Captain Marvel, la recensione: una forza che tocca il cielo, una storia con i piedi per terra
Ci sono supereroi che nascono dal morso di un ragno e altri a cui un congegno psico-magnitronico riscrive il DNA. Captain Marvel racconta la storia di Carol Danvers, ex pilota dell'aeronautica, e anche se il film trabocca di energia non sempre sa dove indirizzarla. È divertente, spesso adorabile, a tratti irritante per quanto gioca sul sicuro, ma ha alle spalle un cast capace di reggerlo.
Un'origin story spettacolare e ben scelta nel cast, più solida nel personaggio che nella struttura drammatica, ma Samuel L. Jackson e Ben Mendelsohn valgono ampiamente il biglietto.
Scheda del film
| Uscita in Italia | 06/03/2019 |
|---|---|
| Regia | Ryan Fleck, Anna Boden |
| Cast | Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Jude Law, Annette Bening, Djimon Hounsou |
| Genere | Film d'azione, Film d'avventura, Film di fantascienza |
| Durata | 124 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film americani |
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Da pilota ad arma cosmica: di cosa parla il film?
Carol Danvers non è nata dea e nemmeno genio miliardario. Parte come una semplice mortale: dopo la morte del fratello diventa pilota dell'Aeronautica statunitense, e poi, poco alla volta, tutto intorno a lei si capovolge. Un congegno psico-magnitronico altera la sua struttura genetica, e con questo arriva anche un'abilità singolare: una sorta di sesto senso potenziato che le permette di intravedere il futuro prossimo.
Questo è ciò che vale la pena sapere prima della visione e, a dirla tutta, basta così. Una delle mosse più importanti del film è che l'identità della protagonista è essa stessa un enigma: secondo i titoli, il personaggio di Brie Larson è insieme Carol Danvers, Vers e Captain Marvel. Come questi tre nomi si incastrino lo scoprirà ognuno da sé, perché è proprio su questo rompicapo che il film costruisce tutto.
Sul piano del genere è azione, avventura e fantascienza insieme, e i tre sapori si sentono eccome. A volte sembra un dramma militare, a volte un'avventura spaziale, altre ancora la classica resa dei conti supereroistica. Talvolta è una ventata d'aria fresca, talvolta invece pare che tre film diversi cerchino di stare stretti nei 124 minuti di durata.
Brie Larson e un compito ingrato
Brie Larson è un'attrice premio Oscar che in Room ha dimostrato di saper rendere emozioni sottili e stratificate. Qui il lavoro è tutt'altro: deve rendere umana un'eroina praticamente invincibile, mentre la sceneggiatura le chiede spesso un atteggiamento trattenuto, quasi freddo.
Secondo me Larson se la cava bene con il materiale che ha, ma si avverte che il personaggio sta ancora cercando se stesso. I suoi momenti migliori sono quelli in cui può abbandonare la posa e lasciar emergere un po' di sfrontatezza e di ironia. Quando invece il film punta sui grandi momenti eroici e solenni, il personaggio diventa più statua che persona. Non è colpa sua, semmai dell'idea di partenza: è difficile scrivere un dramma su qualcuno a cui quasi nulla può fare del male.
I comprimari si rubano la scena
Ecco il vero asso nella manica del film. Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury è da anni il collante dell'universo Marvel, e qui finalmente non si limita a fare capolino ma ha spazio per recitare davvero. È più rilassato, più spiritoso e più umano di come siamo abituati a vederlo nei film degli Avengers. Le sue scene con Larson sono i minuti più divertenti del film, e la loro intesa ha il sapore di un buon buddy movie.
Ben Mendelsohn nei ruoli di Talos e Keller è semplicemente geniale. Di solito Mendelsohn viene scelto per figure dure e imprevedibili, qui invece tira fuori sfumature che non mi aspettavo. Se dovessi dare un solo motivo per vedere il film, sarebbe lui.
- Jude Law nel ruolo di Yon-Rogg incarna il mentore carismatico, e per tutto il tempo si intuisce che dietro di lui c'è di più.
- Il doppio ruolo di Annette Bening (Suprema Intelligenza e Dr. Wendy Lawson) è una delle idee più interessanti del film.
- Lashana Lynch, nei panni di Maria Rambeau, è il cuore del film: porta quel calore terreno e amichevole senza il quale Carol volerebbe via del tutto.
- Lee Pace e Djimon Hounsou, ovvero Ronan e Korath, sono volti che ritornano dopo Guardiani della Galassia, ma qui purtroppo fanno poco più che da tappezzeria.
Registi indie dentro la macchina miliardaria
Scegliere la coppia di registi Anna Boden e Ryan Fleck è stata una mossa coraggiosa. Arrivano dal mondo dei film più piccoli e incentrati sui personaggi, e si vede: le parti migliori del film sono i momenti più quieti e umani, le scene che parlano di amicizia, ricordi e identità.
L'azione, invece, è meno nelle loro corde. I grandi scontri funzionano, ma di rado restano impressi, e a volte ho avuto la sensazione che la catena di montaggio dello studio avesse preso il posto della mano del regista. È un male ricorrente dei film Marvel: autori talentuosi e con una voce personale finiscono spesso per uniformarsi allo stile della casa. È successo anche qui, ma non del tutto: il tocco di Boden e Fleck si ritrova nei piccoli gesti tra i personaggi.
Cosa funziona e cosa proprio no
Partiamo dal buono. La struttura del film, che gioca con il tema dell'identità, è più audace di quella di una normale origin story. Non si procede in linea retta verso la nascita dell'eroina: si ricompone a pezzi chi sia davvero questa donna. È un'esperienza coinvolgente, che nella seconda metà ripaga bene. Anche l'umorismo è al posto giusto, soprattutto grazie alle scene di Jackson e Mendelsohn.
I difetti, però, sono difficili da ignorare:
- La protagonista è troppo forte per il suo stesso dramma. Se un personaggio non rischia nulla di concreto, è difficile stare in ansia per lui.
- Il primo terzo è lento. Quando il film finalmente ingrana, la pazienza dello spettatore a volte è già agli sgoccioli.
- Una parte dei cattivi si perde per strada. Il Ronan di Lee Pace, per esempio, è poco più di un cameo.
- Le battaglie in CGI sono di maniera. Le abbiamo già viste altrove, e fatte meglio.
Eppure non è un brutto film. Somiglia piuttosto a un primo album promettente: la voce c'è, metà delle canzoni sono ottime, il resto è riempitivo.
Come si inserisce nell'universo Marvel?
Captain Marvel è il primo film dei Marvel Studios costruito interamente attorno a una supereroina, e quel peso si sente. Sembra che lo studio non volesse sbagliare a nessun costo, e questa prudenza a volte gli si ritorce contro. Dove Thor: Ragnarok o Guardiani della Galassia si lasciavano andare con sfrontatezza, Captain Marvel preferisce stringere la cintura di sicurezza.
Chi tiene ai collegamenti tra i film Marvel troverà riferimenti e volti noti in abbondanza, e la sola presenza di Nick Fury fa da ponte. Ma anche chi se ne infischia può goderselo come avventura a sé, perché il film è abbastanza autonomo da non richiedere compiti a casa prima della visione.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Imperdibile per i fan Marvel e per chiunque ami l'azione fantascientifica leggera e ironica, soprattutto per le interpretazioni di Samuel L. Jackson e Ben Mendelsohn.
- Meglio lasciar perdere se: Se ne hai abbastanza dei cinecomic o cerchi un dramma teso con una vera posta in gioco, questo film non ti convincerà.
Se ti piace, guarda anche: Guardiani della Galassia (2014), Wonder Woman (2017), Captain America: Il primo vendicatore (2011), Iron Man (2008), Thor: Ragnarok (2017)
Domande frequenti
Quando è uscito Captain Marvel in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 6 marzo 2019.
Quanto dura Captain Marvel?
Il film dura 124 minuti.
Chi ha diretto Captain Marvel?
Il film è diretto da Anna Boden e Ryan Fleck.
Chi interpreta Captain Marvel?
Carol Danvers, cioè Captain Marvel, è interpretata da Brie Larson; nel cast ci sono anche Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Jude Law, Annette Bening e Lashana Lynch.
Di cosa parla Captain Marvel?
Carol Danvers, pilota dell'aeronautica, viene trasformata geneticamente da un congegno psico-magnitronico e acquisisce poteri straordinari, tra cui un senso speciale che le permette di intravedere il futuro prossimo.
Carol Danvers prende il volo o precipita?
Prende il volo, solo non così in alto come promette il suo nome. Captain Marvel è un cinecomic simpatico, ben interpretato e a tratti davvero divertente, che trae la sua forza maggiore non dai poteri cosmici della protagonista ma dai suoi legami terreni. Se entri in sala per le scene di Nick Fury e Talos, non resterai deluso. Se ti aspetti il capitolo più audace dell'universo Marvel, invece sì. Per me è una sufficienza piena, piacevole anche da rivedere, ma non sarà il film che tra qualche anno citerò a memoria.
