Pinocchio, la recensione: il burattino che dopo più di ottant'anni sa ancora commuovere e spaventare
Ci sono fiabe che cullano e fiabe che scuotono. Pinocchio fa tutte e due le cose, e non chiede il permesso. Il burattino Disney prende vita in una notte di stelle e da lì il film gli costruisce intorno un vero luna park morale, capace di lasciare a bocca aperta anche lo spettatore di oggi. L'ho rivisto da adulto e devo ammetterlo: è molto più audace, più cupo e più bello di come lo ricordavo.
Pinocchio non è un pezzo da museo impolverato, ma una favola morale disegnata in modo splendido e sorprendentemente dura, che resta ancora oggi una delle vette assolute della produzione Disney.
Scheda del film
| Uscita in Italia | 05/11/1947 |
|---|---|
| Regia | Hamilton Luske, Ben Sharpsteen, T. Hee, Wilfred Jackson, Norman Ferguson, Jack Kinney, Bill Roberts |
| Cast | Dickie Jones, Cliff Edwards, Christian Rub, Evelyn Venable, Walter Catlett, Mel Blanc |
| Genere | Film d'animazione, Film per famiglie, Film fantasy |
| Durata | 88 min |
| Divieto | NR |
| Paese | Film americani |
Un falegname solo e un desiderio che si avvera
Lo spunto è semplice come una filastrocca: Geppetto, vecchio falegname solitario, intaglia un burattino e lo chiama Pinocchio. Nella notte dei miracoli una fata soffia la vita dentro il legno, e da quel momento il piccolo uomo di legno si mette in cammino verso la grande avventura di ogni bambino: diventare un bambino vero, in carne e ossa. Ma la magia da sola non basta. Bisogna meritarselo, con coraggio, lealtà e sincerità.
Ed ecco il colpo di scena che impedisce a Pinocchio di essere una favoletta zuccherosa: il protagonista è di un'ingenuità disarmante. Combina un guaio dopo l'altro, e il film non addolcisce niente. Pinocchio inciampa, si fida delle persone sbagliate, sceglie male, e le conseguenze a volte fanno davvero paura. È proprio questo a renderlo autentico. Non assistiamo alla marcia trionfale di un eroe perfetto, ma al percorso di un bambino che impara sulla propria pelle cosa è giusto e cosa no.
Niente spoiler, ovviamente, ma una cosa la posso dire: chi conosce il personaggio solo dai libri illustrati o dalla pubblicità resterà sorpreso da quanto lontano si spinga il film nel mettere Pinocchio alla prova.
Il Grillo Parlante, la coscienza più paziente del mondo
Se c'è un personaggio che ruba la scena, è il Grillo Parlante. Il piccolo amico saggio che si affianca a Pinocchio per avvertirlo, guidarlo e, puntualmente, predicare al vento. Nella versione originale la voce di Cliff Edwards è così calda, spiritosa e umana che il grillo diventa quasi il cuore del film. È lui il personaggio in cui si riconosce lo spettatore adulto: quello che vede arrivare i guai, che prova ad avvisare e che resiste anche quando il burattino manda tutto all'aria per l'ennesima volta.
Adoro il fatto che il Grillo non sia un saputello asettico che fa la predica. Ha la sua vanità, la sua stanchezza, a volte vacilla anche lui, ed è per questo che gli si vuole bene. Per i bambini è l'amico, per i genitori un piccolo specchio: ecco cosa vuol dire educare qualcuno che proprio in quel momento non ha nessuna voglia di ascoltarti.
E non dimentichiamo gli altri. Il Geppetto di Christian Rub è così buono e fragile che ti conquista fin dalle prime scene. La Fata Turchina di Evelyn Venable è eterea e rassicurante. E Dickie Jones, voce originale di Pinocchio, trova alla perfezione quel tono infantile, curioso e un po' sbadato che rende il personaggio irritante e commovente nello stesso momento.
Cattivi che ancora oggi mi fanno venire i brividi
Uno dei punti di forza di Pinocchio è la sua galleria di malvagi. Walter Catlett presta la voce alla subdola e tronfia Volpe (in originale "Honest John" Worthington Foulfellow), la tentazione fatta persona: sorride, adula e intanto sta già contando il guadagno. Al suo fianco c'è il Gatto Gideon, il cui unico singhiozzo è firmato nientemeno che da Mel Blanc, leggenda del doppiaggio animato che quasi tutti conoscono per i personaggi dei Looney Tunes della Warner.
Charles Judels compare in due ruoli: è la voce sia di Mangiafuoco (Stromboli in originale) sia del Postiglione, e tutti e due sono così minacciosi che i più piccoli potrebbero davvero sobbalzare sul divano. Frankie Darro, invece, è Lucignolo, la cattiva compagnia, con quella voce da adolescente spavaldo e disinvolto che un burattino ingenuo non può che ammirare.
La cosa che mi piace di più: questi cattivi non sono caricature. Fanno paura perché sono credibili. Sono esattamente il tipo di adulti e di cattivi amici da cui i genitori mettono sempre in guardia i figli, e il film lo mostra con una franchezza sorprendente.
Sette registi, un'unica atmosfera: ecco la magia disegnata a mano
A prima vista i titoli di coda spaventano: Hamilton Luske, Ben Sharpsteen, T. Hee, Wilfred Jackson, Norman Ferguson, Jack Kinney e Bill Roberts compaiono tutti come registi. Sette nomi per un film di 88 minuti? Nei primi lungometraggi Disney era la norma: le diverse sequenze venivano affidate a registi diversi. Il miracolo è che non ne sia uscito un film sfilacciato, fatto di toppe. Pinocchio è compatto, scorrevole, e l'atmosfera tiene dall'inizio alla fine.
E la resa visiva è semplicemente incantevole. I minuscoli dettagli della bottega di Geppetto, gli orologi e i giocattoli di legno, i giochi di luce nella notte stellata: ogni fotogramma sembra un dipinto. Con occhi abituati alle animazioni digitali levigate di oggi, colpisce ancora di più quanto lavoro manuale e quanta cura per il dettaglio ci siano dentro. Non è un'esagerazione dire che Pinocchio è uno dei gioielli dell'animazione tradizionale.
Il ritmo, certo, non è quello di un film per famiglie di oggi. A volte indugia a lungo su una scena, lascia lavorare le immagini e la musica. Io me lo sono goduto, ma un bambino abituato a ritmi frenetici potrebbe spazientirsi un po' alla prima visione.
Dove conquista e dove può risultare un boccone duro?
Partiamo da ciò che funziona:
- L'aspetto visivo, che ancora oggi regge il confronto con le migliori animazioni.
- Voci e musica, che fanno vivere e respirare i personaggi.
- La posta in gioco morale, che non resta sulla carta: qui coraggio, lealtà e sincerità hanno davvero un prezzo.
- Il Grillo Parlante, impossibile non volergli bene.
E perché non gli do dieci su tutta la linea: la storia a tratti è episodica, salta da un'avventura all'altra, e l'ingenuità del protagonista a un certo punto diventa quasi snervante. È il senso del racconto, d'accordo, ma lo spettatore adulto si ritroverà ogni tanto con le mani nei capelli: "Pinocchio, sul serio?". In più alcune parti del film sono davvero cupe e spaventose: per i più piccoli è caldamente consigliata la presenza di un genitore, e magari due chiacchiere dopo la visione.
Sono però più caratteristiche che difetti. Pinocchio nasce in un'epoca in cui le fiabe avevano ancora il coraggio di fare paura, ed è probabilmente per questo che si è inciso così a fondo nella memoria del pubblico.
Perché vale la pena guardarlo ancora oggi?
Lo si definisce un classico Disney imperdibile, e non potrei essere più d'accordo. Pinocchio non è solo nostalgia. È ancora attualissimo parlare di quante tentazioni circondino i bambini, di come gli "amici" più rumorosi e affascinanti non vogliano sempre il loro bene, e del fatto che le bugie hanno conseguenze. Il film lo racconta divertendo, facendo ridere e, in certi momenti, colpendo davvero nel profondo.
È perfetto per una serata in famiglia, soprattutto se il genitore resta seduto lì accanto e partecipa. Dopo, è l'occasione ideale per una bella chiacchierata: perché Pinocchio ha creduto alle persone sbagliate? Cosa avrebbe dovuto fare? Cosa gli avrebbe detto il Grillo Parlante? Pochi film ci mettono in mano queste domande con tanta naturalezza.
E da adulti vale la pena rivederlo anche da soli. Sarà un'esperienza diversa rispetto all'infanzia: si coglie di più la solitudine di Geppetto, l'astuzia dei cattivi, e quanto lavoro, amore e arte ci siano in ogni singolo movimento disegnato.
A chi lo consigliamo?
- Fa per te se: Alle famiglie con bambini non troppo piccoli, agli appassionati di animazione e a chiunque voglia vedere la magia Disney disegnata a mano al suo apice. Per gli adulti nostalgici, una rivisione obbligata.
- Meglio lasciar perdere se: Ai bambini piccolissimi che si spaventano facilmente e a chi sopporta solo l'animazione di oggi, frenetica e piena di battute a raffica. Per loro il ritmo più disteso e le parti più cupe potrebbero essere un boccone duro.
Se ti piace, guarda anche: Biancaneve e i sette nani (1937), Fantasia (1940), Dumbo (1941), Bambi (1942), Cenerentola (1950)
Domande frequenti
Di cosa parla Pinocchio?
Il burattino intagliato da Geppetto, un falegname solitario, prende vita grazie a una fata nella notte dei miracoli. Per diventare un bambino vero in carne e ossa, Pinocchio deve imparare coraggio, lealtà e sincerità, mentre il suo saggio amico, il Grillo Parlante, cerca di tenerlo lontano dai guai.
Quanto dura Pinocchio?
Il film dura 88 minuti.
Quando è uscito Pinocchio in Italia?
Il Pinocchio Disney è arrivato nelle sale italiane il 5 novembre 1947. Alcune scene possono spaventare, quindi con i più piccoli è meglio guardarlo insieme a un adulto.
Chi ha diretto Pinocchio?
La regia è di Hamilton Luske, Ben Sharpsteen, T. Hee, Wilfred Jackson, Norman Ferguson, Jack Kinney e Bill Roberts.
Chi dà la voce a Pinocchio e al Grillo Parlante?
Nella versione originale Pinocchio ha la voce di Dickie Jones, mentre il Grillo Parlante (Jiminy Cricket) è doppiato da Cliff Edwards.
Che genere di film è Pinocchio?
È un film d'animazione americano, per famiglie e fantasy, tra i grandi classici Walt Disney.
Vale ancora la pena far rivivere il burattino sullo schermo?
Assolutamente sì. Pinocchio è quel raro classico che non vale perché è vecchio, ma perché funziona ancora oggi. È splendido, divertente, a tratti spaventoso, e verso la fine costruisce una vera posta emotiva. Se lo guardate con i bambini, preparatevi alle domande. Se lo guardate da soli, preparatevi a portarvi dietro per giorni la bottega di Geppetto e il Grillo Parlante. Per me è un 9/10 pieno, da rivedere in qualsiasi momento.
