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Recensione · Uscita: 15/12/1995

Seven, la recensione: l'inferno piovoso di Fincher ti entra nelle ossa anche dopo trent'anni

Film americaniGialliFilm di misteroThrillerFilm polizieschi

Ci sono film che guardi e film che, finita la visione, continuano a guardarti per settimane. Seven appartiene alla seconda categoria: il thriller di David Fincher, arrivato nelle sale italiane nel dicembre del 1995, non cerca lo spavento facile, ma ti si insinua dentro con lentezza e metodo. A trent'anni di distanza è ancora umido, cupo e spietato come alla prima proiezione.

9,3/10
Voto
Seven è una delle vette assolute del thriller sui serial killer, un film che per atmosfera, interpretazioni e coraggio sta parecchi gradini sopra la concorrenza.
Storia
9
Recitazione
9
Regia
10
Immagini
9
Musica e sonoro
9
Emozioni
10

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Scheda del film

OriginalSe7en
Uscita in Italia15/12/1995
RegiaDavid Fincher
CastMorgan Freeman, Brad Pitt, Gwyneth Paltrow, John Cassini, Peter Crombie, Reg E. Cathey
GenereGialli, Film di mistero, Thriller
Durata122 min
DivietoT
PaeseFilm americani

Sette peccati, una città, due poliziotti: di cosa parla senza spoiler?

La premessa è semplice, come accade sempre nei thriller migliori. In una giungla di cemento grigia, desolata e perennemente bagnata, un serial killer colpisce le sue vittime seguendo uno schema preciso: l'elenco dei sette peccati capitali. Ogni omicidio è una voce spuntata dalla lista, un nuovo messaggio malato rivolto a chi gli sta dando la caccia.

E a dargli la caccia sono due uomini agli antipodi. William Somerset è un detective prossimo alla pensione, pacato e saggio, uno che ha visto tutto e che di quello che ha visto è un po' stanco. David Mills è un nuovo arrivato impaziente e irruento, ancora convinto che il mondo si possa aggiustare a colpi di pugni e di slancio. Il loro compito è fermare il piano dell'assassino prima che la lista arrivi in fondo.

Non serve sapere altro. Seven è uno di quei film che rendono al massimo quando li affronti senza averne letto nulla, e se finora sei riuscito a evitare i dettagli, tieniti stretta questa fortuna.

Freeman e Pitt: il saggio disilluso e il ragazzo testa calda

La coppia di poliziotti male assortiti è un ingrediente fisso del poliziesco hollywoodiano dagli anni Ottanta, ma qui non c'è nulla di leggero o di scherzoso. Il Somerset di Morgan Freeman è la bussola morale del film: un uomo silenzioso, meticoloso, che passa le serate in biblioteca e porta addosso la stanchezza in ogni gesto. La voce e la calma di Freeman danno autorevolezza a qualunque battuta, e in questo ruolo quell'autorevolezza si trasforma in una saggezza amara e disincantata.

Brad Pitt nei panni di Mills è il contrappunto perfetto. Nervoso, rumoroso, spesso antipatico, e proprio per questo credibile. Pitt non prova a rendere il personaggio simpatico a tutti i costi, lascia che la sua impazienza e la sua rabbia risultino a tratti imbarazzanti. È l'attrito tra i due a fare da motore umano del film: due visioni del mondo che si scontrano nel mezzo di un caso che le mette entrambe alla prova.

Una menzione a parte la merita Gwyneth Paltrow: la sua Tracy, moglie di Mills, ha poco spazio sullo schermo, eppure è lei a portare nel film quel calore e quella fragilità senza cui tutto si ridurrebbe a un gelido rompicapo. Tra i comprimari, il capitano di polizia di R. Lee Ermey, i medici legali di Reg E. Cathey e Peter Crombie, e gli agenti di John Cassini e Daniel Zacapa contribuiscono tutti a disegnare l'ambiente istituzionale stanco e cinico in cui si muove l'indagine.

David Fincher, il regista che ha trasformato il buio in stile

Seven è il film che ci ha mostrato chi fosse davvero David Fincher. Oggi sappiamo che il regista di Fight Club, Zodiac e L'amore bugiardo è uno dei maestri più precisi del thriller contemporaneo, ma la sua firma qui è già completa. Ogni inquadratura è sotto controllo, ogni ombra è al posto giusto, e la macchina da presa non ha mai fretta. Fincher non punta sullo shock, ma sulla pressione che si accumula.

Il suo trucco migliore è che spesso le cose peggiori non le mostra: ne lascia vedere soltanto le tracce. Il resto lo fa l'immaginazione dello spettatore, ed è sempre peggio di qualsiasi cosa si potrebbe vedere sullo schermo. Per questo il film riesce a essere insieme misurato e insopportabilmente opprimente. Non è un horror sanguinolento, è una morsa psicologica che stringe per due ore.

Pioggia, ruggine, muffa: la città come terzo protagonista

Se qualcuno mi chiede com'è Seven, la prima parola che mi viene è sempre: bagnato. Piove quasi senza sosta, gli appartamenti sanno di chiuso, la luce delle lampade è di un giallo malaticcio, sui muri ci sono ruggine e sporcizia. La città non è uno sfondo, è una condizione: un luogo dove il degrado non è l'eccezione ma fa parte dell'aria che si respira. In un ambiente così, la disillusione di Somerset e le idee dell'assassino sembrano perfettamente logiche, ed è questo a fare davvero paura.

Il sonoro lavora nella stessa direzione. Rumori, sirene lontane, il ticchettio continuo della pioggia e una musica minacciosa che compare di rado: tutto serve a non farti mai sentire al sicuro. Sui titoli di testa si potrebbero scrivere saggi interi: già nei primi minuti mettono in chiaro che qui qualcosa non va, e non va per niente.

Dove scricchiola, e perché non importa

Per onestà vado a cercare i punti deboli, e qualcuno c'è. Mills a volte è così testa calda che viene da chiedersi quanto sia plausibile un tipo del genere in un lavoro investigativo. A metà film il ritmo si siede un po', quando i passaggi più di routine dell'indagine prendono il sopravvento. E chi da questo genere si aspetta azione frenetica resterà deluso, perché questo è un film che parla, osserva e aspetta.

Solo che quasi tutti questi difetti sono il rovescio dei suoi pregi. La lentezza è il prezzo dell'atmosfera, e gli eccessi di Mills servono a rendere reale il contrasto tra i due detective. Seven non vuole piacere a tutti, ed è proprio per questo che è diventato un classico. Pochi film di studio hanno il coraggio di restare così cupi, così implacabilmente fedeli al proprio mondo.

Su dove vada a parare tutto questo non dico una parola. Solo una cosa: è il tipo di film di cui, finiti i titoli di coda, per un bel po' non riesci a parlare.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Il silenzio degli innocenti (1991), Zodiac (2007), Prisoners (2013), Memorie di un assassino (2003), Fight Club (1999)

Domande frequenti

Di cosa parla Seven?

Due detective, Somerset, prossimo alla pensione, e Mills, giovane e impulsivo, danno la caccia a un serial killer che sceglie le sue vittime seguendo l'elenco dei sette peccati capitali.

Quanto dura Seven?

Il film dura 122 minuti.

Quando è uscito Seven in Italia?

Seven è arrivato nelle sale italiane il 15 dicembre 1995.

Chi ha diretto Seven?

Il film è diretto da David Fincher.

Qual è il titolo originale di Seven?

Il titolo originale è Se7en.

Chi sono i protagonisti di Seven?

Morgan Freeman (Somerset), Brad Pitt (Mills) e Gwyneth Paltrow (Tracy).

Reggerai un'altra volta la pioggia di Seven?

Se non l'hai ancora visto, ti invidio, perché la prima volta con Seven è un'esperienza che non si può ripetere. Se invece l'hai già visto, vale la pena tornarci: alla seconda visione ti accorgi di quanto minuziosamente Fincher costruisca la tensione e di quanto finemente Freeman e Pitt lavorino sul rapporto tra i due detective. Non è semplicemente un buon thriller, è uno dei metri di paragone del genere, quello con cui da allora misuriamo ogni film sui serial killer. Versati qualcosa di forte, spegni la luce e non aspettarti di alzarti dal divano di buon umore.

Voto: 9,3/10 · Storia 9 · Recitazione 9 · Regia 10 · Immagini 9 · Musica e sonoro 9 · Emozioni 10