The Irishman, la recensione: la lunga lettera d'addio di Scorsese al cinema di gangster
In ogni gangster movie arriva un momento in cui a contare non è più la sparatoria, ma il silenzio che viene dopo. The Irishman è interamente dedicato a quel silenzio: in 209 minuti Martin Scorsese ci mostra che cosa resta di un uomo che per tutta la vita ha premuto il grilletto al posto di altri. Lento, amaro, a tratti una prova di pazienza, e proprio per questo impossibile da dimenticare.
The Irishman non è il film più divertente di Scorsese, ma forse è il più saggio: l'ultimo, struggente bilancio di un intero genere.
Scheda del film
| Uscita in Italia | 04/11/2019 |
|---|---|
| Regia | Martin Scorsese |
| Cast | Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale |
| Genere | Gialli, Drammi, Film storici |
| Durata | 209 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film americani |
Un veterano che dipinge case
Il protagonista è Frank Sheeran, veterano della Seconda guerra mondiale che nell'America del dopoguerra si mette al servizio della criminalità organizzata. Tuttofare, sicario, uomo fidato: il tipo di persona che le figure più famigerate del Novecento amano tenersi accanto. Attraverso i suoi occhi vediamo intrecciarsi mafia, sindacati e grande politica, fino ad arrivare a uno dei più grandi misteri irrisolti della storia americana: la scomparsa di Jimmy Hoffa, leggendario leader sindacale.
Chi conosce la storia vera sa che la sorte di Hoffa è ancora oggi una domanda aperta. Scorsese però non ne ricava un giallo, e non siamo davanti a un'indagine. È piuttosto una cronaca: una confessione che scorre lenta attraverso i decenni, dove la domanda non è che cosa sia successo, ma a quale prezzo.
Niente spoiler, ma una cosa posso dirla: chi si aspetta una mafia story adrenalinica ha sbagliato indirizzo. Questo è un film che ricorda, soppesa e ha raramente fretta.
L'ultima riunione delle leggende
Partiamo dall'ovvio: Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci nello stesso film, diretti da Scorsese. Se qualcuno l'avesse annunciato dieci anni prima al bancone di un bar tra cinefili, gli avrebbero riso in faccia. Eppure è successo.
Il Frank Sheeran di De Niro è trattenuto come non mai. Nulla a che vedere con l'esplosività di Taxi Driver: qui c'è un uomo che resta sempre sullo sfondo e si muove solo quando glielo ordinano. Questa passività è il cuore del film, e De Niro la porta addosso alla perfezione: spesso il suo sguardo dice più di qualsiasi battuta.
Al Pacino nei panni di Jimmy Hoffa è il motore del racconto. Rumoroso, vanitoso, spassoso, testardo, passa in un attimo dal ridicolo al tragico. Finalmente Pacino urla di nuovo per una ragione, e ogni sua scena pompa energia nel film.
La vera sorpresa, però, è Joe Pesci nel ruolo di Russell Bufalino. Chi lo ricorda in Quei bravi ragazzi o in Casinò si aspetta una bomba a orologeria. Invece troviamo una figura sommessa, quasi paterna, la cui calma fa mille volte più paura di qualsiasi scatto d'ira. Per me è una delle migliori interpretazioni della sua carriera.
Anche il resto del cast lascia il segno: Harvey Keitel è Angelo Bruno, Ray Romano è Bill Bufalino, Bobby Cannavale è Skinny Razor e Stephen Graham regala colore indimenticabile ad Anthony "Tony Pro" Provenzano. Anna Paquin interpreta Peggy Sheeran da adulta: il ruolo ha pochissime battute, ma la sua presenza, il suo sguardo, sono lo specchio morale del film.
Uno Scorsese che non ammira più i gangster
Il cinema di Martin Scorsese è pieno di gangster, e diciamolo pure: un tempo quei film erano un po' innamorati del loro soggetto. L'energia di Quei bravi ragazzi, i soldi, il potere, lo scintillio esercitavano un fascino reale, anche se alla fine arrivava la caduta.
The Irishman, al contrario, è un film della vecchiaia, nel senso più nobile del termine. Qui Scorsese non mostra più lo scintillio ma le conseguenze. La violenza è rapida, brutta, quasi burocratica. La morte non è un culmine drammatico, è solo un'altra voce nella lista delle cose da fare. Questa freddezza all'inizio sorprende, poi diventa sempre più opprimente, ed è esattamente lo scopo.
La regia è sicura e prende il suo tempo. Scorsese non teme le scene lunghe, i silenzi, le conversazioni apparentemente insignificanti. A chi ha pazienza, sono proprio questi momenti a restituire di più.
Cosa funziona e cosa mette alla prova
Cosa secondo me funziona benissimo:
- L'intesa tra gli attori: è raro vedere tante leggende recitare con tale disciplina, ascoltandosi a vicenda.
- Il tono: il film si incupisce gradualmente e l'ultima parte colpisce duro sul piano emotivo.
- L'umorismo: si ride sorprendentemente spesso, soprattutto nelle scene con Pacino e con i comprimari. È un umorismo asciutto e beffardo, ma funziona.
- Il contesto storico: l'intreccio tra mafia e politica è appassionante e raccontato in modo credibile.
E cosa può mettere alla prova:
- La durata: 209 minuti, cioè quasi tre ore e mezza. Inutile girarci intorno: la prima ora è più lenta e alcune scene si sarebbero potute tranquillamente accorciare.
- Il ringiovanimento digitale: gli attori interpretano i loro personaggi in più fasi della vita e le versioni giovani non sempre convincono. Il volto è giovane, ma i movimenti spesso tradiscono l'età. Dopo un po' a me non ha più dato fastidio, ma all'inizio mi ha distratto.
- Il ritmo: chi cerca lo slancio di Quei bravi ragazzi resterà deluso. Questo è un altro film, con un'altra atmosfera.
Il prezzo della colpa, che nessuno paga al posto tuo
Per me il vero tema di The Irishman non è la mafia, e nemmeno la scomparsa di Hoffa. È la solitudine. Che cosa diventa un uomo che per tutta la vita ha eseguito ordini, è stato fedele alle persone sbagliate e nel frattempo ha perso quelle che avrebbero davvero contato.
Per questo il personaggio di Peggy è così importante: lo sguardo della figlia accompagna tutta la vita di Frank e lo giudica anche quando lei non dice una parola. Pochi film di gangster hanno il coraggio di guardare così in faccia il vuoto che il mondo della lealtà e della violenza si lascia dietro.
L'ultima parte è silenziosa, dolorosa e profondamente umana. Non dirò altro, ma secondo me è il momento più forte del film, e a posteriori dà senso anche ai minuti più lenti.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi ama i drammi costruiti lentamente e centrati sui personaggi, a chi segue tutta la filmografia di Scorsese e a chi è curioso di vedere l'ultimo grande ballo insieme di De Niro, Pacino e Pesci.
- Meglio lasciar perdere se: A chi cerca un gangster movie veloce e pieno d'azione, o a chi fatica a restare seduto per tre ore e mezza: per loro questo film sarà una sfida seria.
Se ti piace, guarda anche: Quei bravi ragazzi (1990), Casinò (1995), Il padrino (1972), C'era una volta in America (1984), The Departed (2006)
Domande frequenti
Di cosa parla The Irishman?
Attraverso gli occhi di Frank Sheeran, veterano della Seconda guerra mondiale diventato tuttofare e sicario della criminalità organizzata, il film racconta il mondo mafioso dell'America del dopoguerra e la misteriosa scomparsa del leader sindacale Jimmy Hoffa.
Quanto dura The Irishman?
Il film dura 209 minuti, cioè quasi tre ore e mezza.
Quando è uscito The Irishman in Italia?
In Italia The Irishman è uscito il 4 novembre 2019.
Chi ha diretto The Irishman?
Il film è diretto da Martin Scorsese.
Chi recita in The Irishman?
Nei ruoli principali ci sono Robert De Niro (Frank Sheeran), Al Pacino (Jimmy Hoffa) e Joe Pesci (Russell Bufalino), affiancati da Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale, Anna Paquin e Stephen Graham.
Vale la pena dedicare un'intera serata a The Irishman?
Sì, ma solo se gliela dedichi davvero. The Irishman non si guarda con mezzo occhio e il telefono in mano, altrimenti vedrai solo un lungo e lento film di mafia. Se invece ti siedi, spegni tutto e lasci che Scorsese racconti con i suoi tempi, ti ritroverai con un film che ti resterà in testa per giorni.
Non è il gangster movie più divertente che abbia mai visto, ma è uno dei più sinceri. Un regista e tre giganti della recitazione si voltano insieme a guardare il genere che loro stessi hanno reso leggendario, e quello che vedono non piace affatto. È questo a rendere The Irishman speciale: non celebra, fa i conti. Per me è un titolo obbligatorio per chiunque ami seriamente il cinema.
