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Recensione · Uscita: 14/07/2016

The Legend of Tarzan, la recensione: il re della giungla in giacca e cravatta che non vede l'ora di strapparsele di dosso

Film canadesiFilm britanniciFilm americaniFilm fantasyFilm d'azioneFilm d'avventuraFilm tratti da libri

Tarzan non comincia sugli alberi ma in un salotto londinese, con tanto di cravatta, ed è l'idea migliore del film. David Yates non voleva raccontare l'ennesima storia delle origini, ma cosa succede quando il selvaggio è diventato da tempo un gentiluomo e il passato torna a bussare alla porta. Quanto di tutto questo sia riuscito, lo vediamo con calma.

6,5/10
Voto
Un film d'avventura bello, serio nelle intenzioni e in certi momenti spettacolare, che parte con idee migliori di quelle con cui arriva al traguardo. Per una serata di pioggia, però, vale ampiamente la visione.
Storia
6
Recitazione
7
Regia
6
Immagini
7
Musica e sonoro
7
Emozioni
6

Il voto complessivo è la media dei sei criteri.

Scheda del film

Uscita in Italia14/07/2016
RegiaDavid Yates
CastAlexander Skarsgård, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson, Margot Robbie, Djimon Hounsou, Jim Broadbent
GenereFilm fantasy, Film d'azione, Film d'avventura
Durata110 min
DivietoT
PaeseFilm canadesi, Film britannici, Film americani

Di cosa parla? Sotto il frac batte ancora il cuore della foresta

John Clayton è un cittadino elegante e beneducato dell'Inghilterra vittoriana. Almeno, questa è l'immagine che offre da una decina d'anni. Tutti sono convinti che il selvaggio nascosto dentro di lui sia sparito per sempre, finché non arrivano notizie inquietanti dal Congo, la sua casa di un tempo. Una miniera si sta espandendo senza scrupoli e ormai minaccia anche i suoi vecchi amici.

Clayton torna laggiù e affronta la forza distruttiva della civiltà. Nel frattempo, lentamente, uno strato dopo l'altro, torna a essere ciò che era nato per essere. Mentre i vestiti gli cadono di dosso, ridiventa Tarzan, il signore della giungla, l'alleato della natura selvaggia. Questa è la premessa, e non serve sapere molto di più prima di entrare in sala.

L'idea di partenza mi piace parecchio. Il mito di Tarzan lo conoscono tutti: le liane, l'urlo, Jane, le scimmie. Il cinema lo ha consumato fino all'osso nell'ultimo secolo. Qui invece abbiamo un eroe che ha già vissuto la propria leggenda e ora è costretto a indossarla di nuovo, che lo voglia o no. È proprio questo punto di partenza più adulto e malinconico a regalare al film i suoi momenti più interessanti.

Skarsgård, il colosso silenzioso

Alexander Skarsgård nei panni di John Clayton, cioè Tarzan, è fisicamente una scelta perfetta, e su questo nessuno può discutere. Alto, asciutto, nei movimenti ha una pazienza quasi animale e, cosa più importante, riesce a farci credere che quest'uomo soffra dentro la propria pelle civilizzata. Usa poche parole e affida molto allo sguardo.

Il problema semmai è che la sceneggiatura spesso non gli dà abbastanza materiale. Un Tarzan introverso e trattenuto suona bene sulla carta, ma a volte il personaggio è così taciturno che tocca allo spettatore indovinare cosa gli passi per la testa. Detto questo, non è lui l'anello debole, anzi: nelle grandi scene fisiche è assolutamente credibile.

Jane, Williams e il perfido capitano

Margot Robbie come Jane Porter porta molto più fuoco di quanto il ruolo richiederebbe sulla carta. Non è la damigella urlante in attesa di essere salvata dei vecchi film: ha ironia e spina dorsale. Peccato che la storia, ogni tanto, la rispinga comunque nel cliché della donna in pericolo, perché è evidente che la Robbie avrebbe potuto dare molto di più.

Samuel L. Jackson nei panni di George Washington Williams è insieme il cuore e la fonte comica del film. È lui a reagire da estraneo alla follia della giungla, e pochi sanno sciogliere una scena tesa con una battuta ben piazzata come lui. La coppia che forma con Skarsgård funziona sorprendentemente bene, al punto da dare all'avventura un sapore quasi da buddy movie.

Christoph Waltz nel ruolo del capitano Leon Rom fa esattamente quello che ci aspettiamo da lui: un cattivo cortese, misurato, spaventosamente calmo. Ed è proprio questo il problema. Da Bastardi senza gloria in poi Waltz ripropone questa figura con costumi diversi, e anche qui non aggiunge nulla di sorprendente. Professionale, godibile, ma dimenticabile. Djimon Hounsou nei panni del capo tribù Mbonga ha una presenza forte, mentre Jim Broadbent come primo ministro è una breve e piacevole nota di colore.

David Yates e il peso della serietà

Il nome di David Yates ai più ricorda gli ultimi quattro capitoli della saga di Harry Potter, e la sua firma si sente anche qui: palette fredda, tono serio, immagini grandiose ma controllate. Yates non è un regista da avventure spensierate, preferisce le sfumature più cupe, e The Legend of Tarzan va proprio in quella direzione.

È al tempo stesso un pregio e un limite. Un pregio, perché il film non vuole essere una nostalgica operazione leggerina e ha il coraggio di portare sullo sfondo temi seri come lo sfruttamento coloniale. Un limite, perché spesso mancano la leggerezza, lo slancio e il puro divertimento che un film d'avventura richiede. In certi momenti sembra così ansioso di essere importante da dimenticarsi di intrattenere.

Anche la struttura è un po' frammentata. I flashback in cui riaffiorano immagini del passato di Tarzan sono belli, ma a volte inceppano il racconto del presente, e i 110 minuti di durata qua e là si fanno sentire.

L'aspetto visivo: una giungla mozzafiato, animali di gomma

Sul piano visivo il film lascia sensazioni contrastanti. I paesaggi, le foreste avvolte nella nebbia, i fiumi e le grandi scene di massa sono spettacolari e hanno una vera grandezza. Quando finalmente Tarzan sfreccia libero tra gli alberi, il film cattura davvero quella sensazione primordiale di libertà per cui amiamo questo personaggio.

Gli animali in computer grafica, invece, non sempre convincono. I gorilla e le altre bestie a volte sono impressionanti, altre volte si vede che sono fatti di pixel, e in un film in cui il legame con la natura è tutto, questo pesa più che in un cinecomic. Musica e sonoro, al contrario, sono di ottimo livello: i rumori della giungla, i tamburi e la partitura orchestrale costruiscono bene la tensione.

Cosa funziona e cosa no

Alla fine la bilancia pende dalla parte positiva, ma di poco. È un film d'avventura onesto e ambizioso, che aveva dentro di sé il potenziale per diventare un gran bel film.

A chi lo consigliamo?

Se ti piace, guarda anche: Tarzan (1999), Greystoke - La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie (1984), Il libro della giungla (2016), Civiltà perduta (2016), La mummia (1999)

Domande frequenti

Quando è uscito The Legend of Tarzan in Italia?

Il film è arrivato nelle sale italiane il 14 luglio 2016.

Quanto dura The Legend of Tarzan?

Il film dura 110 minuti.

Chi ha diretto The Legend of Tarzan?

Il film è diretto da David Yates.

Chi interpreta Tarzan e Jane?

John Clayton, cioè Tarzan, è interpretato da Alexander Skarsgård, mentre Jane Porter ha il volto di Margot Robbie. Il cattivo principale, il capitano Leon Rom, è Christoph Waltz.

Di cosa parla The Legend of Tarzan?

John Clayton, che ormai conduce una vita civilizzata, viene a sapere che in Congo, la sua casa di un tempo, una miniera senza scrupoli si sta espandendo e minaccia i suoi amici. Così torna laggiù e ridiventa Tarzan.

Vale ancora la pena aggrapparsi alle liane per questo Tarzan?

Sì, ma con aspettative moderate. The Legend of Tarzan non è diventato il classico moderno che il cast e l'idea di partenza lasciavano sperare, ma è ben lontano dal disastro che qualcuno ha descritto. Skarsgård è credibile, Robbie e Jackson riempiono lo schermo di vita e ci sono scene che restituiscono davvero il fascino del signore della giungla. Se in una serata pigra hai voglia di un'avventura spettacolare dal tono più serio, questo film fa onestamente il suo dovere. Solo, non aspettarti che ti resti dentro come le grandi avventure del cinema. Da parte mia, un sette benevolo ma convinto.

Voto: 6,5/10 · Storia 6 · Recitazione 7 · Regia 6 · Immagini 7 · Musica e sonoro 7 · Emozioni 6