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Recensione · Uscita: 30/09/2021

Titane, la recensione: metallo, carne e un film impossibile da dimenticare

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Ci sono film che guardi e film che guardano te. Titane di Julia Ducournau appartiene senza dubbio alla seconda categoria: per 108 minuti ti stringe la gola, poi ti lascia andare in modo tale che ne senti il segno per giorni. Non è cinema d'intrattenimento nel senso comodo del termine, ma è proprio per questo che bisogna parlarne.

8,3/10
Voto
Un body horror brutale, bizzarro e sorprendentemente tenero, destinato a dividere il pubblico. Chi riesce a sintonizzarsi, però, vivrà una delle esperienze cinematografiche più audaci della propria vita.
Storia
7
Recitazione
9
Regia
9
Immagini
9
Musica e sonoro
8
Emozioni
8

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Scheda del film

Uscita in Italia30/09/2021
RegiaJulia Ducournau
CastVincent Lindon, Agathe Rousselle, Garance Marillier, Laïs Salameh, Mara Cissé, Marin Judas
GenereDrammi, Thriller, Film horror
Durata108 min
DivietoVM18
PaeseFilm belgi, Film francesi

Di cosa parla Titane, ammesso che si possa raccontare?

Il film delimita il proprio territorio già dal titolo. Il titanio è il metallo che resiste alla corrosione, sopporta il calore, ha una resistenza alla trazione eccellente ed è proprio per questo che viene usato in medicina per le protesi. Questa immagine, l'intreccio tra metallo e corpo umano, accompagna l'intero film, e onestamente non conviene svelare molto di più in anticipo.

Quello che si può dire è che al centro c'è il personaggio di Agathe Rousselle, che i titoli di coda identificano in modo eloquente come Alexia / Adrien. Già questo doppio nome lascia intuire che identità, corpo e genere non sono qui un semplice sfondo, ma la spina dorsale del film. Accanto a lei Vincent Lindon interpreta Vincent, e il rapporto che si sviluppa tra i due costituisce il cuore emotivo della storia.

Titane non è il genere di film di cui si riassume la trama ai colleghi durante la pausa pranzo. È più un'esperienza che un racconto: una sequenza di atmosfere, immagini scioccanti e momenti inaspettatamente silenziosi. Chi si aspetta un thriller lineare e costruito con rigore logico resterà deluso. Chi invece è disposto a mollare il volante si troverà davanti a un viaggio enorme.

Julia Ducournau, la signora del body horror francese

Per chi ha visto il suo Raw, il nome di Ducournau è già di per sé un avvertimento e una promessa. In quel film raccontava la trasformazione inquietante del corpo e dei desideri di una ragazza con una forza tale che alcuni spettatori si sono letteralmente sentiti male durante le proiezioni. Titane prosegue su quella strada, ma in modo ancora più selvaggio e con ancora meno compromessi.

Ciò che rende Ducournau davvero speciale non è lo shock in sé, ma il fatto che dietro lo shock ci sia sempre qualcosa di profondamente umano. Nel suo cinema il corpo non è solo carne che si disfa o si trasforma, è una domanda: chi siamo quando il nostro corpo non ci obbedisce? Che cosa significa appartenere a qualcuno? In Titane questa dualità è ancora più netta, perché accanto ai momenti più brutali ci sono anche quelli più commoventi.

Come regista mostra una sicurezza sbalorditiva. Ogni inquadratura è voluta, i colori, le luci e il ritmo del montaggio hanno qualcosa di quasi ipnotico. Si può non amare questo film, ma nessuno può dire che Ducournau non sappia esattamente cosa sta facendo.

Agathe Rousselle e Vincent Lindon: due corpi, una lotta

Quella di Agathe Rousselle è una di quelle prove dal sapore di esordio di cui si parlerà ancora tra anni. Il ruolo è estremo sul piano fisico e psicologico, spesso deve trasmettere tutto quasi senza parole, e lei ci riesce con un'intensità spaventosa. È allo stesso tempo terrificante, patetica e toccante, ed è proprio questa triplice natura a trascinare il film.

Vincent Lindon è uno degli attori più affidabili e autorevoli del cinema francese, e qui mostra qualcosa di davvero sorprendente. Il suo personaggio dà l'impressione di un uomo duro, che allena il proprio corpo senza sosta, ma dietro si nasconde una persona profondamente ferita. Lindon non calca mai la mano: con uno sguardo dice più di quanto altri riescano a dire con un monologo. Le scene tra i due sono i momenti più forti del film.

Tra i comprimari compare anche Garance Marillier, protagonista del precedente Raw, e per chi segue la regista è un piacere ritrovarla in questo universo. Completano il cast Laïs Salameh, Mara Cissé, Marin Judas, Diong-Kéba Tacu e Myriem Akheddiou, quest'ultima nel ruolo della madre di Adrien.

Ciò che conquista: immagini, suono e audacia

Visivamente Titane è di prim'ordine. Il suo mondo oleoso, metallico e illuminato al neon è insieme bellissimo e ripugnante, e il film gioca consapevolmente con questa tensione. Ducournau filma corpi e macchine come se fossero due forme della stessa materia, e questa idea visiva ti si insinua lentamente sotto la pelle.

Il comparto sonoro è altrettanto potente. Il rombo dei motori, i suoni delle ossa e del metallo, i silenzi improvvisi servono tutti a farti sentire fisicamente ciò che vedi. Guardato in cuffia o in una buona sala è un'esperienza a parte, mentre a casa, con mezzo occhio sul telefono, perde moltissimo della sua forza.

Dove si incrina il metallo?

Non sarei sincero se dicessi che Titane è perfetto. La prima e la seconda metà del film si muovono con ritmi e toni nettamente diversi, e questo cambio spiazzerà molti. Chi dopo un'apertura feroce e spietata si aspetta lo stesso passo potrebbe trovare il seguito lento.

Anche la logica non è il punto di forza del film. Ducournau lavora più con la logica del sogno che con una narrazione razionale, e chi a ogni svolta si chiede come sia possibile non se lo godrà. Per questo alla storia ho dato un punteggio più basso rispetto agli altri elementi: il simbolismo è ricco, ma la trama a tratti sembra più un pretesto per le immagini e le emozioni.

E poi c'è il rischio più evidente: è un film per adulti, estremamente esplicito. Contiene alcune scene che molti affronteranno a occhi chiusi, e non è un avvertimento di cortesia. Chi sopporta male la rappresentazione esplicita di ferite e lesioni fisiche vivrà Titane come una tortura.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Raw (2016), Crash (1996), Tetsuo (1989), Videodrome (1983), Under the Skin (2013)

Domande frequenti

Chi ha diretto Titane?

Titane è firmato dalla regista francese Julia Ducournau, già nota per il suo film Raw.

Quanto dura Titane?

Il film dura 108 minuti.

Quando è uscito Titane in Italia?

Titane è arrivato nelle sale italiane il 30 settembre 2021.

Titane è adatto a un pubblico giovane?

No. È un film per adulti, molto esplicito e con scene di violenza fisica estrema: meglio evitarlo con bambini e adolescenti.

Chi recita in Titane?

I protagonisti sono Agathe Rousselle (Alexia / Adrien) e Vincent Lindon (Vincent), affiancati da Garance Marillier, Laïs Salameh, Mara Cissé, Marin Judas, Diong-Kéba Tacu e Myriem Akheddiou.

Che genere di film è Titane?

È una coproduzione tra Belgio e Francia che mescola dramma, thriller e horror, con forti elementi di body horror.

Riuscirai a reggere la stretta di Titane?

Titane non vuole piacere a tutti, ed è questa la sua forza più grande. Julia Ducournau ha realizzato un film che provoca, disgusta e commuove allo stesso tempo, mentre Agathe Rousselle e Vincent Lindon offrono interpretazioni dopo le quali è difficile tornare al cinema tiepido di tutti i giorni. Se hai lo stomaco per affrontarlo e sei aperto a un'esperienza insolita e onirica, è un titolo imperdibile. Se hai dei dubbi, guarda prima un trailer e sii onesto con te stesso: il film sarà solo più duro di così. Per me è un sì convinto, e il segno del metallo mi è rimasto addosso per giorni.

Voto: 8,3/10 · Storia 7 · Recitazione 9 · Regia 9 · Immagini 9 · Musica e sonoro 8 · Emozioni 8