Rose, recensione in anteprima: Sandra Hüller torna dalla guerra da soldato, ed è la pace il vero campo di battaglia
Ci sono attrici il cui nome basta da solo a farmi comprare il biglietto, e Sandra Hüller è una di queste. In Rose, dramma storico tedesco e austriaco, interpreta una donna che ha combattuto in guerra come un uomo e che, una volta tornata a casa, vuole continuare a vivere da uomo. In questa recensione in anteprima provo a capire cosa ci aspetta il 4 febbraio 2027 e perché potrebbe essere uno dei film più duri e silenziosi della stagione.
Sulla carta c'è tutto per un ritratto d'epoca di una precisione opprimente, costruito su una grande prova d'attrice. Resta da vedere quanto un film dalla forma così rigorosa avrà il coraggio di aprirsi davvero.
Rose: trailer
Scheda del film
| Uscita in Italia | 04/02/2027 |
|---|---|
| Regia | Markus Schleinzer |
| Cast | Sandra Hüller, Caro Braun, Godehard Giese, Robert Gwisdek, Johannes Schubert |
| Genere | Drammi storici |
| Durata | 94 min |
| Paese | Film tedeschi, Film austriaci |
Di cosa parla Rose, senza spoiler?
Siamo all'inizio del Seicento. Rose ha combattuto in guerra come un uomo, ha attraversato l'inferno dei campi di battaglia del Brabante e, quando rientra nelle retrovie ormai in pace, non ha alcuna intenzione di tornare al ruolo di prima. Vuole continuare la sua vita da uomo. E il suo desiderio è di una semplicità disarmante: essere un buon cittadino, un membro utile della comunità, qualcuno che lavora, vive onestamente e non dà nell'occhio.
Ma il punto è proprio questo. Nel mondo in cui Rose fa ritorno le regole sono rigide e la comunità tollera poco chi è diverso. Secondo la sinossi ufficiale, il film ruota attorno alla tensione tra norme sociali e identità personale, una tensione che si fa sempre più netta man mano che Rose cerca di integrarsi. Della trama non sappiamo altro, e secondo me va benissimo così: in film del genere conta molto più il come del cosa.
Quello che invece mi piace già moltissimo è la direzione rovesciata del racconto. Di solito i film di guerra mostrano il fronte come l'inferno; qui sembra che il campo di battaglia sia soltanto l'anticamera. Il vero assedio comincia a casa, negli sguardi dei vicini, tra i banchi della chiesa, nell'ordine della vita quotidiana.
Sandra Hüller, ovvero perché sulla protagonista non c'è nulla da temere
Chi ha seguito il cinema europeo degli ultimi anni non ha bisogno di presentazioni. Da Vi presento Toni Erdmann sappiamo che Sandra Hüller sa essere insieme rigidissima e dolorosamente vulnerabile, mentre Anatomia di una caduta ha dimostrato che le basta un movimento del viso per mettere in dubbio tutto quello che pensiamo dalla platea. E dopo la padrona di casa gelida e spaventosa de La zona d'interesse posso dirlo senza esitazioni: oggi ci sono poche attrici che temono così poco l'antipatia, la freddezza, il disagio.
Il personaggio di Rose chiede esattamente un'attrice così. Una persona che con tutta sé stessa punta a diventare invisibile, perché integrarsi è la condizione per sopravvivere. Recitare questo è più difficile che affrontare un grande ruolo drammatico fatto di urla. Qui tutto passa dal silenzio, dalla postura, dalla voce e dallo sguardo, ed è proprio in questo che Hüller, al momento, non ha rivali.
Accanto a lei nel cast figurano Caro Braun, Godehard Giese, Robert Gwisdek e Johannes Schubert. Chi interpretino ancora non si sa, ma in un dramma da camera come questo il volto della comunità conta almeno quanto quello della protagonista. Dipenderà da loro se il villaggio, la città, l'ambiente intorno a Rose diventeranno una minaccia viva e palpabile o resteranno semplice scenografia.
Markus Schleinzer, maestro dei silenzi scomodi
Molti ricorderanno Markus Schleinzer per il suo esordio del 2011, Michael: un film spietatamente freddo, di una precisione quasi clinica, che non spiegava, non concedeva sconti e non chiedeva scusa. Se parto da lì, Rose non sarà un film in costume gradevole e consolatorio, e per me questa è decisamente una promessa.
Uno dei filoni del cinema austriaco, a cui Schleinzer appartiene, ama la distanza. La macchina da presa non si entusiasma, non piange con i personaggi: osserva, come un testimone severo. In una storia in cui lo sguardo costante della comunità è esso stesso la pressione, questo stile può rivelarsi perfetto. Lo spettatore scruta Rose esattamente come fa chi le sta intorno, e così diventa, in modo imbarazzante, complice.
Anche la durata di 94 minuti dice molto. Non una parata di fedeltà storica allungata a tre ore, ma un film asciutto e compatto, segno che Schleinzer sa esattamente cosa vuole dire e non intende indugiare un minuto più del necessario.
Cosa potrebbe renderlo un grande film
Ci sono tre motivi per cui sono decisamente ottimista:
- Il tema è senza tempo, ma non è lì per moda. L'ambientazione seicentesca allontana la questione dai dibattiti di oggi, ed è proprio questo che può renderla più tagliente. Una comunità chiusa in un ordine rigido, una persona che vuole solo esistere in pace: vale sempre e ovunque.
- La protagonista. Guardando la carriera di Sandra Hüller, è difficile immaginare che non regali un'interpretazione memorabile.
- La mano del regista. Schleinzer non è un autore che offre risposte rassicuranti, e per questa storia la soluzione comoda sarebbe il peccato più grave.
In più, il motivo del veterano che torna dalla guerra è già di per sé potente. Rose è un'estranea non solo per la sua identità, ma anche perché ha visto qualcosa che chi è rimasto a casa non ha visto. Se il film riuscirà a tenere insieme questi due piani, potremmo trovarci davanti a un dramma ricchissimo, leggibile in molti modi.
Dove potrebbe inciampare?
Sarò sincero: il cinema d'autore europeo più rigoroso ha le sue trappole. Se Schleinzer resta troppo freddo, lo spettatore rischia di rimanere fuori, e Rose potrebbe trasformarsi in un oggetto bello, rispettabile ma un po' esanime, da ammirare più che da vivere. L'altro pericolo dei film in costume è il didascalismo: se ogni scena sottolinea che la comunità è crudele e Rose è una vittima, la complessità va perduta.
L'altro punto interrogativo è il ritmo. La durata contenuta è un buon segno, ma lo stile lento e osservativo non è per tutti. Chi si aspetta un film storico movimentato, scene di battaglia o colpi di scena spettacolari probabilmente resterà deluso. La guerra qui, almeno a giudicare dalla sinossi, è più passato che presente.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Ai fan di Sandra Hüller, agli amanti del cinema d'autore europeo e a chiunque apprezzi i drammi storici che si costruiscono lentamente, opprimenti e capaci di far riflettere.
- Meglio lasciar perdere se: A chi cerca un romanticismo in costume leggero, azione bellica spettacolare o un ritmo serrato: per loro sarà probabilmente troppo silenzioso e troppo duro.
Se ti piace, guarda anche: Orlando (1992), Albert Nobbs (2011), Il nastro bianco (2009), Ritratto della giovane in fiamme (2019), La zona d'interesse (2023)
Domande frequenti
Quando esce Rose nelle sale italiane?
Rose arriva nei cinema italiani il 4 febbraio 2027.
Di cosa parla Rose?
È ambientato all'inizio del Seicento: Rose ha combattuto in guerra come un uomo e, tornata dai campi di battaglia del Brabante, vuole continuare a vivere da uomo, da buon cittadino e membro utile della comunità, mentre cerca di integrarsi in un mondo governato da regole rigide.
Quanto dura Rose?
Il film dura 94 minuti.
Chi ha diretto Rose e chi sono gli interpreti?
La regia è di Markus Schleinzer; la protagonista è Sandra Hüller, affiancata da Caro Braun, Godehard Giese, Robert Gwisdek e Johannes Schubert.
Quali paesi hanno prodotto il film?
Rose è una coproduzione tra Germania e Austria.
Vale la pena sedersi accanto a Rose tra quei banchi di chiesa a febbraio?
Secondo me sì, anzi: è uno dei film che aspetto con più sincerità. Non perché prometta una serata leggera, ma perché tutto lascia pensare che ponga una domanda vera e che non ci darà una risposta a buon mercato. Sandra Hüller è oggi una delle attrici più interessanti del cinema europeo, e Markus Schleinzer è un regista che non ha paura del disagio. Le mie aspettative sono alte, e se il film saprà trovare un po' di calore dietro il rigore, potrebbe facilmente diventare uno dei drammi più memorabili dell'anno. Il 4 febbraio sarò in sala, e ho il sospetto che poi non riuscirò a togliermelo dalla testa per giorni.
