Dracula - L’amore perduto, la recensione: la lettera d’amore intrisa di sangue di Luc Besson, che a volte si impiglia nei propri candelabri
Dracula lo abbiamo riesumato così tante volte che ormai dovrebbe avere un posto auto riservato davanti al cimitero. Eppure Luc Besson è convinto che ci sia ancora qualcosa da dire sul cuore del conte, e non parla della parte che si trafigge con il paletto. Il risultato è un horror romantico di 129 minuti, sfacciato ed enfatico, bellissimo e sopra le righe, e a tratti sorprendentemente commovente.
Il Dracula di Besson è più una ballata d’amore gotica che un horror da salto sulla poltrona, e per Caleb Landry Jones e Christoph Waltz vale ampiamente la pena varcare la soglia del castello, anche se il film ogni tanto si specchia troppo a lungo nella propria bellezza.
Dracula - L’amore perduto: trailer
Scheda del film
| Original | Dracula |
|---|---|
| Uscita in Italia | 29/10/2025 |
| Regia | Luc Besson |
| Cast | Caleb Landry Jones, Christoph Waltz, Zoë Bleu, Guillaume De Tonquedec, Matilda De Angelis |
| Genere | Film horror |
| Durata | 129 min |
| Divieto | 10+ |
| Paese | Film francesi |
Di cosa parla, senza svelare troppo?
La base è il classico di Bram Stoker, ma Besson non parte dalla solita Londra avvolta nella nebbia. La storia comincia nel XV secolo, con un principe che perde la moglie e che, accecato dal dolore, compie un gesto che pochi oserebbero: rinnega Dio. Il prezzo è una maledizione eterna, ed è così che nasce Dracula.
Da qui il film diventa un viaggio lungo secoli. Il non morto che si nutre di sangue sfida il destino e la morte stessa, spinto da un unico desiderio: ritrovare l’amore perduto. È questa motivazione a reggere tutto il racconto, ed è il motivo per cui questo Dracula è più un innamorato tragico che un semplice mostro. A fargli da contrappeso c’è un prete che capisce chi sia davvero e decide di affrontarlo per distruggerlo.
Non aggiungerei altro. Chi conosce la tradizione draculiana intuisce le regole del gioco, ma qui l’accento cade altrove rispetto a una classica caccia al vampiro.
Caleb Landry Jones, un conte che ha anche un cuore
Caleb Landry Jones è uno di quegli attori da cui non sai mai cosa aspettarti, ed è proprio questo a renderlo interessante. Sa dare vita a personaggi vistosamente strani, carichi di un’energia nervosa, e Besson aveva già lavorato con lui in DogMan, dove l’attore aveva dimostrato di poter reggere da solo il peso di un intero film.
Qui succede la stessa cosa. Il suo Dracula non è il predatore aristocratico e glaciale che per riflesso condizionato ci aspettiamo dai tempi di Bela Lugosi. È piuttosto una creatura ferita, ossessionata, disperata in modo quasi infantile, la cui mostruosità germoglia dal lutto. Ci sono momenti in cui questa recitazione eccessiva è un po’ troppo, ma nelle scene migliori è travolgente. Anche chi non dovesse amare il film nel suo complesso, difficilmente liquiderà con un’alzata di spalle la sua interpretazione.
Christoph Waltz e il prete che non ha paura
Il nome di Christoph Waltz è di per sé una garanzia: ogni sua battuta suona come se si stesse godendo un po’ il pericolo. Da Bastardi senza gloria e Django Unchained sappiamo che i personaggi loquaci, misurati e cerebrali sono il suo terreno naturale, e il prete di Dracula sembra cucito esattamente su di lui.
La dinamica migliore del film nasce proprio dalla loro coppia. Jones brucia, Waltz osserva con freddezza, e la tensione fra i due regala quel tipo di dramma che nessuna scena spettacolare può sostituire. Nei ruoli secondari Zoë Bleu, Guillaume De Tonquedec e Matilda De Angelis riempiono il mondo del film e, pur avendo meno spazio, nessuno di loro sembra fuori posto.
Luc Besson, uno che non si è mai vergognato dei grandi gesti
La filmografia di Besson somiglia a delle montagne russe: accanto alle vette di Léon, Il quinto elemento e Nikita ci sono anche deviazioni piuttosto dimenticabili. Il filo comune è che il regista francese non ha mai girato in punta di piedi. Se si può fare più colorato, più rumoroso, più emotivo, lui lo fa.
Dracula è la versione gotica di questo stile. Scenografie, costumi e luci servono tutti a dare allo spettatore la sensazione di assistere a una leggenda che attraversa i secoli. I 129 minuti, però, si fanno sentire: in alcuni passaggi il film diventa più un’esposizione che un racconto. Nell’horror romantico non è un peccato raro, ma qui qualche taglio non avrebbe guastato.
Merito da riconoscere: Besson non cerca di copiare la versione di Coppola del 1992, anche se il tema amoroso renderebbe il confronto quasi inevitabile. Racconta la storia con la propria voce, e quel tono, che piaccia o no, è riconoscibile.
Spaventoso o soltanto bello? Dove il film si inceppa
La domanda più importante da farsi è: cosa ci si aspetta da un horror? Chi cerca jump scare, artigli che spuntano da angoli bui e una tensione costante resterà probabilmente deluso. Questo Dracula è molto più malinconico che spaventoso. Sangue e oscurità non mancano, ma il cuore del film sono il dolore e il desiderio, non l’effetto shock.
I punti deboli:
- Ritmo: la parte centrale rallenta e, visto che la storia attraversa i secoli, a volte sembra un po’ episodica.
- Eccessi: Besson crede talmente nel proprio pathos che il dramma a tratti scivola nel kitsch.
- Base familiare: la storia di Stoker è così rodata che, nonostante l’angolazione nuova, molte svolte si vedono arrivare da lontano.
Eppure, nei momenti migliori, funziona proprio il coraggio di essere romantico. Oggi che l’horror è spesso cinico, un film di vampiri così sinceramente passionale è quasi una boccata d’aria fresca.
Come si colloca nella lunga tradizione dei film di vampiri?
Dracula è uno dei personaggi letterari più adattati di sempre, e ogni epoca ha avuto la sua versione. Il Nosferatu di Murnau era costruito sulle ombre, Coppola puntava sul romanticismo da grande opera, mentre il recente Nosferatu di Robert Eggers ha cercato il buio opprimente del folklore. Besson si mette in fila accanto a Coppola: anche a lui interessano l’amore immortale e la vita interiore del mostro.
È al tempo stesso un pregio e una trappola. Un pregio, perché un protagonista con una motivazione emotiva ben costruita resta impresso molto di più. Una trappola, perché il confronto è inevitabile e l’ombra del film di Coppola è lunghissima. Il Dracula di Besson non diventerà più cult di quello, ma non ci prova nemmeno: è la variazione personale e incandescente di un regista francese su un tema eterno.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama il romanticismo gotico, i film in costume spettacolari e le grandi interpretazioni, e in Dracula cerca più un eroe tragico che un mostro.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi da un horror si aspetta spaventi a raffica, ritmo serrato e toni sobri: per loro questi 129 minuti potrebbero risultare lunghi e troppo solenni.
Se ti piace, guarda anche: Dracula di Bram Stoker (1992), Nosferatu (2024), Intervista col vampiro (1994), Solo gli amanti sopravvivono (2013), Crimson Peak (2015)
Domande frequenti
Quando è uscito Dracula - L’amore perduto nei cinema italiani?
Il Dracula di Luc Besson è arrivato nelle sale italiane il 29 ottobre 2025.
Di cosa parla il Dracula di Luc Besson?
Di un principe del XV secolo che, dopo la morte della moglie, rinnega Dio e viene colpito da una maledizione eterna che lo trasforma in Dracula. Per secoli cerca l’amore perduto, mentre un prete lo riconosce e vuole distruggerlo.
Quanto dura Dracula - L’amore perduto?
Il film dura 129 minuti.
Chi sono gli attori di Dracula - L’amore perduto?
Il protagonista è Caleb Landry Jones, affiancato da Christoph Waltz, Zoë Bleu, Guillaume De Tonquedec e Matilda De Angelis.
A quale libro è ispirato il film?
Il film è un adattamento del romanzo classico Dracula di Bram Stoker.
Vale la pena invitare in casa il conte di Besson?
Secondo me sì, purché si sappia a cosa si va incontro. Questo non è il film di vampiri più spaventoso né il più asciutto che si possa vedere. È però appassionato, spettacolare, e ha due attori che, l’uno contro l’altro, regalano momenti davvero speciali. Per il conte ossessionato e ferito di Caleb Landry Jones e per l’incrollabile prete di Christoph Waltz sopporto volentieri le scene tirate per le lunghe e un pathos che ogni tanto sconfina nel kitsch.
Se in una cupa serata d’autunno avete voglia di qualcosa di oscuro ma romantico, è un’ottima scelta. Se invece dall’horror pretendete soprattutto il batticuore della paura e non quello del mal d’amore, meglio strizzare l’occhio al Nosferatu di Eggers. Da parte mia, un sette pieno: non è perfetto, ma è raro un Dracula che, a fine visione, ti lascia in testa il suo amore e non soltanto i suoi canini.
