Il Signore degli Anelli (1978), la recensione: il cartone audace che partì per Mordor prima di Peter Jackson
Molto prima che la Terra di Mezzo diventasse lo spettacolo cinematografico degli anni Duemila, un animatore testardo aveva già provato a fare l'impossibile. Il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi, uscito nel 1978, è un film grezzo, ambizioso e a tratti irritante nella sua discontinuità, ma possiede un'atmosfera così cupa e adulta che ancora oggi mi fa venire la pelle d'oca. Non è un film perfetto, però ha più coraggio della maggior parte degli adattamenti che ho visto da allora.
Un esperimento d'animazione disomogeneo ma straordinariamente audace, che ogni appassionato di Tolkien dovrebbe vedere almeno una volta.
Il Signore degli Anelli: trailer
Scheda del film
| Original | The Lord of the Rings |
|---|---|
| Uscita in Italia | 06/12/1979 |
| Regia | Ralph Bakshi |
| Cast | Christopher Guard, William Squire, Michael Scholes, John Hurt, Simon Chandler, Dominic Guard |
| Genere | Film d'avventura, Film d'animazione, Film fantasy |
| Durata | 132 min |
| Paese | Film britannici, Film americani, Film spagnoli |
Un anello, uno hobbit e una pessima notizia
Il punto di partenza è familiare a chiunque abbia sfogliato almeno una volta il classico di J.R.R. Tolkien. Un anello pericoloso e dotato di poteri magici finisce nelle mani di Frodo, uno hobbit della Terra di Mezzo, che solo grazie allo stregone Gandalf scopre quale guaio si porta in tasca: se l'anello cadesse nelle mani del male, per il bene sarebbe la fine. Su consiglio del mago, Frodo si mette quindi in viaggio per distruggerlo.
Da qui prende il via una serie di avventure in cui elfi, nani e cavalieri si uniscono a lui per difendere insieme la loro terra dalla minaccia. La trama è tutta qui e, a dirla tutta, basta e avanza: questo film non lo si guarda per i colpi di scena, ma per scoprire come appariva la Terra di Mezzo nella testa di un autore del 1978.
Ralph Bakshi e la missione impossibile
Per me Bakshi è sempre stato l'animatore ribelle, quello che di cartoni carini non voleva saperne. Anche qui si sente che il mondo di Tolkien non l'aveva pensato per la cameretta dei bambini. I 132 minuti di durata sono tantissimi per un film d'animazione e il ritmo, di conseguenza, va su e giù: ci sono scene quasi mozzafiato per quanto sono minacciose, e altre in cui il film sembra andare di fretta, come se volesse infilare più pagine possibili del romanzo tutte insieme.
Il suo pregio più grande resta però il coraggio. Questa coproduzione britannica, americana e spagnola non ha voluto addomesticare il materiale di partenza. Il male qui fa davvero paura, le foreste oscure opprimono davvero, e in certi momenti balenano immagini da incubo che in un film d'animazione per famiglie di oggi non otterrebbero mai il via libera.
Voci che da sole valgono la visione
Il cast vocale originale è, secondo me, l'elemento invecchiato meglio. Christopher Guard dà a Frodo una voce fragile e limpida, esattamente come immagino un eroe suo malgrado. Il Gandalf di William Squire incute rispetto ma ha anche un fondo di calore. Il Sam di Michael Scholes è adorabile, mentre Simon Chandler e Dominic Guard, nei panni di Merry e Pipino, restituiscono tutta la leggerezza degli hobbit.
La sorpresa più grande, per me, è John Hurt come Aragorn. La sua voce stanca, roca e ipnotica dipinge un guerriero errante a cui credi subito quando lascia intendere di averne viste tante. Il Boromir di Michael Graham Cox è orgoglioso e ruvido al punto giusto. E poi c'è Anthony Daniels come Legolas, che quasi tutti conoscono come voce e corpo di C-3PO in Guerre stellari. Sentirlo in bocca a un elfo fa uno strano effetto, ma funziona.
Ciò che incanta ancora oggi
- L'atmosfera. Questa Terra di Mezzo è polverosa, ombrosa e pericolosa. Non una cartolina, ma un luogo dove può succedere qualcosa di brutto.
- L'approccio adulto. Bakshi ha preso Tolkien sul serio e si vede in ogni fotogramma.
- Il lavoro degli attori. Sono le voci a dare l'anima al film, spesso più dei disegni stessi.
- Il valore di culto. Per la storia del cinema è un titolo semplicemente obbligato, perché mostra come negli anni Settanta si tentò di portare sullo schermo un romanzo ritenuto infilmabile.
C'è qualcosa di inspiegabilmente affascinante nel modo in cui questo film sembra allo stesso tempo un sogno e un delirio febbrile. Da bambino probabilmente ne avrei avuto paura; da adulto lo amo proprio per questo.
Dove la bacchetta magica s'inceppa
Non voglio mentire: in molti punti il film arranca. Lo stile visivo non è omogeneo e ci sono scene in cui soluzioni diverse stridono in modo strano tra loro. Uno spettatore di oggi, cresciuto con le immagini lisce e levigate dell'animazione moderna, a volte si gratterà la testa perplesso.
Anche il racconto è molto denso. Chi non ha letto il romanzo rischia di perdersi tra nomi e luoghi, perché il film non si ferma sempre a spiegare. Io, con gli occhiali del fan, riesco a perdonarglielo, ma per uno spettatore del tutto estraneo alla saga può essere un ostacolo serio.
Bakshi contro Jackson: un confronto ingiusto ma inevitabile
È impossibile guardare questo film senza pensare alla trilogia di Peter Jackson. Metterli a confronto è ovviamente ingiusto, visto che li separano decenni e mezzi completamente diversi. Eppure è curioso notare come nella versione di Bakshi ci sia un'oscurità grezza, quasi tangibile, che la grande produzione in live action a volte ha smussato.
Io penso a questo film come a un bozzetto audace. Non il quadro finito, ma lo schizzo pieno di slancio e passione da cui si capisce che qualcuno amava profondamente questo mondo. E quell'amore arriva ancora oggi attraverso lo schermo.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Agli appassionati di Tolkien, a chi si interessa di storia del cinema d'animazione e a chiunque ami i cartoni più cupi e adulti senza farsi spaventare da uno stile d'altri tempi.
- Meglio lasciar perdere se: A chi cerca la resa visiva levigata dell'animazione moderna, oppure non conosce affatto la storia e ha voglia di un'avventura leggera dal ritmo serrato.
Se ti piace, guarda anche: The Hobbit (1977), Wizards (1977), Fuoco e ghiaccio (1983), Dark Crystal (1982), Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello (2001)
Domande frequenti
Quando è uscito in Italia Il Signore degli Anelli di Bakshi?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 6 dicembre 1979, dopo la prima mondiale del 15 novembre 1978.
Quanto dura Il Signore degli Anelli del 1978?
Il film d'animazione dura 132 minuti.
Chi ha diretto la versione animata de Il Signore degli Anelli?
Il film è diretto da Ralph Bakshi.
Di cosa parla Il Signore degli Anelli (1978)?
Lo hobbit Frodo entra in possesso di un pericoloso anello magico e, su consiglio di Gandalf, parte per distruggerlo prima che cada nelle mani del male. Lungo il cammino lo accompagnano elfi, nani e cavalieri.
Chi dà la voce ad Aragorn nella versione originale?
Aragorn ha la voce di John Hurt, Frodo quella di Christopher Guard, Gandalf quella di William Squire e Legolas quella di Anthony Daniels.
Quali Paesi hanno prodotto il film?
Il Signore degli Anelli è una coproduzione tra Regno Unito, Stati Uniti e Spagna.
Vale ancora la pena partire per la Terra di Mezzo di Bakshi?
Secondo me sì, ma bisogna sapere a cosa si va incontro. Non è una favola per famiglie impeccabile e adatta a tutti, bensì un esperimento appassionato, strano e a tratti geniale, davanti al quale ci si deve togliere il cappello. Le voci sono splendide, l'atmosfera ha un fascino oscuro e l'audacia resta una rarità anche oggi. Se amate Tolkien, in una sera di pioggia spegnete la luce e dategli una possibilità. Magari non ve ne innamorerete, ma di sicuro non lo dimenticherete.
