Norimberga, la recensione: il Göring di Russell Crowe è il volto più cortese del diavolo
Ci sono film in cui la scena più spaventosa non è un'esplosione, ma un sorriso dietro le sbarre di una cella. Norimberga è esattamente così: un dramma di guerra in cui la guerra è già finita, mentre la battaglia continua nella testa di due uomini. Era da tempo che Russell Crowe non risultava così pericoloso come in questo Hermann Göring, e Rami Malek è bravissimo nel ruolo di chi si spinge troppo vicino alle fiamme.
Un dramma processuale elegante, inquietante e a tratti troppo lungo, che il duello tra Russell Crowe e Rami Malek solleva ben al di sopra della media.
Norimberga: trailer
Scheda del film
| Original | Nuremberg |
|---|---|
| Uscita in Italia | 18/12/2025 |
| Regia | James Vanderbilt |
| Cast | Russell Crowe, Michael Shannon, Rami Malek, Richard E. Grant, Leo Woodall, Colin Hanks |
| Genere | Drammi di guerra |
| Durata | 148 min |
| Divieto | 10+ |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla Norimberga, senza spoiler?
Alla fine della Seconda guerra mondiale gli Alleati catturano vivo uno dei volti più importanti del vertice nazista, Hermann Göring. Già questo è un momento storico, ma la vera posta in gioco del film arriva dopo: le potenze vincitrici decidono di compiere un passo giuridico senza precedenti e di portare i criminali di guerra davanti a un tribunale. Niente vendetta, niente colpo alla nuca, ma un processo. È questa scelta a reggere l'intera struttura del film.
Al centro, però, non ci sono né i giudici né i procuratori, bensì uno psichiatra americano. Il suo compito è stabilire se i gerarchi nazisti siano in grado di rispondere delle proprie azioni davanti alla corte internazionale. Sulla carta è un semplice lavoro clinico: colloqui, appunti, una perizia. Nella pratica Göring è un uomo di un'intelligenza fuori dal comune, e colloquio dopo colloquio lo psichiatra finisce sempre più sotto la sua influenza. Da qui nasce la partita psicologica, cupa e a fuoco lento, che rende Norimberga qualcosa di più della solita ricostruzione storica.
Meglio non svelare altro, perché la forza maggiore del film sta nel modo in cui, poco a poco e quasi senza che ce ne accorgiamo, i rapporti di forza nella stanza degli interrogatori cambiano direzione.
Russell Crowe, il carisma chiuso in una cella
Partiamo da ciò per cui la maggior parte del pubblico comprerà il biglietto: Russell Crowe nei panni di Göring. Il premio Oscar, che ai tempi de Il gladiatore e di A Beautiful Mind era tra le star più richieste al mondo, negli ultimi anni non ha sempre trovato ruoli alla sua altezza. Basta ripensare a Kraven il cacciatore. Qui invece ha finalmente un personaggio in cui la presenza fisica, il tono di voce calmo e quasi benevolo e il calcolo che si nasconde nello sguardo lavorano tutti insieme.
Il rischio più grande, con una figura del genere, è che l'attore la trasformi in un cattivo da cartone animato o che la renda simpatica per sbaglio. Crowe tiene l'equilibrio con grande intelligenza: il suo Göring è arguto, colto, a volte persino divertente, ed è proprio questo a renderlo agghiacciante. Il film vuole mostrare come un uomo simile riesca a irretire qualcuno che, in teoria, sta dall'altra parte, e Crowe rende credibile questa seduzione. Non suscita simpatia: ci fa capire perché funzionava. La differenza è enorme, ed è lì che il film si gioca tutto.
Rami Malek e lo psichiatra che guarda nell'abisso
Se Crowe è la tempesta, Rami Malek è chi ci finisce dentro. Dopo Bohemian Rhapsody il premio Oscar ha interpretato spesso personaggi strani, un po' alienati, e Mr. Robot aveva già mostrato quanto sia a suo agio con figure chiuse nei propri pensieri e divorate da una tensione interiore. Lo psichiatra è il punto più maturo di questo percorso.
Il compito di Malek è più difficile di quello di Crowe: deve rendere lo scivolamento lento. Il momento in cui la curiosità professionale si trasforma in qualcos'altro, in cui l'osservatore diventa partecipe. Pochi gesti plateali, molti silenzi, sguardi sfuggenti, pause che durano un attimo di troppo dopo una domanda. Ci sono momenti in cui la sua misura sfiora la passività, e capisco che a qualcuno possa sembrare poco. A me ha convinto, perché il film parla proprio di questo: il male non sempre alza la voce, e chi ci parla non si accorge subito di non condurre più la conversazione.
Un parterre di stelle in seconda fila
Il cast di Norimberga sembra copiato dalla lista degli invitati di una stagione dei premi. Michael Shannon, due volte candidato all'Oscar, è il tipo di attore capace di schiacciare una scena con un solo sguardo, come si è visto ne La forma dell'acqua e in Animali notturni. Anche qui dà peso a ogni sua apparizione.
Richard E. Grant, candidato all'Oscar per Copia originale, sa sempre portare in un film una certa eleganza amara, mentre Colin Hanks è una presenza solida e concreta. Accanto a loro ci sono anche Leo Woodall, John Slattery, Wrenn Schmidt, Lotte Verbeek e Mark O'Brien. Con un elenco simile il pericolo è che qualcuno si limiti a comparire, e in effetti si sente che il film non riesce a concedere a tutti lo spazio necessario. Non è un dramma, ma alcune linee secondarie fanno più da scenografia che da racconto vero e proprio.
James Vanderbilt: lo sceneggiatore che sa dove sta la tensione
Al grande pubblico il nome di James Vanderbilt dirà forse meno di quelli delle sue star, eppure è tra i produttori e sceneggiatori di maggior successo di Hollywood. Ha firmato diversi capitoli di Scream, due episodi di The Amazing Spider-Man, Independence Day: Rigenerazione e Zodiac. Quest'ultimo è il riferimento più eloquente: anche lì c'erano uomini ossessionati che cercavano di comprendere l'incomprensibile, e Norimberga richiama uno stato d'animo molto simile.
Da regista, Vanderbilt si affida chiaramente ai dialoghi e agli attori. Nelle scene tra Crowe e Malek è una scelta azzeccatissima: sono i minuti più forti del film, quasi non c'è bisogno di musica o di montaggio. Quando però il film esce dalla stanza degli interrogatori e prova a dipingere il grande affresco storico, si fa meno sicuro. I 148 minuti si sentono, e nel terzo centrale c'è qualche scena entrata più per dovere che per necessità drammatica.
Il percorso nei festival dimostra comunque che l'ambiente l'ha preso sul serio: la prima mondiale si è tenuta al Toronto International Film Festival, e il film ha anche vinto un premio nel concorso del Festival di San Sebastián.
Dove pende la bilancia?
Non sarebbe onesto limitarsi agli elogi. Il difetto più grande di Norimberga è che a volte non sa decidere se vuole essere un intimo dramma psicologico da camera o un classico kolossal storico hollywoodiano. Oscillando tra i due, ogni tanto perde slancio. La messa in scena è curata e dignitosa ma raramente sorprende, e la musica accompagna le emozioni più che plasmarle.
- Cosa funziona: il duello tra i due protagonisti, una tensione costruita con le parole e la domanda di fondo del film, cioè quanto ci si possa avvicinare al male senza esserne cambiati.
- Cosa meno: la durata, un cast di contorno sovraffollato e qualche momento troppo didascalico, in cui il film dice a chiare lettere ciò che fino a quel punto aveva suggerito con finezza.
Nonostante tutto, Norimberga è uno di quei film che ti restano addosso anche dopo la proiezione. Non per le scene di battaglia, ma perché a un certo punto ci si rende conto che anche noi stavamo ascoltando Göring con grande attenzione.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama i drammi storici psicologici costruiti sui dialoghi ed è curioso di vedere una delle prove più forti della maturità di Russell Crowe.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi si aspetta un film di guerra pieno d'azione o fatica a reggere drammi lenti, fatti di conversazioni, che durano quasi due ore e mezza.
Se ti piace, guarda anche: Vincitori e vinti (1961), La caduta (2004), La zona d'interesse (2023), Oppenheimer (2023), Il silenzio degli innocenti (1991)
Domande frequenti
Quando è uscito Norimberga nei cinema italiani?
Norimberga è arrivato nelle sale italiane il 18 dicembre 2025.
Di cosa parla Norimberga?
Racconta la preparazione del processo a Hermann Göring, catturato alla fine della Seconda guerra mondiale, attraverso gli occhi di uno psichiatra americano incaricato di stabilire se i gerarchi nazisti siano in grado di affrontare la corte, mentre finisce sempre più sotto l'influenza di Göring.
Quanto dura Norimberga?
Il film dura 148 minuti.
Chi interpreta Göring e lo psichiatra in Norimberga?
Hermann Göring è interpretato da Russell Crowe, lo psichiatra americano da Rami Malek.
Chi ha diretto Norimberga?
James Vanderbilt, che come sceneggiatore e produttore ha lavorato tra gli altri a Zodiac, a diversi film della saga di Scream e ai film di The Amazing Spider-Man.
Ti siederesti per due ore e mezza in una stanza con Göring?
Io l'ho fatto e non me ne sono pentito. Norimberga non è perfetto: è più lungo del necessario, e il grande affresco storico appassiona meno dell'aria soffocante della stanza degli interrogatori. Ma Russell Crowe regala una prova che da lui aspettavamo da anni, e Rami Malek è il partner ideale in questo duello freddo e cerebrale. Se ami i drammi storici adulti che fanno pensare, Norimberga merita un posto nella tua lista. Preparati solo a scoprire che il personaggio con la voce più gradevole è anche il più spaventoso.
