Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie, la recensione: il mondo capovolto di Tim Burton, dove l'uomo è la preda
Pochi remake sono stati criticati così tanto e, allo stesso tempo, rivisti così tante volte. Con Planet of the Apes, nel 2001, Tim Burton ha messo le mani su un caposaldo della fantascienza e ne ha tirato fuori un film stranissimo, spettacolare, a tratti goffo ma mai noioso. A venticinque anni di distanza la domanda resta la stessa: fallimento geniale o film d'avventura sottovalutato?
Visivamente e sul fronte delle scimmie è impressionante, sul versante umano purtroppo è un'avventura piuttosto rudimentale, che il villain di Tim Roth riesce ancora oggi a salvare.
Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie: trailer
Scheda del film
| Original | Planet of the Apes |
|---|---|
| Uscita in Italia | 14/09/2001 |
| Regia | Tim Burton |
| Cast | Mark Wahlberg, Tim Roth, Helena Bonham Carter, Michael Clarke Duncan, Paul Giamatti, Estella Warren |
| Genere | Thriller, Film di fantascienza, Film d'azione, Film d'avventura |
| Durata | 119 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film americani |
Un mondo in cui l'uomo è la selvaggina
Lo spunto è semplice e funziona ancora. L'astronauta Leo Davidson compie un atterraggio di fortuna su un pianeta sconosciuto e si ritrova quasi subito in mezzo a esseri umani in fuga. Non ci vuole molto per capire che qui l'ordine delle cose è stato ribaltato: l'uomo è la specie inferiore, mentre il potere è saldamente nelle mani di scimmie forti e dominatrici, che danno la caccia alla nostra razza.
L'arrivo di Leo non resta senza conseguenze. La sua presenza mette in discussione lo status quo e rappresenta il primo passo verso un cambiamento rivoluzionario. Meglio non sapere altro in anticipo, perché la forza del film sta proprio nel modo in cui ci fa scoprire, pezzo dopo pezzo, questa società rovesciata. Chi conosce il classico del 1968 sa bene che in questo mondo la domanda più importante è sempre una: che cos'è davvero questo posto? Anche Burton punta su questa curiosità, ma declinata nel suo stile grottesco e fiabesco.
Tim Burton nella giungla: incontro felice o equivoco?
Nel 2001 il nome di Tim Burton era sinonimo di eccentricità. Il regista di Batman, Edward mani di forbice e Mars Attacks! era da sempre il maestro dei personaggi bizzarri, degli emarginati e dei mondi stilizzati, quindi affidargli il pianeta dominato dalle scimmie sembrava, sulla carta, una scelta perfetta. E per certi versi lo è stata.
La rappresentazione della società delle scimmie è piena di dettagli burtoniani: gerarchie, cerimoniali, arroganza aristocratica e una dose di umorismo nero che a volte funziona sorprendentemente bene. Allo stesso tempo si percepisce che si tratta di una gigantesca produzione da studio, in cui il regista non ha potuto lasciarsi andare come nei suoi film più piccoli e personali. Il risultato è un'opera un po' divisa in due: una metà è fantasia d'autore, l'altra è blockbuster estivo, e le due anime non sempre dialogano tra loro.
Secondo me Burton dà il meglio quando può dedicarsi alle scimmie. Appena l'attenzione si sposta sugli esseri umani, il film diventa all'improvviso molto più grigio e generico, come se un altro regista avesse preso in mano la macchina da presa.
Scimmie sotto i riflettori: il cast
Se ci fosse un solo motivo per vedere questo film, sarebbe il Thade di Tim Roth. Da Le iene e Pulp Fiction sappiamo quanto Roth sia bravo con i personaggi imprevedibili, e qui dà vita a un cattivo autentico, minaccioso, quasi bestiale. Ogni suo movimento è carico di tensione, ogni sua scena trasmette pericolo. Anche sotto il trucco recita più di tanti attori a volto scoperto.
Helena Bonham Carter, nei panni di Ari, è il cuore emotivo del film. Dopo Fight Club le tocca di nuovo un personaggio fuori dal comune, e riesce a infondere sorprendente calore, curiosità e intelligenza in una figura che a prima vista sembra soltanto una scimmia. Michael Clarke Duncan, il gigante buono de Il miglio verde, nel ruolo di Attar mostra esattamente l'opposto: autorevolezza e durezza militare. Il Limbo di Paul Giamatti è invece il comprimario più divertente del film, un tipo dalla morale discutibile per cui ogni battuta è un regalo.
Completano il quadro Cary-Hiroyuki Tagawa (Krull) e David Warner (Sandar), due veterani capaci di dare peso alle scene anche con poco tempo a disposizione.
E poi arriva il punto debole. Mark Wahlberg nei panni del capitano Leo Davidson è corretto, niente di più. Dopo Boogie Nights sappiamo che il talento c'è, ma qui la sceneggiatura gli consegna un eroe d'azione piuttosto monodimensionale, con poche occasioni per mostrare un po' di profondità. Alla Daena di Estella Warren va ancora peggio: c'è, è bella, ma la storia non sa praticamente che farsene. Paradossale: i personaggi umani del film risultano molto meno umani delle scimmie.
Ciò che incanta ancora oggi: trucco, scenografie, atmosfera
Dopo venticinque anni sorprende quanto questo film sia ancora bello da vedere. Le scimmie sono state realizzate con trucco prostetico e make up, e questa presenza fisica, tangibile, regala qualcosa che nemmeno le soluzioni digitali di oggi riescono sempre a ottenere. L'espressività degli attori passa attraverso le maschere, il linguaggio del corpo è curato in modo incredibile: le scimmie saltano, ringhiano, ed è del tutto credibile che siano loro a comandare in questo mondo.
Scenografie, costumi e l'atmosfera cupa e afosa della città delle scimmie, al tempo stesso primitiva e stranamente civilizzata, sono eccellenti. Qui Burton è nel suo elemento: ogni inquadratura è ricca di dettagli e di texture. La musica e il sonoro restituiscono bene una ferocia fatta di tamburi e ritmi tribali, perfetta per le scene di caccia. In un film che si muove al confine tra thriller, fantascienza, azione e avventura, questa ricchezza sensoriale conta parecchio.
Dove inciampa: sceneggiatura e ritmo
I 119 minuti di durata non sembrano tanti, eppure il film a tratti si inceppa. La prima parte, quando Leo e noi spettatori scopriamo insieme questo mondo, è davvero coinvolgente. Più avanti però la trama si sbilancia sempre di più verso gli scontri spettacolari, e la profondità filosofica che aveva reso un classico l'originale del 1968 resta spesso solo una scenografia.
La promessa di un cambiamento rivoluzionario, che è il motore della storia, non esplode con la forza che speravo. C'è poco tempo per capire cosa significhi, in questo mondo, essere un uomo o una scimmia. Una parte dei dialoghi è decisamente goffa. È un film che si vive più di quanto si pensi, e chi cerca la carica di critica sociale dell'originale resterà deluso.
Sul finale non dirò nulla, se non che una buona parte delle discussioni sul film ruota ancora oggi attorno a lui. C'è chi lo adora per il suo coraggio e chi lo guarda con totale perplessità. Guardatelo e decidete voi.
All'ombra dell'originale
Il destino di ogni remake è il confronto, e al film di Burton non ha giovato. Il pianeta delle scimmie del 1968 è una delle pietre miliari della fantascienza, con la leggendaria interpretazione di Charlton Heston e un finale che conoscono tutti. Burton, dal canto suo, non ha nemmeno provato a fare una copia servile: ha ripensato i personaggi, ne ha introdotti di propri e ha spostato l'accento sullo spettacolo e sull'avventura.
Visto oggi, è un curioso capitolo di passaggio nella storia del franchise. La nuova trilogia partita nel 2011 ha portato la saga in tutt'altra direzione, con un tono molto più serio e drammatico. La versione di Burton resta così un caso isolato: né sequel né punto di partenza, piuttosto una deviazione eccentrica e colorata, che proprio per questo merita di essere considerata a parte.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi ama l'immaginario grottesco di Tim Burton, gli effetti di trucco artigianali e la fantascienza d'avventura vecchio stampo. Per i fan di Tim Roth è obbligatorio.
- Meglio lasciar perdere se: A chi si aspetta la profonda critica sociale del classico del 1968 o cerca personaggi umani ben costruiti: resterà deluso.
Se ti piace, guarda anche: Il pianeta delle scimmie (1968), L'alba del pianeta delle scimmie (2011), Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (2014), Mars Attacks! (1996), Pitch Black (2000)
Domande frequenti
Di cosa parla Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie (2001)?
L'astronauta Leo Davidson compie un atterraggio di fortuna su un pianeta dominato dalle scimmie, dove gli esseri umani sono considerati una specie inferiore e fuggono dalle loro battute di caccia. L'arrivo di Leo potrebbe essere il primo passo verso un cambiamento rivoluzionario.
Quando è uscito in Italia Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 14 settembre 2001.
Quanto dura Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie?
Il film dura 119 minuti.
Si può guardare Planet of the Apes con i bambini?
Non è adatto ai più piccoli: le scene di caccia e la tensione costante possono risultare troppo forti. Meglio riservarlo a ragazzi più grandi.
Chi ha diretto la versione del 2001 de Il pianeta delle scimmie?
Il film è diretto da Tim Burton.
Chi interpreta Thade in Planet of the Apes?
Thade è interpretato da Tim Roth; nel cast ci sono anche Mark Wahlberg, Helena Bonham Carter, Michael Clarke Duncan e Paul Giamatti.
Vale ancora la pena atterrare sul pianeta delle scimmie?
Sì, purché sappiate a cosa andate incontro. Non è uno dei grandi classici della fantascienza, ma un'avventura estiva spettacolare, strana e un po' squilibrata, in cui le scimmie sono più vive degli esseri umani. Tim Roth, Helena Bonham Carter e Paul Giamatti, insieme a trucco e scenografie che ancora oggi lasciano a bocca aperta, valgono bene una serata di revisione. E se non l'avete mai visto, guardatelo nello stesso weekend dell'originale del 1968: vi garantisco che dopo ci sarà parecchio da discutere. Da parte mia 6 su 10, e un punto intero va solo agli scatti d'ira di Thade.
