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Recensione · Uscita: 20/02/2014

Lone Survivor, la recensione: il film di guerra di Peter Berg tra le montagne dell'Hindu Kush non fa sconti

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Ci sono film di guerra che si guardano, e altri che si subiscono, nel senso migliore del termine. Lone Survivor appartiene alla seconda categoria: per due ore Peter Berg ti scaraventa giù per le rocce senza chiederti se ce la fai. Non è un film perfetto, ma quello che ti lascia addosso non te lo scrolli di dosso tanto presto.

8,0/10
Voto
Un film di guerra brutalmente fisico e ben costruito, imbattibile quando si combatte sul fianco della montagna, ma che a volte esagera con la retorica patriottica.
Storia
7
Recitazione
8
Regia
8
Immagini
8
Musica e sonoro
9
Emozioni
8

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Scheda del film

Uscita in Italia20/02/2014
RegiaPeter Berg
CastMark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster, Eric Bana, Ali Suliman
GenereFilm di guerra, Film d'azione, Drammi
Durata121 min
PaeseFilm americani

Quattro uomini, una montagna e un piano che non resta tale

La premessa è semplice, ed è proprio per questo che funziona. Il 28 giugno 2005 quattro membri dei Navy SEAL vengono mandati in una missione segreta e pericolosa nella regione dell'Hindu Kush, in Afghanistan. Nome in codice: Red Wings. L'obiettivo è neutralizzare alcuni leader talebani di alto livello. Sulla carta un lavoro rapido e pulito. Nella realtà le cose prendono la piega sbagliata, la squadra finisce sotto il fuoco nemico e i quattro soldati si ritrovano presto soli, con possibilità minime di uscirne vivi.

Questo è tutto quello che conviene sapere in anticipo, e secondo me basta. Il film non punta sui colpi di scena, ma sul modo in cui gli eventi ti piombano addosso. Il titolo, Lone Survivor, dice già parecchio: la domanda non è cosa succederà, ma a quale prezzo. Peter Berg la pone in modo spietato, e in modo altrettanto spietato risponde.

Mark Wahlberg e una squadra a cui devi credere

Un film così sta in piedi o crolla su una cosa sola: credi davvero che questi uomini si butterebbero nel fuoco l'uno per l'altro? Qui ci credi. Mark Wahlberg interpreta Marcus Luttrell, ed è il genere di ruolo che gli calza a pennello: poche parole, tanto corpo, tanti denti stretti. Non è un'interpretazione da applausi, ma non deve esserlo.

Accanto a lui Taylor Kitsch, nei panni del tenente Michael "Mike" Murphy, è sorprendentemente solido: finalmente un ruolo in cui il suo sguardo calmo vale qualcosa. Emile Hirsch è Danny Dietz, il punto più nervoso e più umano del gruppo, mentre Ben Foster, come Matthew "Axe" Axelson, porta quello che porta sempre: un'intensità che ti mette un po' a disagio a stargli accanto. Per me Foster è l'arma segreta del film.

Sullo sfondo c'è Eric Bana nel ruolo del capitano di corvetta Erik Kristensen, che alla base tiene insieme il morale e il peso delle responsabilità, insieme ad Alexander Ludwig (Shane Patton) e Jerry Ferrara (Hasslert). Una menzione a parte merita Ali Suliman, che nei panni di Mohammad Gulab regala uno dei volti più importanti del film. Di lui volutamente non dico altro, ma tenetelo d'occhio.

Peter Berg non dirige, spinge

Peter Berg è sempre stato l'uomo del cinema rumoroso, sudato, con i piedi per terra. Dopo Hancock e Battleship, Lone Survivor rappresenta per lui una direzione molto più seria e misurata. Misurata, beninteso, non significa silenziosa. Gli scontri a fuoco qui non sono balletti coreografati, ma minuti confusi, convulsi, terrificanti, in cui non hai idea da dove arriverà il prossimo colpo. Esattamente come i soldati.

Il vero miracolo però è il terreno. Il fianco della montagna è il terzo protagonista del film, e Berg lo capisce benissimo. Ci sono scene in cui sobbalzi sulla poltrona, perché la macchina da presa non ti risparmia nulla: senti il peso, le pietre, le ossa. Non esagero se dico che questi minuti sono tra i momenti più fisici del cinema di guerra degli anni Dieci.

L'unico vero limite della regia è che Berg a volte non si fida abbastanza di quello che ha costruito. Dove basterebbe il silenzio, la scena riceve comunque una spinta in più: un rallenty, un crescendo musicale. Capisco il perché, ma non serviva.

Un sonoro che ti suona nello stomaco

Se c'è un motivo per vedere questo film al cinema (o almeno con un impianto audio decente), è il suono. L'impatto dei proiettili, il gracchiare della radio, il fiato corto, il rotolare dei sassi: il film usa il sonoro in modo molto consapevole per chiuderti in una morsa. Spesso ti spaventi per un rumore, non per un'immagine.

La musica funziona meglio quando resta in secondo piano e crea una base cupa e inquieta. Quando invece avanza e cerca di toccare le emozioni, l'intenzione si sente. Nel complesso, però, il comparto sonoro è uno dei punti di forza del film, e per me è quello che merita il voto più alto.

Dove scivola: l'ombra della bandiera

Non si può tacere: Lone Survivor è un film di guerra molto americano. L'esaltazione del cameratismo, della lealtà, del dovere a volte sconfina in un territorio dove senti meno di guardare degli uomini e più di guardare un ideale. Chi è allergico alla retorica patriottica avrà qualche momento in cui alzerà gli occhi al cielo.

A me ha dato meno fastidio del previsto, perché la lunga parte centrale è così cruda e spietata da spazzare via ogni solennità. La cornice però pesa, e i personaggi sono più archetipi che persone pienamente sviluppate. Non scopri davvero chi fossero prima della montagna. Per il film forse non conta, per me un po' sì.

Da sapere: parliamo di un film di 121 minuti in cui la violenza non è gratuita, ma è molto diretta, e le ferite non vengono addolcite in alcun modo.

Sullo scaffale del genere: dove metterlo?

Se cerchi il suo posto tra i film di guerra moderni, sta da qualche parte tra il caos crudo di Black Hawk Down e la tensione snervante di The Hurt Locker. Con il film di Ridley Scott condivide la sensazione di uno scontro a fuoco senza fine (e, guarda caso, anche Eric Bana), con quello di Kathryn Bigelow il rifiuto di concederti una distanza comoda.

Berg si è poi riunito con Mark Wahlberg per Deepwater: Inferno sull'oceano, e la ricetta è la stessa: persone reali, situazione catastrofica, regia fisicissima. Secondo me Lone Survivor resta il lavoro più forte della coppia, perché qui c'è meno scenografia e più pietra e sangue.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Black Hawk Down (2001), The Hurt Locker (2008), La battaglia di Hacksaw Ridge (2016), Deepwater: Inferno sull'oceano (2016), Restrepo (2010)

Domande frequenti

Di cosa parla Lone Survivor?

Il 28 giugno 2005 quattro membri dei Navy SEAL vengono inviati in una missione segreta nella regione afghana dell'Hindu Kush, nome in codice Red Wings, per neutralizzare alcuni leader talebani di alto livello. La missione va storta e i quattro soldati si ritrovano soli.

Quando è uscito Lone Survivor in Italia?

Il film è arrivato nelle sale italiane il 20 febbraio 2014.

Quanto dura Lone Survivor?

Il film dura 121 minuti.

Chi ha diretto Lone Survivor e chi sono i protagonisti?

Il regista è Peter Berg. Nei ruoli principali ci sono Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster, Eric Bana, Ali Suliman, Alexander Ludwig e Jerry Ferrara.

Qual è il titolo originale di Lone Survivor?

Il film americano è uscito in Italia con il titolo originale, Lone Survivor.

Salirai con lui sulla montagna o resterai a valle?

Sali. Lone Survivor non è un film che spegni con il sorriso, ma non è nato per questo. Peter Berg ti porta vicino al combattimento quanto può farlo un film di finzione, e i quattro protagonisti, guidati da un Ben Foster spaventosamente bravo, rendono credibile quel legame senza il quale tutto sarebbe solo rumore. La retorica a volte si fa sentire, i personaggi potrebbero essere più profondi, ma i minuti passati su quel fianco di montagna valgono ampiamente il prezzo. Per me un 8 pieno, e un film che anni dopo riesco ancora a sentire nello stomaco.

Voto: 8,0/10 · Storia 7 · Recitazione 8 · Regia 8 · Immagini 8 · Musica e sonoro 9 · Emozioni 8