La grande scommessa, la recensione: quando la fine del mondo comincia in un foglio Excel
Ci sono film che ti fanno ridere, e solo dopo ti accorgi che avresti dovuto piangere. La grande scommessa è esattamente così: uno sfogo di rabbia travestito da commedia, firmato Adam McKay, su quattro outsider che hanno visto ciò che nessun altro voleva vedere. A dieci anni di distanza colpisce ancora come se fosse stato girato ieri.
Sfrontato, intelligente e irritantemente divertente: un film che riesce a rendere elettrizzante perfino il gergo finanziario, e intanto ti tira un pugno nello stomaco.
Scheda del film
| Original | The Big Short |
|---|---|
| Uscita in Italia | 07/01/2016 |
| Regia | Adam McKay |
| Cast | Steve Carell, Christian Bale, Ryan Gosling, Brad Pitt, Marisa Tomei, Melissa Leo |
| Genere | Commedie, Drammi |
| Durata | 130 min |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla? Quattro scommesse contro il sistema
Sulla carta l'idea sembra semplice, la messa in scena non lo è affatto. Quattro outsider notano quello che le grandi banche, i media e il governo hanno scelto di ignorare: l'imminente crollo dell'economia globale. E invece di gridarlo per strada, ci scommettono sopra. Ecco la grande scommessa. Un investimento che però li trascina nei meandri più oscuri della finanza moderna, dove si scopre in fretta che non ci si può fidare di niente e di nessuno.
La vera genialità del film sta nel punto di vista. The Big Short non racconta eroi che salvano il mondo. Racconta persone che vedono arrivare la catastrofe e ci guadagnano. Ogni loro vittoria ha quindi un sapore amaro, e il film non molla mai questa ambiguità. Ridi dei personaggi, fai il tifo per loro, poi ti rendi conto che stai tifando per qualcosa che manderà in rovina milioni di persone.
Un cast che altri aspettano per una vita intera
Basta guardare i nomi: Steve Carell, Christian Bale, Ryan Gosling, Brad Pitt. Ognuno di loro potrebbe reggere un film da solo, qui invece tirano la carretta fianco a fianco senza che nessuno schiacci gli altri.
- Steve Carell, nei panni di Mark Baum, è la bussola morale del film: un uomo perennemente in ebollizione, che litiga con chiunque e la cui rabbia è contagiosa. Qui Carell dimostra una volta per tutte che dietro il comico di The Office e di 40 anni vergine si nasconde un attore drammatico vero.
- Christian Bale è Michael Burry, il personaggio più strano e forse il più memorabile. Con la sua consueta ossessione per la trasformazione costruisce una figura che trovi geniale e al tempo stesso un po' inquietante.
- Ryan Gosling è Jared Vennett: sfacciato, pieno di sé e divertente quanto basta da fargli perdonare il fatto di parlare in macchina per quasi tutto il tempo. È la voce narrante, furba e poco affidabile, del film.
- Brad Pitt, nel ruolo di Ben Rickert, è il più trattenuto del gruppo, ma quando apre bocca le sue parole pesano.
E poi c'è la seconda linea: Marisa Tomei è Cynthia Baum, Melissa Leo interpreta Georgia Hale, mentre Hamish Linklater e John Magaro danno vita a Porter Collins e Charlie Geller. Nessuno è lì per fare tappezzeria, ognuno aggiunge un colore nuovo al quadro.
Adam McKay, il regista che ha preso sul serio la risata
Chi sentendo il nome del regista pensa ai film di Anchorman e a commedie con Will Ferrell come Ricky Bobby non sbaglia. Adam McKay viene da lì. Ed è proprio per questo che La grande scommessa funziona così bene. McKay sa come montare una scena a ritmo, sa come sparare una battuta in modo che non sia solo divertente, ma faccia anche male.
Il suo stile è nervoso, frenetico, a tratti quasi affannato. La macchina da presa salta di qua e di là, i personaggi si rivolgono al pubblico, il film smonta di continuo la propria illusione. All'inizio può spiazzare, ma presto capisci che è un metodo: McKay non ti lascia mai sprofondare comodo nella poltrona. Ti punzecchia, ti ricorda che questa non è una favola e che devi stare attento, perché parla anche di te.
Il suo colpo di genio più grande è rendere godibile il gergo finanziario, quello che di solito farebbe addormentare la maggior parte degli spettatori. Non lo semplifica, lo confeziona in modo divertente. Ci vuole coraggio, e a McKay non manca.
Perché ti resta in testa per sempre
Il punto di forza principale de La grande scommessa è il tono. È commedia e dramma insieme, e passa dall'una all'altro con scarti così netti da farti girare la testa. Un attimo prima ridi a crepapelle per una battuta sfacciata, quello dopo resti in silenzio pensando a cosa c'è davvero dietro quei numeri.
Il film non fa la morale apertamente, eppure la rabbia lo attraversa da cima a fondo. Il sistema che mostra è assurdo, avido e irresponsabile, e te lo mette davanti in modo tale che alla fine ti arrabbi anche tu. È una cosa rara: un film d'intrattenimento che non ti alleggerisce l'animo, ma lo appesantisce, ed è proprio per questo che vale qualcosa.
E poi c'è un aspetto tremendamente importante: a dieci anni di distanza non è invecchiato. Anzi. Con il passare del tempo sembra sempre più un avvertimento che uno sguardo al passato.
Dove inciampa?
Non è un film perfetto, e non ha nemmeno l'ambizione di esserlo. I 130 minuti si sentono, e ci sono passaggi in cui la densità delle spiegazioni finanziarie mette alla prova la pazienza, nonostante l'umorismo ben dosato. Per chi non sa nulla dell'argomento, la prima ora può essere una salita faticosa prima che il quadro si ricomponga.
Con così tanti fili e personaggi, anche il coinvolgimento emotivo ne risente. Di alcuni avrei voluto vedere di più, altri mi sono sembrati trattati più come funzioni che come persone. E il montaggio volutamente caotico non piacerà a tutti: c'è chi ne esce carico e chi semplicemente sfinito.
Nemmeno l'aspetto visivo aggiunge molto: è un film di uffici, sale riunioni e telefonate, e la sua forza sta nel montaggio e nel ritmo, non nelle immagini.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama i film intelligenti, che non ti imboccano ma restano comunque divertenti, e per chi è curioso di capire come funziona (o come non funziona) il mondo del denaro. Se reggi lo stile frenetico e le rotture della quarta parete, lo adorerai.
- Meglio lasciar perdere se: Se cerchi un dramma classico e disteso oppure una commedia leggera e spensierata, non è il film giusto. Chi si stanca davanti al gergo tecnico e al montaggio concitato rischia di perdersi.
Se ti piace, guarda anche: The Wolf of Wall Street (2013), Margin Call (2011), Wall Street (1987), Vice - L'uomo nell'ombra (2018), Don't Look Up (2021)
Domande frequenti
Di cosa parla La grande scommessa?
Di quattro outsider che si accorgono dell'imminente crollo dell'economia globale, ignorato da banche, media e governo, e decidono di scommetterci sopra con un investimento audace.
Quanto dura La grande scommessa?
Il film dura 130 minuti.
Quando è uscito La grande scommessa in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 7 gennaio 2016.
Chi ha diretto La grande scommessa?
Il film è diretto da Adam McKay.
Chi recita ne La grande scommessa?
Nei ruoli principali ci sono Steve Carell, Christian Bale, Ryan Gosling e Brad Pitt, affiancati da Marisa Tomei, Melissa Leo, Hamish Linklater e John Magaro.
Vale la pena rivedere oggi La grande scommessa?
Assolutamente sì. La grande scommessa è uno di quei rari film che intrattengono e inquietano allo stesso tempo, e più lo guardi, più ti accorgi di quante cose contiene. La rabbia di Steve Carell, la stranezza di Christian Bale, la sfrontatezza di Ryan Gosling e la regia nervosa e pulsante di Adam McKay formano una miscela difficile da dimenticare. Magari a volte ti perderai tra i numeri, ma quando alla fine il film ti mette spietatamente di fronte alla realtà, non saranno i numeri a restarti in mente, bensì la sensazione che tutto questo sia successo davvero. E che possa succedere di nuovo in qualsiasi momento. Guardalo, e poi pensaci due volte prima di decidere di chi fidarti quando si parla di soldi.
