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Recensione · Uscita: 07/11/2024

Flow - Un mondo da salvare, la recensione: un gatto, una barca e un mondo finito sott'acqua

Film lettoniFilm belgiFilm francesiFilm d'avventuraFilm d'animazioneFilm per famiglieFilm fantasyFilm sugli animaliFilm di sopravvivenza

Capita di rado che, all'uscita da un film d'animazione, tutti si ritrovino a parlare sottovoce. Flow - Un mondo da salvare di Gints Zilbalodis fa questo effetto: è la storia di un gatto solitario costretto a condividere una barca con specie a lui estranee, mentre il mondo intorno scompare. Un film piccolo con un cuore grande, ed è proprio per questo che colpisce così forte.

9,2/10
Voto
Flow - Un mondo da salvare è un film coraggioso, splendido e profondamente umano, anche se nessuno dei suoi protagonisti è umano.
Storia
8
Recitazione
9
Regia
10
Immagini
9
Musica e sonoro
9
Emozioni
10

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Scheda del film

OriginalStraume
Uscita in Italia07/11/2024
RegiaGints Zilbalodis
GenereFilm d'avventura, Film d'animazione, Film per famiglie, Film fantasy
Durata85 min
PaeseFilm lettoni, Film belgi, Film francesi

Di cosa parla Flow, senza spoiler?

Lo spunto è così semplice da sembrare una fiaba: una grande alluvione caccia di casa un gatto solitario, che trova rifugio su una barca. Solo che non è solo. A bordo si sono rintanati anche animali di altre specie, e per sopravvivere tutti dovranno imparare ad adattarsi a un mondo completamente trasformato. Tutto qui. Niente mitologia complicata alle spalle, niente cattivo di turno, niente dieci sottotrame.

Ed è questo il suo pregio più grande. Flow non spiega, mostra. Guardiamo il mondo con gli occhi del gatto, un mondo che fa paura e incanta allo stesso tempo, e il film si fida dello spettatore: che abbia sei anni o sessanta, capirà da solo qual è la posta in gioco. Non entro di proposito nei dettagli della trama, perché questo film va vissuto come lo vive il gatto, un passo alla volta, sorpresa dopo sorpresa.

Il gatto che è un po' tutti noi

Chiunque abbia vissuto con un gatto si scioglierà nei primi minuti. Il protagonista non è una mascotte da cartone animato, non fa il ruffiano, non sbatte gli occhioni verso la macchina da presa. Si comporta esattamente come un gatto vero: diffidente, indipendente, orgoglioso e, per istinto, nemico giurato dell'acqua. Da qui nasce tutto il dramma del film, perché la cosa peggiore che possa capitare a un gatto è vedere il mondo trasformarsi in acqua.

Il rapporto con gli altri animali è la spina dorsale del racconto. Non diventano subito migliori amici che cantano in coro sul ponte. La fiducia si costruisce lentamente, a volte fa anche qualche passo indietro, ed è proprio questo a renderla credibile. È il motivo per cui ho dato un punteggio così alto alla voce Recitazione: gli animatori lavorano con movimenti, posture e sguardi talmente sottili che i personaggi trasmettono più emozioni di interi cast di tanti film dal vero.

Gints Zilbalodis, il rivoluzionario silenzioso dell'animazione lettone

Finora il nome del regista lettone era noto soprattutto a chi frequenta i festival e agli appassionati di animazione, ma dopo Flow sarà difficile ignorarlo. Zilbalodis ha una voce d'autore lontanissima dai film per famiglie dei grandi studi americani, levigati e pieni zeppi di battute. Nel suo cinema parla anche il silenzio, le inquadrature durano a lungo e lo spettatore ha il tempo di fare la cosa più semplice: guardare.

La coproduzione tra Lettonia, Belgio e Francia dimostra inoltre che, unendo le forze in Europa e con una frazione del budget, si può realizzare un'animazione capace di tenere testa ai giganti di Hollywood, sul piano visivo come su quello emotivo. Per me la regia è il punto più forte del film: ogni inquadratura ha un peso, il ritmo è consapevole e gli 85 minuti non sembrano mai troppi, nemmeno per un istante.

Immagini e suono: quando l'acqua è la protagonista

Lo stile visivo potrebbe spiazzare, a prima vista, chi è abituato alle superfici lucide della Pixar. Le immagini di Flow sono più pittoriche, a tratti ricordano quasi un videogioco, ma non è un difetto: è carattere. I paesaggi sono monumentali, l'acqua è bellissima e minacciosa insieme, e la luce crea un'atmosfera in cui, anche nelle scene più tranquille, cova sempre un filo d'inquietudine.

La macchina da presa si muove come un osservatore curioso che segue gli animali: a volte si accosta a loro fin quasi a toccarli, altre volte si allontana e ci mostra quanto siano minuscoli in questo mondo immenso e allagato. Suoni e musica sono curati con la stessa attenzione: il fragore dell'acqua, i versi degli animali e gli strati musicali leggeri e sospesi costruiscono insieme un'atmosfera che merita il grande schermo, non quello del telefono.

Dove può incrinarsi il rapporto tra film e spettatore?

Sarò sincero: Flow non funzionerà per tutti. Chi si aspetta un film per ragazzi frenetico, rumoroso e pieno di gag potrebbe restare deluso. Qui non ci sono citazioni pop né la classica spalla parlante che spara una battuta al minuto. Il ritmo è meditativo e ci sono momenti in cui la storia si ferma di proposito, per lasciarci immergere in un'immagine, in uno stato d'animo.

Per i più piccoli alcune scene possono fare paura. Il senso di pericolo e di vulnerabilità è presente dall'inizio alla fine, e un bambino più sensibile potrebbe anche commuoversi fino alle lacrime. La semplicità della storia, poi, che per me è un pregio, ad altri potrebbe lasciare una sensazione di vuoto: se amate i film che dicono e spiegano tutto, qui molte domande restano aperte.

Perché ti resta addosso per giorni?

Una delle forze più grandi di Flow è che non consegna una morale preconfezionata. Lo si può vedere come una parabola sul clima, lo si può leggere come una storia di fuga, di solidarietà o di accettazione dell'altro, e un bambino lo vivrà semplicemente come l'avventura di un gatto coraggioso. Ogni lettura è valida, e il film non ne impone nessuna.

Io me ne sono innamorato perché mostra con una limpidezza rara cosa significhi trovare casa tra estranei quando quella di prima non c'è più. È un film gentile, ma per niente ingenuo. Triste e pieno di speranza al tempo stesso, ed è proprio per ambivalenze come questa che vale la pena andare al cinema.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: La tartaruga rossa (2016), Il robot selvaggio (2024), WALL·E (2008), La città incantata (2001)

Domande frequenti

Quando è uscito Flow - Un mondo da salvare nei cinema italiani?

Il film è arrivato nelle sale italiane il 7 novembre 2024.

Di cosa parla Flow - Un mondo da salvare?

Di un gatto solitario che una grande alluvione caccia di casa e che trova rifugio su una barca insieme ad animali di altre specie. Insieme dovranno adattarsi a un mondo trasformato.

Quanto dura Flow - Un mondo da salvare?

Il film dura 85 minuti.

Flow si può vedere con i bambini?

Sì, ma alcune scene tese e pericolose possono spaventare i più piccoli, quindi è meglio guardarlo insieme a loro.

Chi ha diretto Flow - Un mondo da salvare?

Il film è diretto dal lettone Gints Zilbalodis ed è una coproduzione tra Lettonia, Belgio e Francia.

Qual è il titolo originale di Flow - Un mondo da salvare?

Il titolo originale del film è Straume.

Vale la pena salire su questa barca?

Senza dubbio. Flow - Un mondo da salvare è quel tipo di film d'animazione che ricorderemo anche tra molti anni, perché non conquista alzando il volume ma con la sincerità. Gints Zilbalodis ha dimostrato che un gatto, una barca e un mondo sommerso bastano a smuovere emozioni più profonde di tante produzioni con un budget tre volte più grande. Se potete, guardatelo sul grande schermo, in silenzio, con attenzione, e lasciatevi trasportare dalla corrente. Per me è un titolo da non perdere, punto.

Voto: 9,2/10 · Storia 8 · Recitazione 9 · Regia 10 · Immagini 9 · Musica e sonoro 9 · Emozioni 10