Léon, la recensione: il sicario, la ragazzina e uno dei cattivi più folli della storia del cinema
Ci sono film che invecchiano e film che proprio si rifiutano di farlo. Léon, arrivato nelle sale italiane il 7 aprile 1995, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: una favola dura, cupa e allo stesso tempo stranamente tenera su un uomo che non ha niente e che trova, quasi per sbaglio, qualcosa per cui valga la pena vivere. Il film di Luc Besson colpisce ancora oggi come un colpo sparato con precisione.
Un crime drama duro, malinconico e diretto in modo splendido, con tre protagonisti che non si lasciano dimenticare.
Scheda del film
| Uscita in Italia | 07/04/1995 |
|---|---|
| Regia | Luc Besson |
| Cast | Jean Reno, Natalie Portman, Gary Oldman, Danny Aiello, Peter Appel, Michael Badalucco |
| Genere | Gialli, Drammi, Film d'azione |
| Durata | 110 min |
| Divieto | T |
| Paese | Film francesi |
Un sicario solitario e la ragazzina della porta accanto
Il punto di partenza è semplice, quasi da fiaba. Léon vive a New York, da solo, in silenzio, e si guadagna da vivere uccidendo persone su commissione. Intorno a lui non c'è nulla di ciò che compone una vita normale, e lui non sembra sentirne la mancanza. Poi la famiglia che abita nell'appartamento accanto viene massacrata dall'agente Stansfield, un poliziotto più spietato di qualsiasi gangster. L'unica sopravvissuta è Mathilda, dodici anni, che bussa alla porta di Léon in cerca di rifugio.
Da qui il film tira in due direzioni contemporaneamente. Da una parte c'è un thriller teso, in cui l'ombra di Stansfield si avvicina sempre di più e in cui sappiamo bene che la piccola testimone non verrà lasciata in pace. Dall'altra c'è un racconto sorprendentemente intimo, quasi da camera, su come un killer impassibile cominci pian piano a prendersi cura di lei come se fosse sua figlia. Meglio non sapere altro in anticipo: la forza del film sta proprio nel modo in cui le due linee si intrecciano e nella posta in gioco che cresce a ogni scena.
Jean Reno, che dice tutto con pochissime parole
Il Léon di Jean Reno è uno degli esempi migliori di quanto un personaggio possa raccontare quasi senza parlare. Reno lo interpreta come un uomo enorme e immobile, di cui percepisci subito la pericolosità assoluta, ma che allo stesso tempo appare goffo, quasi infantile, in tutto ciò che non riguarda il suo lavoro. È questa doppia natura il cuore del film.
Il colpo di genio è che Reno non cerca mai di rendere Léon simpatico. Non strizza l'occhio al pubblico, non chiede scusa. Lascia semplicemente che sia lo spettatore a scoprire cosa abita dentro quest'uomo svuotato. E quando ti accorgi di essere in ansia per lui, è ormai troppo tardi: il film ti ha preso.
Natalie Portman: un debutto impossibile da dimenticare
Natalie Portman all'epoca era ancora una bambina, eppure nei panni di Mathilda Lando offre una prova che molti attori adulti le invidierebbero. Mathilda non è la classica bambina da film che piange e aspetta di essere salvata. È arrabbiata, sveglia, ferita, a volte imprevedibile, e sa benissimo cosa vuole: vendetta. Portman rende tutto credibile e, cosa ancora più importante, lascia sempre intravedere la ragazzina a cui, in un solo pomeriggio, è stata portata via la vita.
Il rapporto tra Léon e Mathilda è anche il punto più delicato del film. In alcuni momenti Besson si spinge in un territorio che metterà a disagio lo spettatore di oggi, e non sarebbe onesto tacerlo. Il nucleo della relazione resta però la cura reciproca, due anime perse che si aggrappano l'una all'altra, e la sensibilità degli interpreti riesce a far superare anche i passaggi più spinosi.
Gary Oldman, il cattivo che ruba la scena
Se c'è un solo motivo per vedere Léon, quel motivo si chiama Gary Oldman. Norman Stansfield è uno dei cattivi più memorabili della storia del cinema, non perché urli, ma perché è totalmente imprevedibile. Un attimo prima Oldman sorride quasi assonnato, bonario, e un attimo dopo esplode in una violenza che fa sobbalzare sulla poltrona. Un poliziotto per cui il distintivo non è una protezione per gli altri, ma una licenza per fare qualsiasi cosa.
Oggi la sua interpretazione può sembrare sopra le righe, ma è esattamente ciò che serve. Léon è silenzioso e trattenuto, Stansfield è chiassoso e fuori controllo: è il contrasto tra i due a reggere tutta la tensione del film. Quando l'agente prepara un vero e proprio assalto in grande stile all'appartamento di Léon, è ormai chiaro che a scontrarsi sono due professionisti di specie completamente diversa.
Tra i ruoli secondari merita una menzione anche il Old Tony di Danny Aiello: poche scene, ma sufficienti a mostrare con precisione il mondo in cui Léon lavora, un mondo dove la fiducia ha sempre un prezzo.
La New York di Luc Besson: occhio europeo, strade americane
Luc Besson, regista francese, ha girato una storia criminale ambientata a New York, e questo sguardo esterno è una delle armi segrete del film. Léon non somiglia a un normale action americano. È più lento, più contemplativo, concede molto più tempo ai personaggi ed esplode solo quando serve davvero. Ma quando esplode, lo fa sul serio.
Le scene d'azione sono precise, pulite, e mostrano il lavoro di Léon quasi come una coreografia. Besson capisce che la professionalità è spettacolare di per sé, non serve far saltare in aria tutto. Nel frattempo l'atmosfera resta malinconica dall'inizio alla fine: gli appartamenti fatiscenti, i corridoi stretti, il senso di solitudine impregnano ogni inquadratura. Non è un film d'azione eroico, ma una favola triste in cui ci sono anche le pistole.
Dove il film inciampa
Non sarebbe corretto fingere che Léon sia perfetto. La sceneggiatura in alcuni punti segue da vicino i cliché del genere, l'impianto della trama è prevedibile e chi ha visto qualche film sui sicari intuisce più o meno dove andrà a parare la storia. Del resto il film non vive di sorprese, ma di emozioni.
L'altro punto riguarda alcuni momenti del rapporto tra Léon e Mathilda, di cui ho già parlato sopra. Non rovinano il film, ma oggi è più difficile passarci sopra senza dire nulla, ed è proprio per questo che molti lo considerano un'opera controversa. Secondo me il film resta comunque potente, ma è legittimo se per qualcuno questo aspetto finisce per offuscare l'esperienza.
- Cosa funziona: i tre protagonisti, l'atmosfera, la tensione, la posta emotiva.
- Cosa meno: l'impianto narrativo prevedibile e alcune scene delicate.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Per chi ama i crime cupi e incentrati sui personaggi, dove dietro l'azione ci sono emozioni vere, e per chi vuole vedere tre attori al massimo della forma.
- Meglio lasciar perdere se: Per chi non sopporta la violenza cruda o si sente a disagio davanti alla rappresentazione più ambigua del rapporto tra un adulto e una bambina. E ovviamente nemmeno per chi cerca un action leggero e frenetico.
Se ti piace, guarda anche: Nikita (1990), Taxi Driver (1976), Gloria (1980), Drive (2011), Logan (2017)
Domande frequenti
Di cosa parla Léon?
Di Léon, un sicario solitario di New York, da cui si rifugia Mathilda, la vicina di dodici anni, dopo che la sua famiglia è stata sterminata dall'agente Stansfield. Léon comincia a prendersi cura di lei, mentre Stansfield si mette sulle tracce della piccola testimone.
Quanto dura Léon?
Il film dura 110 minuti.
Si può guardare Léon con i bambini?
Non è consigliato. Il film contiene scene molto violente e temi decisamente adulti.
Quando è uscito Léon in Italia?
Il film è arrivato nelle sale italiane il 7 aprile 1995.
Chi ha diretto Léon e chi sono i protagonisti?
Il film è diretto da Luc Besson, con Jean Reno (Léon Montana), Natalie Portman (Mathilda Lando) e Gary Oldman (Norman Stansfield) nei ruoli principali.
Vale ancora la pena rivedere Léon e Mathilda?
Sì, e se non l'hai mai visto, a maggior ragione. Léon non è sopravvissuto per decenni grazie a una trama piena di colpi di scena, ma perché regala tre personaggi impossibili da cancellare dalla memoria: il killer silenzioso che non ha mai imparato a vivere, la ragazzina costretta a crescere troppo in fretta e il poliziotto che è pura distruzione imprevedibile. Besson mette insieme tutto questo con una tale sensibilità che alla fine non ricorderai tanto l'azione, quanto quello che hai provato. Ci sono momenti discutibili, certo, ma pochi crime sanno fare così male e restare così a lungo. Un titolo imprescindibile, se ami il genere.
