Triangle of Sadness, la recensione: yacht di lusso, vomito e lotta di classe da gustare con un calice di champagne
Ruben Östlund carica l'uno per cento del pianeta su una nave da crociera di lusso e poi, con metodo e pazienza, gli smonta la scenografia attorno pezzo dopo pezzo. Triangle of Sadness è una satira chiassosa, imbarazzante, cattiva e spesso capace di strappare risate fragorose. Allo stesso tempo dimostra che 147 minuti, nelle mani di un provocatore svedese, possono essere una benedizione e una condanna insieme.
Una satira spietatamente divertente e centratissima sul denaro e sul potere, frenata soltanto dalla sua lunghezza e da un messaggio a volte ripetuto fin troppo.
Triangle of Sadness: trailer
Scheda del film
| Uscita in Italia | 27/10/2022 |
|---|---|
| Regia | Ruben Östlund |
| Cast | Harris Dickinson, Charlbi Dean, Dolly de Leon, Woody Harrelson, Zlatko Burić, Vicki Berlin |
| Genere | Commedie, Drammi |
| Durata | 147 min |
| Divieto | VM14 |
| Paese | Film danesi, Film francesi, Film tedeschi, Film greci, Film messicani, Film svedesi, Film svizzeri, Film turchi, Film britannici, Film americani |
Di cosa parla? Champagne, sole e poi il baratro
Anche senza spoiler, la premessa basta per entrare in sala già con il sorriso: un gruppo di turisti facoltosi in vacanza su un enorme yacht di lusso. L'ozio spensierato di miliardari e modelli è già di per sé una parodia, con gente che galleggia sul ponte e il cui problema più grave è trovare la luce giusta per una foto.
A incrinare questa bolla ci pensa prima un capitano che fa comizi politici a tutto volume, poi arriva il guaio vero: la nave affonda e i sopravvissuti si ritrovano su un'isola ad affrontare nuove prove. Quali siano non ve lo dico, e non serve: quello che conta è che Östlund toglie la terra sotto i piedi ai suoi personaggi e osserva cosa resta di loro quando i soldi, di colpo, non valgono più niente.
Tanto basta per sapere cosa vi aspetta. Il film non si regge su un mistero ma sulle situazioni: scene imbarazzanti, in crescendo, a volte persino fisicamente sgradevoli, in cui la gerarchia sociale comincia a scivolare.
Östlund, maestro del disagio
Chi ha visto The Square sa benissimo come lavora Ruben Östlund: si siede accanto a una scena e non si alza più. Nemmeno quando qualsiasi altro regista avrebbe già tagliato. Da lui la comicità non nasce dalla battuta, ma da quell'istante in cui personaggio e spettatore sentono, nello stesso momento, che non si può reggere oltre.
Triangle of Sadness è la versione più sfacciata di questo metodo. Se The Square era una punzecchiatura elegante al mondo dell'arte, qui siamo a una badilata sulla nuca. Stavolta Östlund non nasconde affatto cosa pensa dei ricchi, e questa è insieme la forza e il limite del film. La forza, perché è liberatorio vedere quella superficie levigata alla perfezione diventare sempre più ridicola. Il limite, perché in certi passaggi si ha l'impressione che il regista ripeta la stessa cosa due volte, giusto per essere sicuro che l'abbiamo capita.
La regia però è sicura, precisa, e ogni scena ha il suo ritmo, anche quando quel ritmo è volutamente, torturosamente lento. Östlund sa quando lasciare lavorare il silenzio e quando trasformare tutto in un enorme, grottesco crescendo.
Il cast: volti che non temono il ridicolo
Il grande merito degli attori è che nessuno cerca di risultare più simpatico di quanto il ruolo consenta. Harris Dickinson nei panni di Carl e Charlbi Dean in quelli di Yaya formano una coppia riuscitissima: recitano la superficialità con una tale finezza che sotto lo scintillio si avverte sempre la tensione. Dean in particolare è fortissima, le basta uno sguardo per raccontare un'intera gerarchia sociale.
Woody Harrelson nel ruolo del Capitano è esattamente quello che ci si aspetta da lui: carismatico, sboccato, un po' matto. In decenni di carriera Harrelson ha dimostrato che i personaggi imprevedibili sono il suo terreno di casa, e anche qui si prende ogni scena in cui compare. Zlatko Burić, nei panni di Dimitry, gli fa da spalla in alcuni dei momenti più assurdi del film e anche lui coglie alla perfezione il tono della satira.
La sorpresa più grande, però, è Dolly de Leon nel ruolo di Abigail. Non dirò perché, visto che è una delle trovate migliori del film, ma più o meno da quando lei passa al centro della scena il racconto ingrana una marcia completamente nuova. Nei ruoli secondari ci sono anche Vicki Berlin (Paula), Henrik Dorsin (Jarmo) e Iris Berben (Therese), ognuno dei quali aggiunge un tratto ben riuscito e memorabile al grande affresco.
Cosa funziona: quando la risata ti si strozza in gola
Partiamo dalla cosa più importante: questo film è davvero divertente. Non da risatina, ma di quel tipo per cui in sala la gente ride e si copre gli occhi nello stesso momento. Östlund ha capito che la satira migliore funziona quando lo spettatore, per un attimo, ci si riconosce, e poi si affretta a scacciare il pensiero.
- La struttura: il film è diviso in capitoli e ognuno ha una temperatura diversa. La parte sulla nave è un lusso scomodo, l'isola porta tutt'altra dinamica.
- La direzione degli attori: nessuno esagera, nemmeno nei momenti più chiassosi. Ed è proprio per questo che ogni scivolone colpisce così bene.
- Il coraggio: Östlund non ha paura che il pubblico provi disgusto, si annoi o si senta a disagio. È raro trovare un regista che abbia così poca voglia di piacere e riesca comunque a essere così divertente.
I momenti migliori sono quelli in cui denaro, bellezza e status perdono importanza tutti insieme, e si scopre quanto sia sottile lo strato del comportamento "civilizzato".
Dove inciampa: il peso dei 147 minuti
Non vi mentirò: il film è lungo. 147 minuti per una satira sono una scommessa audace, e se molte scene traggono vantaggio dal fatto che Östlund le tiene in piedi a oltranza, alcuni passaggi durano semplicemente più di quanto serva al discorso. C'è un punto in cui lo spettatore ha già capito cosa vuole dire il regista, e il film continua a dirlo.
L'altro problema è che il bersaglio non è dei più difficili. Prendere in giro i super ricchi è diventato negli ultimi anni quasi un genere a sé, e Triangle of Sadness non sempre riesce a scavare più a fondo. Dà il meglio quando non parla solo dei ricchi, ma del fatto che chiunque altro si comporterebbe allo stesso modo al loro posto, se ne avesse l'occasione. Quei momenti fanno davvero riflettere, ma sono più rari di quanto avrei voluto.
Visivamente il film è corretto: lo scintillio della nave e la crudezza dell'ambientazione successiva si distinguono bene, ma non è un film che ricorderete per le immagini. La colonna sonora, invece, lavora con intelligenza: in certe scene i suoni torturano lo spettatore almeno quanto ciò che si vede.
Una satira in pieno decennio di sberleffi ai ricchi
All'inizio degli anni Venti, prendere in giro le élite è diventato di colpo di moda: The Menu, Parasite, Don't Look Up pescano tutti dallo stesso pozzo. In questo panorama Triangle of Sadness è il più crudo e il meno educato. Non ha la tensione da thriller di The Menu né il preciso gioco di generi di Parasite, ma ha qualcosa che a nessuno dei due riesce: la spietatezza di un regista che da anni torna a grattare la stessa ferita e ci trova ancora un dolore nuovo.
A distanza di anni dall'uscita nelle sale italiane, il 27 ottobre 2022, invecchia bene, forse perché il tema non si è affatto consumato. E chi lo rivede oggi noterà quanti piccoli dettagli si nascondono sullo sfondo delle scene, quelli che la prima volta vengono coperti dalle risate.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi ama l'umorismo nero, la comicità del disagio e la satira sociale, e non si spaventa davanti a un po' di disgusto fisico. Per i fan dei film precedenti di Östlund è una visione obbligata.
- Meglio lasciar perdere se: Chi cerca una commedia dal ritmo serrato o mal sopporta le scene imbarazzanti tirate per le lunghe, a metà dei 147 minuti starà già guardando l'orologio. Sconsigliato anche agli stomaci delicati.
Se ti piace, guarda anche: The Square (2017), The Menu (2022), Parasite (2019), Don't Look Up (2021)
Domande frequenti
Di cosa parla Triangle of Sadness?
Turisti facoltosi e modelli sono in vacanza su uno yacht di lusso, finché un capitano dai comizi politici a tutto volume non interrompe il loro ozio. Dopo il naufragio della nave, i sopravvissuti devono affrontare nuove prove su un'isola.
Quanto dura Triangle of Sadness?
Il film dura 147 minuti.
Chi ha diretto Triangle of Sadness?
Il film è diretto da Ruben Östlund.
Chi sono gli attori del film?
Nei ruoli principali ci sono Harris Dickinson (Carl), Charlbi Dean (Yaya), Dolly de Leon (Abigail), Woody Harrelson (il Capitano) e Zlatko Burić (Dimitry), affiancati da Vicki Berlin, Henrik Dorsin e Iris Berben.
Quando è uscito Triangle of Sadness in Italia?
Il film è uscito nelle sale italiane il 27 ottobre 2022.
Salire a bordo o restare a riva?
Salite a bordo, ma preparatevi al mare mosso. Triangle of Sadness non è un film comodo e non vuole esserlo: è lungo, chiassoso, a tratti didascalico, ma anche così preciso nel prendere la mira e così liberatoriamente divertente che i suoi difetti glieli perdono volentieri. Qui Östlund è nella sua versione meno raffinata, e questa ruvidezza gli dona. E comunque varrebbe la pena anche solo per Dolly de Leon. Per me è un 8 pieno, accompagnato da un calice di champagne che, dopo i titoli di coda, non sorseggerete più allo stesso modo.
