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Recensione in anteprima · Al cinema dal 08/10/2026

The Social: Il prezzo della verità, recensione in anteprima: Aaron Sorkin torna su Facebook, e stavolta non fa sconti

Film americaniDocudrammiTratti da una storia vera

Aaron Sorkin ci ha già raccontato come è nato Facebook. Adesso ci racconta cosa Facebook fa a noi. The Social: Il prezzo della verità è, sulla carta, uno dei film per adulti più stimolanti dell'anno, e se la macchina sorkiniana si mette in moto, da domani in tanti usciranno dalla sala guardando il proprio telefono con un certo disagio.

7,5/10
Voto atteso
Dialoghi firmati Sorkin, una protagonista premio Oscar e uno scandalo vero: raramente un docudrama parte con materiale migliore. Resta solo da vedere se saprà sopravvivere alla propria magniloquenza.
Storia
8
Recitazione
9
Regia
7
Immagini
6
Musica e sonoro
7
Emozioni
8

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

The Social: Il prezzo della verità: trailer

Scheda del film

OriginalThe Social Reckoning
Uscita in Italia08/10/2026
RegiaAaron Sorkin
CastWunmi Mosaku, Jeremy Allen White, Mikey Madison, Patrick Fischler, Betty Gilpin, Billy Magnussen
GenereDocudrammi
PaeseFilm americani

Di cosa parla? Un'ingegnera, un giornalista e un segreto

Lo schema è classico, ed è proprio per questo che può funzionare. Frances, interpretata da Mikey Madison, è una giovane ingegnera di Facebook. In azienda scopre qualcosa su cui sente di non avere il diritto di tacere. Contatta allora un giornalista del Wall Street Journal, che ha il volto di Jeremy Allen White, e da quel momento i due si incamminano su una strada sempre più pericolosa.

Secondo la sinossi ufficiale, Frances è disposta a imbrogliare, spiare e mentire pur di servire la causa. Per me è questa la promessa più interessante del film. Non avremo una martire immacolata, ma una persona che infrange le regole per smascherare un sistema che le regole le infrange di mestiere. Il punto d'arrivo è un articolo esplosivo, capace di scatenare uno scandalo enorme sui segreti meglio custoditi del social network. Trattandosi di una storia vera, la destinazione è già nota: la tensione dovrà nascere dal percorso, da come ci arrivano.

Anche lo slogan colpisce nel segno: "Non siamo solo noi a usarlo, è anche lui a usare noi." Ha un che di manifesto pubblicitario, ma centra esattamente il bersaglio.

Sorkin, l'uomo delle parole

Il nome di Aaron Sorkin è già un genere a sé. È lui l'autore della sceneggiatura di The Social Network, diretto da David Fincher, ancora oggi uno dei migliori film su come un'idea nata in un dormitorio universitario possa diventare una potenza mondiale. Da regista ha firmato Molly's Game, Il processo ai Chicago 7 e A proposito dei Ricardo.

Cosa aspettarsi? Dialoghi rapidi, brillanti, botta e risposta continui, personaggi che dicono sempre la frase più intelligente nel momento più giusto, e una bussola morale ben salda. In una storia di giornalismo e di whistleblowing tutto questo può valere oro: le discussioni in redazione, le trattative con gli avvocati, i dilemmi sulla tutela delle fonti sono il terreno naturale di Sorkin.

Il rischio però è sempre lo stesso. Dietro la macchina da presa Sorkin tende a costruire scene che sembrano teatro filmato, e quella che nelle mani di Fincher era una tensione fredda e chirurgica, con lui scivola a volte nel melodramma televisivo. Se il film ha un punto debole, probabilmente sarà qui: la scrittura sarà eccellente, la domanda è se anche le immagini avranno qualcosa da dire.

Un cast da far invidia

Lo confesso: leggendo questi nomi mi sono raddrizzato sulla sedia. Dopo Anora, Mikey Madison è una delle giovani attrici più interessanti in circolazione, e il ruolo di una whistleblower tormentata e moralmente ambigua è la sfida giusta per lei. In Anora c'era un'energia grezza, qui servirà probabilmente una tensione più trattenuta, più nervosa. Sono curioso di vedere cosa ne farà.

Jeremy Allen White, dai tempi di The Bear, è il re incontrastato dei personaggi ansiosi e sotto pressione, e un giornalista investigativo che fa i salti mortali tra scadenze, fonti e minacce legali non è poi così lontano. Se tra i due scatta la chimica, il film è già vinto a metà.

Poi c'è il cast di contorno: Jeremy Strong, che in Succession ha dimostrato quanto gli calzino i personaggi che si dibattono all'ombra del potere, Wunmi Mosaku, Betty Gilpin, Billy Magnussen e Patrick Fischler. Chi interpreti chi, prima dell'uscita, non è dato saperlo, ma è il tipo di squadra di caratteristi capace di rendere memorabile anche una scena di tre minuti. E i copioni di Sorkin amano regalare le battute migliori anche ai comprimari.

Perché proprio adesso, e perché fa così male?

Il film tocca un tema in cui siamo tutti immersi, che ci piaccia o no. Non uno scandalo politico lontano o il fallimento di una banca, ma l'app che apriamo per prima al mattino e per ultima la sera. La forza del film potrebbe nascere proprio dal fatto che lo spettatore non guarda dall'esterno: il sistema messo a nudo plasma anche il suo feed.

Una frase della sinossi mi ha colpito in particolare: "Ammesso che abbia uno scopo." È una domanda molto più inquietante di un amministratore delegato malvagio nell'ombra. Se il film non vuole indicare un cattivo, ma un sistema che in fondo non risponde davvero a nessuno, allora non avremo un semplice thriller d'inchiesta, ma un ritratto d'epoca che mette a disagio.

Come genere segue la scia di Il caso Spotlight e Tutti gli uomini del presidente, film in cui una telefonata, un documento trapelato o una decisione di redazione sono emozionanti quanto un inseguimento in auto. Chi ama questo tipo di thriller a combustione lenta, costruito sulle parole, potrebbe aver trovato il film dell'autunno.

Dove può inciampare?

Vedo tre pericoli. Nessuno mi sembra fatale, ma sono tutti reali:

Se il film prenderà sul serio l'ambiguità morale di Frances senza levigarla in una favola eroica, questi rischi potrebbero anche svanire. Se invece tutti diventeranno cavalieri dall'armatura scintillante, ci ritroveremo con un film tv ben scritto ma dimenticabile, con un budget da cinema.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: The Social Network (2010), Il caso Spotlight (2015), Tutti gli uomini del presidente (1976), The Insider (1999), The Post (2017)

Domande frequenti

Quando esce The Social: Il prezzo della verità al cinema in Italia?

Il film arriva nelle sale italiane l'8 ottobre 2026.

Di cosa parla The Social: Il prezzo della verità?

Frances, giovane ingegnera di Facebook, entra in possesso di informazioni su cui non vuole tacere e si rivolge a un giornalista del Wall Street Journal. Insieme percorrono una strada pericolosa che porta alla pubblicazione di un articolo esplosivo sui segreti del social network.

Il film è tratto da una storia vera?

Sì, racconta fatti realmente accaduti, nella forma del docudrama.

Chi ha diretto The Social: Il prezzo della verità?

La regia è di Aaron Sorkin, già sceneggiatore di The Social Network.

Chi c'è nel cast?

I protagonisti sono Mikey Madison e Jeremy Allen White, affiancati da Wunmi Mosaku, Patrick Fischler, Betty Gilpin, Billy Magnussen e Jeremy Strong.

Di che nazionalità è il film?

È una produzione statunitense.

Varrà la pena spegnere il telefono per due ore?

Secondo me sì, e non solo per il cast da copertina. The Social: Il prezzo della verità è uno di quei rari film il cui argomento ce l'abbiamo in tasca, e Sorkin è il tipo di scrittore capace di trasformare in thriller anche una discussione di redazione. Mikey Madison nei panni di una whistleblower su un terreno morale scivoloso, Jeremy Allen White come giornalista ostinato e alle loro spalle un cast di comprimari impressionante: sulla carta, un inizio d'autunno fortissimo.

Le mie riserve riguardano il regista, non il tema. Se stavolta Sorkin avrà il coraggio di fidarsi delle immagini e dei silenzi, e non solo delle sue frasi, potrebbe firmare la sua regia migliore. Altrimenti avremo comunque un film intelligente, ben scritto, un po' declamatorio, dopo il quale tutti guarderanno il proprio feed con un pizzico di sospetto in più. Il mio voto atteso: un otto pieno, con margine verso l'alto. L'8 ottobre sarò in sala, e ho il sospetto che durante i titoli di coda tirerò fuori anch'io il telefono. Giusto per rimetterlo subito via.

Voto atteso: 7,5/10 · Storia 8 · Recitazione 9 · Regia 7 · Immagini 6 · Musica e sonoro 7 · Emozioni 8