farhadi, il contabile dei peccati quotidiani
Il nome di Asghar Farhadi basta da solo per segnarsi la data in agenda. Il regista di Una separazione e Il cliente ha vinto due volte l'Oscar per il miglior film internazionale, ed è un autore per cui una frase lasciata cadere o una porta aperta nel momento sbagliato pesano più di un inseguimento in auto nei film degli altri.
Non è la prima volta che lavora fuori dall'Iran: Il passato è stato girato in Francia, Tutti lo sanno in Spagna. Molti li hanno trovati più deboli dei suoi film iraniani, ed è anche il più grande punto interrogativo di Storie parallele. La coproduzione tra Francia, Italia, Belgio e Iran garantisce solide basi economiche, ma porta con sé il rischio di un regista che si muove su un terreno non del tutto suo.
Eppure il tema, cioè la finzione che scivola nella realtà, l'etica dello sguardo e la questione della responsabilità, sembra scritto apposta per lui. Farhadi ha sempre raccontato come le bugie a fin di bene finiscano per sovrastare chi le pronuncia. Una romanziera che usa le persone come materia prima è l'incarnazione quasi perfetta di questa idea.
Huppert, Deneuve e gli altri: un cast quasi troppo bello
Basta guardare l'elenco: Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney, Adam Bessa, India Hair e Catherine Deneuve. Più che un cast, è un ritratto di gruppo della storia del cinema francese.
Non sappiamo ancora chi interpreti chi, quindi non azzardo ipotesi, ma questi nomi lasciano intuire parecchio. La carriera di Isabelle Huppert è piena di donne fredde, imperscrutabili e controllanti, e in un film che parla di osservazione e manipolazione, qualunque ruolo le venga affidato, la noia è esclusa. Virginie Efira è diventata negli ultimi anni una delle attrici francesi più versatili, mentre a Vincent Cassel basta uno sguardo per mettere a disagio la platea.
Pierre Niney è l'interprete più rigoroso della nuova generazione, e la sola presenza di Catherine Deneuve è già un evento. Adam Bessa e India Hair sono i nomi meno noti della lista, ma Farhadi sa usare molto bene gli attori da cui lo spettatore non sa cosa aspettarsi.
Il rischio, semmai, è che con tante star qualcuno finisca in secondo piano. Farhadi però ha sempre pensato per film corali, in cui ognuno ha un segreto e un punto di vista, quindi qui mi preoccupo meno di quanto farei con un regista qualsiasi.
Cosa potrebbe renderlo un grande film?
- L'attualità tagliente del tema. In un'epoca in cui tutti guardano tutti, attraverso lo schermo come attraverso la finestra, il voyeurismo di una scrittrice è uno spunto classico e insieme contemporaneo.
- La tensione di genere. Dai tempi de La finestra sul cortile la situazione di partenza è uno dei topoi più potenti del cinema, e nelle mani di Farhadi non diventerà un thriller ma un dramma psicologico e morale, spesso molto più crudele.
- La direzione degli attori. Nei film di Farhadi gli interpreti sono sempre un po' migliori di sé stessi, e con questa squadra è una promessa seria.
- Il livello metanarrativo. Un regista che costruisce finzioni partendo da persone reali gira un film su una scrittrice che fa la stessa cosa. C'è dentro la possibilità di un vero esame di coscienza.
Dove può inciampare: durata, densità, terreno straniero
I 139 minuti di durata non sorprendono, trattandosi di Farhadi, ma non sono nemmeno trascurabili. Parliamo di un dramma che si costruisce lentamente, fatto di dialoghi, e chi si aspetta un ritmo serrato rischia di stancarsi a metà della seconda ora.
Anche l'idea di fondo, più astratta del solito, è un rischio. Una finzione che supera la realtà può scivolare facilmente verso qualcosa di troppo letterario e cerebrale, dove il concetto conta più dei personaggi. I migliori film di Farhadi funzionavano proprio perché le domande nascevano da situazioni concretissime: un divorzio, un'aggressione in casa, un prestito. Se qui la struttura del romanzo nel romanzo dovesse farsi sentire troppo, l'immediatezza potrebbe perdersi.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama i drammi europei che stringono lentamente la gola, costruiti su dilemmi morali, e per chi andrebbe al cinema in qualsiasi momento pur di vedere Huppert o Deneuve.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi cerca azione, ritmo veloce o risposte nette, e per chi davanti a un dramma parlato di oltre due ore si annoia più di quanto si appassioni.
Se ti piace, guarda anche: La finestra sul cortile (1954), Una separazione (2011), Il cliente (2016), Il passato (2013), Swimming Pool (2003)
Domande frequenti
Quando esce Storie parallele in Italia?
Il film arriva nelle sale italiane il 5 novembre 2026.
Di cosa parla Storie parallele?
Sylvie, una scrittrice, osserva i vicini dell'appartamento di fronte per il nuovo romanzo. Poi assume il giovane Adam come aiutante, e il ragazzo sconvolge la sua vita e il suo lavoro, finché la finzione supera la realtà di tutti.
Quanto dura Storie parallele?
Il film dura 139 minuti.
Chi ha diretto Storie parallele?
Il film è diretto da Asghar Farhadi ed è una coproduzione tra Francia, Italia, Belgio e Iran.
Chi sono gli attori del film?
Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney, Adam Bessa, India Hair e Catherine Deneuve.
Daremo un'occhiata dalla finestra di Sylvie il 5 novembre?
Sì, e per me non c'è nemmeno da chiederselo. Asghar Farhadi, anche nei suoi film meno riusciti, dice sulla fragilità umana più di quanto la maggior parte dei suoi contemporanei riesca a dire nei loro migliori, e con un cast del genere è difficile immaginare un risultato mediocre. Forse sarà lungo, forse il concetto a tratti sovrasterà i personaggi, ma è quel tipo di cinema di cui continuerai a discutere anche sul tram, tornando a casa. Il mio giudizio in anteprima: un 8 pieno, con la segreta speranza che alla fine sia qualcosa di più.
