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Recensione · Uscita: 12/01/2007

Rocky Balboa, la recensione: il vecchio leone sale sul ring un'ultima volta

Film americaniDrammiFilm d'azioneFilm sportiviSequel

Arriva un momento in cui una leggenda deve scegliere: ritirarsi con dignità oppure dimostrare ancora una volta perché è diventata leggenda. Nel 2006 Sylvester Stallone ha scelto la seconda strada, e ne è nato Rocky Balboa, un film silenzioso, malinconico, eppure capace di farti stringere i pugni sul divano. Chi ha riso all'idea di uno Stallone quasi sessantenne di nuovo con i guantoni probabilmente non l'ha mai visto.

7,7/10
Voto
Rocky Balboa è un congedo degno e pieno di cuore da un personaggio iconico, molto più un dramma sulla solitudine e sull'invecchiare che un film di pugilato.
Storia
7
Recitazione
8
Regia
7
Immagini
7
Musica e sonoro
8
Emozioni
9

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Scheda del film

Uscita in Italia12/01/2007
RegiaSylvester Stallone
CastSylvester Stallone, Burt Young, Antonio Tarver, Geraldine Hughes, Milo Ventimiglia, Tony Burton
GenereDrammi, Film d'azione
Durata102 min
DivietoT
PaeseFilm americani

Di cosa parla Rocky Balboa, senza spoiler?

Rocky Balboa non è più il pugile giovane e affamato che un tempo tutta Philadelphia chiamava per nome. Oggi gestisce un piccolo ristorante, dove racconta volentieri ai clienti i vecchi incontri, anche se lui alla gloria ci pensa di rado. Vive da solo, ha perso la moglie anni fa e con il figlio il rapporto è tutt'altro che sereno. È un uomo che ormai vive più di ricordi che di progetti.

Poi si presenta un'occasione. Rocky, oltre i cinquant'anni, solo e senza soldi, torna sotto i riflettori e sfida il campione del mondo dei pesi massimi in carica, Mason "The Line" Dixon. Ha qualche possibilità? Il film stesso lo dice chiaro: ovviamente no. E ovviamente Rocky ci prova lo stesso, con l'aiuto del figlio. Questa è la premessa, e a dirla tutta basta e avanza. I film di Rocky non sono mai stati famosi per le trame intricate, ma per la capacità di raccontare una storia umana semplice in modo tale che lo spettatore alzi il pugno anche seduto in poltrona.

Stallone torna finalmente a interpretare se stesso

Qui Sylvester Stallone fa tutto: ha creato il personaggio, dirige il film e interpreta Rocky. Un controllo autoriale così spesso scivola nel progetto di vanità, ma in questo caso succede qualcosa di completamente diverso. Stallone capisce benissimo chi è quest'uomo e non ha alcuna intenzione di trasformarlo in un eroe. Il suo Rocky è goffo, un po' timido, sentimentale, e porta addosso una tristezza che rende impossibile non volergli bene.

La sua interpretazione è misurata, quasi fragile. Al posto dell'icona d'azione di Rambo e degli anni Ottanta troviamo un uomo che invecchia, consapevole che il tempo gli è scivolato via, e che non sa bene cosa fare di quello che resta. È uno Stallone che si vede raramente, e che all'epoca ha sorpreso molti critici. Anche me.

Vecchie e nuove facce all'angolo

Tra i comprimari, Burt Young torna nei panni di Paulie Pennino, il cognato burbero, adorabile e un po' patetico senza cui l'universo di Rocky non esisterebbe. Il loro rapporto è uno degli strati più umani del film: due uomini che invecchiano, legati dallo stesso lutto.

Milo Ventimiglia interpreta il figlio di Rocky, Robert Balboa Jr., e il conflitto tra padre e figlio è la vera spina dorsale emotiva del film. Ventimiglia rende bene il ragazzo che prova a costruirsi una vita all'ombra di un padre leggendario, e quella tensione suona autentica, non un semplice espediente di sceneggiatura. Geraldine Hughes, nel ruolo di Marie, è una presenza discreta e calda, mentre Tony Burton, nei panni di Tony 'Duke' Evers, porta quella durezza da allenatore che dà forza alle scene di preparazione.

L'avversario, Mason "The Line" Dixon, ha il volto di Antonio Tarver, credibilissimo sul ring. Non è il personaggio più sfumato del mondo, ma in un film di Rocky è quasi una regola del genere: l'avversario incarna la sfida più che un dramma a sé.

Cosa funziona davvero: il silenzio prima del match

La sorpresa più grande di Rocky Balboa è che gran parte del film non si svolge sul ring. Stallone lascia al personaggio il tempo di camminare per le strade di Philadelphia, di parlare, di ricordare, di elaborare il lutto. Sono scene lente, a volte persino troppo sentimentali, ma è proprio grazie a loro che l'incontro finale colpisce così forte. Non tifiamo per un pugile, tifiamo per un uomo che ormai conosciamo.

E poi c'è l'iconico tema di Bill Conti, che sta lì, dentro il film, e quando parte non esiste spettatore cinico che non senta qualcosa.

Dove fa un po' male: i cliché non si mettono al tappeto

Non prendiamoci in giro: Rocky Balboa è un film molto prevedibile. Chiunque abbia visto un dramma sportivo sa esattamente quali alti e bassi arriveranno, e il film non prova nemmeno a cambiare le carte in tavola. I dialoghi a volte spiegano ciò che le immagini avevano già detto, e alcune scene somigliano più a un discorso motivazionale che a un momento drammatico.

Anche la parte centrale perde un po' di compattezza: nella prima ora il film tende a indugiare, e chi si aspetta azione rischia di spazientirsi. Ma siamo onesti: chi si siede davanti a un film di Rocky non lo fa per le sorprese. Lo fa per quella sensazione che, alla fine, questo film regala senza riserve.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Rocky (1976), Creed: Nato per combattere (2015), The Wrestler (2008), Million Dollar Baby (2004), The Fighter (2010)

Domande frequenti

Di cosa parla Rocky Balboa?

Rocky Balboa, ormai oltre i cinquant'anni e solo, gestisce un ristorante a Philadelphia. Quando si presenta l'occasione, torna sul ring e sfida il campione del mondo dei pesi massimi, Mason "The Line" Dixon.

Quanto dura Rocky Balboa?

Il film dura 102 minuti.

Quando è uscito Rocky Balboa?

La prima mondiale risale al 20 dicembre 2006, mentre nelle sale italiane il film è arrivato il 12 gennaio 2007.

Chi ha diretto Rocky Balboa?

Il film è diretto da Sylvester Stallone, che interpreta anche il protagonista, Rocky Balboa.

Chi interpreta il figlio di Rocky?

Robert Balboa Jr. è interpretato da Milo Ventimiglia.

Vale la pena rimettersi i guantoni con Rocky un'ultima volta?

Sì, e non solo per nostalgia. Rocky Balboa non è il miglior film della saga, il primo capitolo resta intoccabile, ma è il più maturo e il più sincero. Qui Stallone non cerca di rivendere la gloria di un tempo: mostra cosa resta di un uomo quando gli applausi si spengono. Un film prevedibile, a tratti un po' sdolcinato, ma che viene dal cuore e alla fine colpisce esattamente dove deve. Se in una sera di pioggia cercate qualcosa che vi faccia credere un po' di più in voi stessi, difficilmente troverete di meglio.

Voto: 7,7/10 · Storia 7 · Recitazione 8 · Regia 7 · Immagini 7 · Musica e sonoro 8 · Emozioni 9