The Road, la recensione: la lettera d'amore più silenziosa e crudele della fine del mondo, da padre a figlio
Ci sono film che vedi una volta nella vita e che poi ti restano piantati nel petto per anni. The Road è esattamente uno di questi: un dramma postapocalittico senza supereroi, senza esplosioni spettacolari e senza colpi di scena salvifici. Ci sono soltanto un padre, un figlio, un carrello della spesa sgangherato e una domanda: ha ancora senso essere umani? Il film di John Hillcoat non intrattiene. Ti strizza lentamente, con metodo, ed è proprio per questo che lo amo.
Un dramma di sopravvivenza crudele, grigio e spietatamente sincero, che Viggo Mortensen, con una delle interpretazioni migliori della sua carriera, porta tra le vette del genere.
Scheda del film
| Uscita in Italia | 28/05/2010 |
|---|---|
| Regia | John Hillcoat |
| Cast | Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce, Molly Parker |
| Genere | Film d'avventura, Drammi |
| Durata | 111 min |
| Divieto | VM14 |
| Paese | Film americani |
Di cosa parla The Road? Cenere, fame e un carrello della spesa
La premessa è di una semplicità disarmante, ed è proprio questo il suo punto di forza. Molti anni prima, l'America è stata colpita da una catastrofe misteriosa. L'energia è sparita, è arrivata la carestia e i sopravvissuti hanno cominciato a sbranarsi a vicenda. Quando il film comincia, la civiltà è soltanto un ricordo: le bande controllano il territorio, la violenza è l'unica legge rimasta e ognuno vive in funzione del prossimo boccone.
In questo mondo un padre e suo figlio si mettono in cammino verso l'oceano. Tutto ciò che possiedono sta dentro un carrello della spesa malconcio. Ogni giorno devono lottare per il cibo, contro il freddo, contro la natura e contro chi ha rinunciato da tempo alla propria umanità. L'unico appiglio che hanno è il legame che li unisce: i ricordi e l'affetto che tra due persone ancora resiste.
Il film non spiega. Non scopriremo mai cosa sia successo davvero, e secondo me è una scelta azzeccatissima. La causa della catastrofe qui non conta nulla: la domanda non è come sia finito il mondo, ma che cosa resti di noi dopo.
Viggo Mortensen come non l'avete mai visto
Chi ricorda Viggo Mortensen soprattutto come Aragorn de Il Signore degli Anelli resterà spiazzato. Il portamento regale, il carisma, l'eroismo da spadaccino spariscono del tutto. Al loro posto c'è un padre affamato, ridotto pelle e ossa, perennemente nel terrore, con la stanchezza e la paura di non riuscire a proteggere il figlio impresse in ogni gesto.
La sua interpretazione è magnifica perché non cerca mai di piacere. Questo padre a volte è duro, a volte spietato, a volte prende decisioni che nemmeno lo spettatore condivide. Eppure in ogni istante sentiamo che tutto nasce da una cosa sola: l'amore incondizionato per suo figlio. È uno dei ritratti di padre più dolorosi che abbia mai visto sul grande schermo.
Kodi Smit-McPhee, nei panni del ragazzino, è sbalorditivo. Dagli attori bambini capita di rado di vedere una recitazione così naturale e priva di maniera. È lui la bussola morale del film: è il figlio a fare ancora domande, a provare pietà per lo sconosciuto, a credere che le persone buone esistano. L'intesa tra i due regge l'intero film, e non ci ho trovato un solo momento falso.
Comprimari che ti si stampano in testa in pochi minuti
A prima vista il cast potrebbe sembrare eccessivo per un dramma così raccolto, ma Hillcoat usa le sue star con intelligenza. Charlize Theron interpreta la madre e, pur avendo meno spazio, regala scene pesanti, quasi spettrali. L'attrice premiata con l'Oscar per Monster dimostra anche qui di saper raccontare un'intera tragedia con pochi sguardi.
Il vecchio Eli di Robert Duvall è uno degli episodi più memorabili del film. La leggenda de Il padrino e di Apocalypse Now costruisce in pochissimo tempo un personaggio insieme patetico, saggio e inquietante. Guy Pearce nei panni del veterano, Molly Parker in quelli di una donna gentile, Michael Kenneth Williams come ladro e Garret Dillahunt come membro di una banda sono tasselli piccoli ma precisissimi. Ogni incontro è una nuova prova: di chi ci si può ancora fidare in un mondo così?
Il mondo color cenere di John Hillcoat
La regia di John Hillcoat è misurata, e lo dico come un complimento. Non vuole trasformare l'apocalisse in un film d'azione e non sbatte l'orrore in faccia allo spettatore, anche se potrebbe farlo. La violenza aleggia sempre nell'aria, ma gran parte della tensione nasce dall'attesa, dal silenzio, dai rami che scricchiolano e dai rumori lontani.
Visivamente è impressionante, nel suo modo desolante. Boschi bruciati, cieli grigi, strade coperte di cenere, case abbandonate. Le immagini sono quasi del tutto prosciugate dal colore, e quando per la durata di un ricordo torna una luce calda, fa quasi male fisicamente. Raramente ho visto un film capace di far percepire così bene il freddo e la fame.
Musica e paesaggio sonoro rafforzano la stessa malinconia. Niente commento invadente, piuttosto melodie delicate e tristi e tantissimo silenzio. Per tutti i 111 minuti Hillcoat mantiene questo tono opprimente eppure tenero.
Dove fa troppo male e dove rallenta?
Sarò sincero: The Road non è un film per tutti, e non prova nemmeno a nasconderlo. Il ritmo è lento, il racconto procede per episodi, e chi si aspetta un arco narrativo classico e grandi svolte potrebbe restare deluso. Ci sono tratti in cui il film si limita ad avanzare, passo dopo passo, e lì lo spettatore meno paziente rischia di perdere il filo.
L'altro rischio è l'atmosfera stessa. Questo film non ti lascia quasi mai respirare. Disperazione, fame, paura, e poi da capo. Io lo apprezzo proprio per questo, ma capisco chi alla seconda ora lo trova troppo. Non è un film da sabato sera con i popcorn, bisogna metterlo in conto.
- Cosa funziona: la coppia Mortensen e Smit-McPhee, l'impatto visivo spettrale, la regia trattenuta.
- Cosa può dividere: il ritmo lento, la struttura episodica e un'atmosfera opprimente quasi senza pause.
Perché è più di un film di sopravvivenza?
Il genere postapocalittico è pieno di armi, inseguimenti in auto ed eroi guerrieri. The Road, al contrario, è quasi meditativo: mostra la fine del mondo non come spettacolo, ma come prova morale. Che cosa significa restare buoni quando la bontà è un lusso mortale? Fino a quando si può proteggere l'innocenza di un bambino, ed è giusto farlo?
Il vero tema del film è la paternità. Quel tipo di amore che prevale su tutto, testardo, a volte cieco, l'ultima cosa che dà ancora senso all'esistenza. È questo che rende The Road insieme crudele e profondamente tenero. E guardarlo da genitori è tutta un'altra esperienza: siete avvisati.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: A chi ama i drammi intensi che si costruiscono con lentezza, le grandi prove d'attore e le storie postapocalittiche libere dai cliché di genere.
- Meglio lasciar perdere se: A chi cerca azione frenetica, battaglie spettacolari o puro svago leggero, e a chi soffre le atmosfere cupe e senza speranza.
Se ti piace, guarda anche: I figli degli uomini (2006), Codice Genesi (2010), Interceptor (1979), A Quiet Place (2018)
Domande frequenti
Di cosa parla The Road?
Dopo una catastrofe misteriosa che ha distrutto la civiltà americana, un padre e suo figlio si mettono in cammino verso l'oceano. Spingono tutto ciò che hanno in un carrello della spesa e ogni giorno devono lottare per il cibo, contro la natura e contro la violenza delle bande.
Quanto dura The Road?
Il film dura 111 minuti.
Quando è uscito The Road in Italia?
The Road è uscito nelle sale italiane il 28 maggio 2010.
Chi ha diretto The Road?
Il film è diretto da John Hillcoat.
Chi recita in The Road?
I protagonisti sono Viggo Mortensen (il padre) e Kodi Smit-McPhee (il figlio); accanto a loro ci sono Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce, Molly Parker, Michael Kenneth Williams e Garret Dillahunt.
Qual è il titolo originale di The Road?
Il titolo originale è The Road, lo stesso usato in Italia. Si tratta di una produzione americana.
Ce la fai a percorrere questa strada?
The Road non è un film facile e non vuole esserlo. È lento, grigio, doloroso, a tratti quasi insopportabilmente opprimente. Eppure ha qualcosa che pochi film sulla fine del mondo possiedono: un'umanità profonda e silenziosa. Per la coppia Viggo Mortensen e Kodi Smit-McPhee è una visione obbligata per chiunque prenda sul serio il cinema. Se decidete di affrontarlo, preparatevi a restare seduti al buio a lungo dopo i titoli di coda. Per me è uno dei film più forti del genere, e lo dico senza timore: una delle storie tra padre e figlio più belle degli ultimi anni.
