The Mask: Da zero a mito, la recensione: la faccia di Jim Carrey che non stava dentro gli anni Novanta
Ci sono film che ricordiamo come una scarica di zucchero verde fosforescente, e The Mask è esattamente uno di quelli. La commedia di Chuck Russell è arrivata nelle sale italiane il 16 dicembre 1994, giusto in tempo per le feste, e ha dimostrato in un colpo solo che la faccia di Jim Carrey non è una faccia, ma un effetto speciale. L'ho rivisto e lo dico con sincerità: il ghigno è ancora larghissimo, anche se qua e là la vernice si è un po' scrostata.
Un personaggio dei cartoni animati finito per sbaglio dentro un essere umano, e proprio per questo una delle commedie più divertenti degli anni Novanta.
The Mask: Da zero a mito: trailer
Scheda del film
| Original | The Mask |
|---|---|
| Uscita in Italia | 16/12/1994 |
| Regia | Chuck Russell |
| Cast | Jim Carrey, Peter Riegert, Peter Greene, Amy Yasbeck, Richard Jeni, Orestes Matacena |
| Genere | Commedie, Film fantasy, Gialli, Film romantici |
| Durata | 101 min |
| Paese | Film americani |
Stanley, l'uomo più sfortunato del mondo
Lo spunto è semplice, ed è proprio per questo che funziona. Stanley Ipkiss è il tipo a cui la fetta di pane cade sempre dalla parte del burro, quello che chiede scusa anche quando è lui a essere spintonato. Goffo, modesto, un po' patetico, e simpatico quanto basta perché dopo dieci minuti stiamo già facendo il tifo per lui. Poi arriva la svolta: gli capita tra le mani una maschera antica e, appena se la infila, Stanley non è più quello di prima.
L'alter ego mascherato è tutto ciò che Stanley non è: sfacciato, irresistibile, spudoratamente spassoso, con ogni trucco a portata di mano. La prima metà del film è in sostanza un'enorme fantasia di riscatto: e se per una volta nella vita fossimo noi il tipo più figo della sala? Nella seconda metà, però, la maschera passa a un nuovo proprietario molto meno giocoso, che con la sua forza sovrumana vuole tenere in pugno la città. A quel punto tocca al nostro eroe impacciato entrare in azione, e la commedia vira verso il gangster movie e l'avventura da supereroi.
Come storia non è complicata e non pretende di esserlo. La sceneggiatura è più che altro un'impalcatura a cui appendere le gag, ma è un'impalcatura sorprendentemente solida: ci sono una posta in gioco, un cattivo, una linea romantica e un protagonista la cui crescita risulta davvero credibile.
Jim Carrey, l'uomo di gomma
Si può parlare di regia, di effetti, di musica, ma diciamocelo: questo film parla di una persona sola. Jim Carrey è esploso nello stesso periodo di Ace Ventura e di Scemo & più scemo, e se qualcuno all'epoca dubitava ancora che quel ragazzo fosse un fenomeno, dopo The Mask ha smesso di parlare.
La genialità sta nel fatto che Carrey interpreta due ruoli completamente diversi allo stesso tempo. Come Stanley è trattenuto, maldestro, quasi malinconico, e in questo c'è qualcosa di profondamente umano. Dietro la maschera invece si scatena l'inferno: balla, canta, si trasforma, parla a raffica, il corpo si piega come se non avesse ossa. Molti attori sparirebbero in mezzo agli effetti, Carrey invece sfida il computer con la sua faccia e il suo corpo, e spesso vince lui.
Certo, serve una certa tolleranza. Chi non sopporta lo stile sopra le righe di Carrey avrà l'impressione che il film duri due ore invece dei suoi 101 minuti effettivi. Io però dico questo: raramente si vede sullo schermo un'energia comica così pura e senza freni.
Un cartone animato tra scenografie in carne e ossa
La regia di Chuck Russell merita un plauso perché ha capito una cosa fondamentale: questo film non andava trattato in modo realistico. The Mask segue consapevolmente la logica dei vecchi cartoni animati americani, dove gli occhi schizzano fuori dalle orbite, la mascella crolla fino al pavimento e il cuore batte fuori dal petto. A metà anni Novanta era una cosa incredibilmente fresca, e gran parte dell'impianto visivo regge ancora oggi sorprendentemente bene.
Non tutti gli effetti sono invecchiati con grazia, e ogni tanto si nota che la computer grafica muoveva ancora i primi passi. Solo che qui non è un problema: lo stile è comunque esagerato, chiassoso, coloratissimo, quindi i momenti un po' plasticosi finiscono per diventare parte dell'atmosfera più che un difetto fastidioso. E la testa verde con il completo giallo è diventata una combinazione così iconica che a qualunque festa di Carnevale la riconosce chiunque.
Musica e atmosfera evocano lo swing e i locali notturni di una volta, perfetti per l'energia da showman del personaggio mascherato. È uno di quei film di cui si ricordano i numeri di ballo anche a distanza di anni.
I comprimari e il cattivo
Accanto a un uragano del genere, per gli altri attori non è facile ritagliarsi spazio, ma il cast fa il suo dovere. Peter Greene nei panni di Dorian Tyrrell porta in scena quel gangster freddo e minaccioso che serve come contrappeso a tutta la buffoneria. Non è un personaggio approfondito, ma non deve esserlo: il suo compito è far sì che nel secondo atto ci sia qualcuno da temere, e lo svolge.
Peter Riegert nel ruolo di Mitch Kellaway, Amy Yasbeck come Peggy Brandt e Richard Jeni come Charlie Schumaker riempiono bene il mondo di Stanley. Sono loro a muoversi attorno a lui, a rappresentare la sua vita quotidiana senza maschera, ed è proprio in questo contrasto che l'umorismo va davvero a segno. Nei ruoli minori, Orestes Matacena, Tim Bagley e Nancy Fish regalano quel sapore caricaturale da figurine di contorno che ci si aspetta da un film così.
Sinceramente: nessuno ricorda questo film per i comprimari. Ma una buona commedia ha bisogno di uno sfondo ben disegnato, e qui c'è.
Dove il ghigno scivola
Non sarei onesto se mi limitassi a sbrodolare complimenti. Il punto debole del film è chiaramente il miscuglio di generi. Commedia, fantasy, crime e film romantico tutto insieme: il più delle volte è un cocktail divertente, ma a tratti si sente che la parte criminale è più un passaggio obbligato che un vero oggetto di interesse. I momenti migliori sono sempre quelli in cui la maschera si scatena, mentre durante le scene coi gangster a volte si aspetta solo che arrivi la prossima follia.
Anche parte dell'umorismo è un po' legata alla sua epoca. Quello che nel 1994 era audace e nuovo oggi strappa più un sorriso nostalgico che una risata fragorosa. Non è colpa del film ma del tempo che passa, però vale la pena tenerne conto se lo si guarda per la prima volta adesso.
- Cosa funziona: la doppia interpretazione di Carrey, l'estetica da cartone animato, il ritmo.
- Cosa meno: la trama crime esile, il cattivo di maniera, qualche effetto datato.
Perché lo riguardiamo anche dopo trent'anni?
Perché The Mask in fondo parla di un desiderio molto semplice e molto umano: e se per una volta potessimo liberarci delle nostre inibizioni? Dietro la storia di Stanley c'è l'idea che il coraggio, l'ironia e il carisma forse non abitino nella maschera, ma dentro di noi. Il film non te lo sbatte in faccia, non fa la morale, ma il pensiero resta lì sullo sfondo, ed è questo che lo rende più di una semplice sfilata di gag.
In più ha qualcosa che manca spesso alle commedie di oggi, calibrate al millimetro: la temerarietà. Questo film non ha paura di essere ridicolo, non ha paura di esagerare, ed è proprio per questo che non si riesce a volergliene.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Ai fan di Jim Carrey, ai nostalgici cresciuti a pane e commedie anni Novanta e a chiunque ami l'umorismo chiassoso, sfrenato e da cartone animato.
- Meglio lasciar perdere se: Chi non sopporta la comicità esagerata fatta di smorfie, o cerca un crime serio e ben costruito, farebbe meglio a girare alla larga.
Se ti piace, guarda anche: Ace Ventura: Pet Detective (1994), Scemo & più scemo (1994), Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), Ghostbusters (1984), Bugiardo bugiardo (1997)
Domande frequenti
Quando è uscito The Mask: Da zero a mito in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 16 dicembre 1994.
Di cosa parla The Mask?
Stanley Ipkiss è un tipo sfortunato e impacciato che trova una maschera antica. Quando la indossa si trasforma in un alter ego sicuro di sé e travolgente. In seguito la maschera finisce nelle mani di un uomo pericoloso che vuole sottomettere la città, e Stanley deve intervenire.
Quanto dura The Mask?
Il film dura 101 minuti.
Chi ha diretto The Mask?
Il film è diretto da Chuck Russell.
Chi è il protagonista di The Mask?
Jim Carrey interpreta sia Stanley Ipkiss sia il suo alter ego mascherato.
Chi è il cattivo di The Mask?
Il cattivo principale è Dorian Tyrrell, interpretato da Peter Greene.
Ci rimettiamo la maschera verde un'altra volta?
Sì, senza esitare. The Mask non è un film perfetto: la trama crime è esile, il cattivo è di maniera e alcuni effetti mostrano gli anni che hanno. Ma l'essenziale brilla ancora oggi: Jim Carrey riempie lo schermo con un'energia che da allora si è vista di rado, e Chuck Russell ha avuto il coraggio di lasciare che il film diventasse un cartone animato vivente. Per una serata di pioggia, in compagnia degli amici o in vena di nostalgia, resta una delle scelte più sicure. Per me è un 8 pieno, e buona parte di quel voto va tutta al ghigno in completo giallo.
